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giovedì 17 ottobre 2013

Usa, Camera e Senato votano l'accordo, evitato il default a meno di due ore dal baratro

L'annuncio dell'accordo nella diretta della CBS
WASHINGTON - Gli Usa evitano in extremis il default. Alle 22:12 di ieri ora locale (le 4:12 di oggi in Italia) a meno di due ore dal baratro economico, il Congresso americano ha approvato l'accordo con cui riaprirà oggi lo Stato federale e si innalza il tetto del debito. Prima il Senato, poi la House, approvano a larga maggioranza l'intesa raggiunta dai capigruppo della Camera Alta, il democratico Harry Reid e il collega repubblicano Mitch McDonnell, e che riapre lo Stato federale sino al 15 gennaio e finanzia il debito sino al 7 febbraio. Cosi' da oggi gli statali torneranno al lavoro. Tuttavia, questo cruciale passaggio per la politica americana potrebbe aver lasciato il segno. Il partito repubblicano, soprattutto alla House dove ha la maggioranza, si e' spaccato clamorosamente con 87 che hanno detto si' all'accordo, e ben 144 che hanno votato contro. La linea dura dei deputati del Tea Party e' uscita sconfitta in modo evidente. Tanto che dopo il voto, alcuni parlamentari del Grand Old Party apertamente molto irritati, si sono chiesti se considerarli ancora membri del loro spesso partito. "Basta scontri, sono pronto a lavorare con tutti", ha commentato Obama, invitando gli eletti a "riguadagnare la fiducia del Paese" ed ha immediatamente firmato la legge. Oggi a Francoforte il consiglio dei governatori delle banche centrali Bce.

mercoledì 16 ottobre 2013

Usa, accordo in estremis al Senato, evitato il default dello Stato

WASHINGTON - E' stato raggiunto al Senato statunitense l'accordo sull'aumento del tetto del debito del Paese. "Abbiamo raggiunto il compromesso per alzare il tetto del debito e riaprire il governo", ha detto intervenendo il senatore democratico, Harry Reid, leader della maggioranza in Senato. Anche il Tea Party annuncia la fine del suo ostruzionismo: lascerà passare e votare la legge destinata a finanziare il debito
Dopo l'evcentuale (ma quasi sicuro) sì del Senato, il disegno di legge dovrà passare anche alla Camera, dove un piccolo gruppo di repubblicani voterà sì assieme ai Democratici per inviare poi il disegno di legge al presidente Barack Obama per la promulgazione.
Il disegno di legge estende il limite di indebitamento federale fino al 7 febbraio e i fondi al governo al 15 gennaio.
L’accordo è avvenuto solo un giorno prima del termine ultimo per aumentare il limite dell’indebitamento ed evitare la chiusura dello Stato. Il leader democratico al Senati Harry Reid ha detto: "Il nostro paese è stato a sull'orlo del disastro".
Il senatore repubblicano leader della minoranza Mitch McConnell, partner negoziale diReid, si è detto "fiducioso" che il governo possaevitare il default con questa proposta di legge. "Ora è il momento per i repubblicani di unirsi dietro altri obiettivi cruciali," ha aggiunto.
Politici, banchieri ed economisti avevano messo in guardia dalle conseguenze economiche globali se non fosse stati raggiunto l’accordo per aumentare limite di indebitamento del governo americano. Il Tesoro degli Stati Uniti ha usato quelle che ha chiamato "misure straordinarie" per pagare le sue fatture poiché la nazione aveva raggiunto il suo limite di indebitamento attuale a maggio. Queste misure si sarebbero esaurite entro il 17 ottobre,lasciando gli Stati Uniti non in grado di soddisfare tutti i  debiti e altri obblighi fiscali.

Shutdown Usa, accordo forse vicino, a 24 ore dal default

WASHINGTON - Sembra ormai vicino negli Usa l'accordo in Senato per lo shutdown e l'aumento del tetto del debito. Secondo alcune indiscrezioni, i leader del Senato potrebbero annunciarlo nel giro di qualche ora. L'intesa all'esame finanzierebbe il governo, mettendo fine allo shutdown, fino al 15 gennaio e aumenterebbe il tetto del debito fino al 15 febbraio.

Mancano ormai meno di 24 ore a un possibile default degli Stati Uniti e, proprio in dirittura d'arrivo, si riaprono le trattative per sbloccare l'impasse. La riapertura delle trattative che appare come una sconfitta per lo speaker della Camera, John Boehner, il cui piano dopo un confronto fiume è stato respinto dai repubblicani stessi, che hanno deciso di non portarlo in aula nonostante gli annunci. Una bocciatura che spacca il partito repubblicano. Un accordo deve essere approvato entro oggi, quando è in programma un incontro fra il presidente americano Barack Obama e il segretario al Tesoro Jack Lew. Incontro che segue la messa in guardia di Fitch: il rating degli Stati Uniti potrebbe essere tagliato. 

venerdì 11 ottobre 2013

Continua lo stallo tra Obama e i repubblicani sullo shutdown, ma almeno si parlano

WASHINGTON - Il presidente Obama  ha respinto una proposta dei repubblicani di estendere  indebitamento della nazione per sei settimane, perché non rappresenterebbe anche il modo per riaprire le trattative con il governo. Eppure entrambe le parti lo avevano visto come il primo break in politica del rischio calcolato dei repubblicani e un passo verso una tregua fiscale per evitare lo shutdown.

Venti repubblicani, guidati dal presidente John A. Boehner, sono andati alla Casa Bianca su invito di Obama, con la loro offerta di aumentare la possibilità da parte del Dipartimento del Tesoro di prendere in prestito i soldi per pagare gli obblighi esistenti fino al 22 novembre In cambio, hanno cercato l'impegno del presidente di negoziare un accordo per la riduzione del deficit di lungo termine e per una riforma fiscale.
Boehner ed i suoi colleghi sono usciti dopo circa un'ora e mezza, senza parlare con i giornalisti in attesa. Ma si sa che il presidente non si è detto d’accordo. 'Dopo una discussione su possibili passi in avanti, non e' stata presa alcuna decisione specifica''. Lo scrive la Casa Bianca dopo il vertice con i repubblicani. Tuttavia, la nota dice che il confronto ''continua''. Anche il portavoce dello Speaker, John Boehner ha detto che "non e' stata presa alcuna decisione", ma ha aggiunto che il presidente Obama e i leader repubblicani si sono detti d'accordo nel proseguire le comunicazioni anche nelle prossime ore
La proposta repubblicana potrebbe arrivare al voto al più presto venerdì. Ma la Casa Bianca e democratici del Congresso sono rimasti scettici sul fatto che la proposta possa passare.

sabato 2 marzo 2013

Washington, nessun accordo. Scattano 85 miliardi di dollari di tagli automatici della spesa

Barak Obama

WASHINGTON - Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha firmato i tagli automatici alla spesa ripide che, ha avvertito, potrebbero danneggiare l'economia americana. 
I tagli saranno di  85 miliardi di dollari  a carico del bilancio federale degli Stati Uniti per quest'anno.
I tagli automatici della spesa Usa
Gli ultimi disperai colloqui alla Casa Bianca per prevenire le riduzioni prima della scadenza a mezzanotte di  venerdì  si sono rotti senza accordo. Il FMI ha avvertito i tagli potrebbe rallentare la crescita economica globale.
I tagli sono stati progettati per essere così brutalmente dolorosi che i politici potrebbero essere costretti a concordare un modo migliore di quadrare i conti. Le due parti sono in disaccordo sull’insistenza del presidente di aumentare le tasse come parte di un piano per affrontare il debito di 16.600 miliardi dollari del paese.
Al termine dei colloqui alla Casa Bianca, Obama ha accusato i repubblicani dell'impasse. "Hanno permesso a questi tagli  di scattare perché si rifiutano di muoversi alla ricerca di una limitazione degli sprechi  per  ridurre il deficit", ha detto. Ha avvertito che i tagli - se completati - potrebbero rallentare la crescita economica degli Stati Uniti della metà del 1% ed il costo 750.000 posti di lavoro. "Non dovremmo fare una serie di tagli arbitrari per le cose che dipendono da imprese e lavoratori dipendono", ha aggiunto. Con la firma entrano in vigore i tagli che erano stati previsti dall'accordo per l'aumento del tetto del debito del 2011.  Obama si e' piu' volte opposto ma in mancanza di un accordo in Congresso non li ha potuti evitare. Oggi era stato tentato un accordo dell'ultima ora ma senza esito: i leader del Congresso hanno lasciato la Casa Bianca senza un nulla di fatto. ''Sono stupidi e non necessari'' ha detto Obama al termine dell'incontro.
I repubblicani volevano profondi tagli alla spesa mentre i democratici hanno insistito  per l’aumento delle tasse.
Circa la metà dei tagli proverranno dal bilancio della difesa. Il prossimo segretario alla difesa Chuck Hagel ha avvertito di un "impatto significativo" sull’effettivo  militare. Ha detto che i tagli "provocano dolore, in particolare tra la nostra forza lavoro civile e le loro famiglie. Vorrei che fosse chiaro che questa incertezza mette a rischio la nostra capacità di soddisfare in modo efficace tutte le nostre missioni". Funzionari della Difesa dicono che 800.000 dipendenti civili avranno la loro settimana lavorativa ridotta. Dovranno essere ridimensionate le ore di volo per gli aerei militari e  rinviate alcune manutenzione delle attrezzature. Il dispiegamento di una portaerei nel Golfo è stato annullato.

lunedì 31 dicembre 2012

Usa: fiscal cliff, possibile un accordo in extremis


WASHINGTON - I negoziatori del Congresso e la Casa Bianca si stanno avvicinando a un accordo per evitare aumenti delle tasse e tagli alla spesa che avrebbero effetto da mezzanotte, mentre la nazione vacilla sul bordo della cosiddetta scogliera fiscale. Sembra che il destino dell'economia della nazione sia nelle mani di due giocatori che sono stati lasciati fuori dei negoziati fino alla ore 11: il leader della minoranza in Senato Mitch McConnell, R-Ky.e il vice presidente Joe Biden.
Un tentativo di accordo estenderebbe le aliquote fiscali vigenti alle famiglie i cui redditi raggiungono un massimo di 450.000 dollari,  estendendo invece  la tassa di proprietà al suo livello attuale del 35 per cento per i patrimoni più grandi di 5 milioni di dollari..
L'accordo inoltre sposta  l'indennità di disoccupazione a una data posteriore alla scadenza di martedì e scongiura un taglio ripido ai pagamenti Medicare per i medici.
Entrambe le parti sembrano anche disposte a ritardare di tre mesi i tagli alla spesa automatici a programmi di difesa e nazionali ponendo le basi per continuare dibattito sui conti pubblici nei prossimi mesi, legati al contenimento del debito.

Usa, ultime ore per evitare il “fiscal cliff”



WASHINGTON - I leader del Congresso statunitense hanno ancora un giorno  per evitare gli aumenti delle tasse e i tagli alla spesa ripide, la cosiddetta "scogliera fiscale" (fiscal cliff), dopo gli ultimi colloqui conclusi senza accordo.
I senatori continueranno oggi a cercare un accordo di compromesso per inviarlo alla Camera dei Rappresentanti. Il mancato accordo entro il 1° gennaio potrebbe spingere gli Stati Uniti in recessione.
Il presidente Barack Obama ha accusato i repubblicani per la situazione di stallo affermando che il loro "tema principale" è stato quello di proteggere le agevolazioni fiscali per i ricchi.
Repubblicani e Democratici hanno combattuto per mesi su come trattare  la combinazione di tagli alla spesa automatici e la scadenza delle riduzioni fiscali nel nuovo anno. Senza un accordo, le maggiori imposte saliranno per ogni lavoratore americano e i tagli lineari della spesa pubblica entreranno in vigore da martedì. Gli analisti dicono che questo potrebbe ridurre in modo significativo la spesa dei consumatori, il che porterebbe l'economia americana a cadere dentro la "scogliera fiscale".
Dopo l'ultimo round di negoziati intensi al Senato, ieri gli aspetti più problematici principali includono questioni fondamentali come la soglia di reddito per le aliquote fiscali più elevate e le tasse di successione.
Qualora non si raggiunga un accordo entro oggi, ai senatori dovrebbero essere data la possibilità di votare  un piano di riserva proposto dal presidente Obama che rinnoverebbe i tagli fiscali sui redditi sotto i $ 250,000 (£ 154,000) ed estendere l'indennità di disoccupazione, ma non affronterebbe i tagli di spesa.
Sia la Camera e il Senato sono convocate oggi in un tentativo dell'ultimo minuto per colmare il divario tra le due parti. L'attuale situazione di stallo ha le sue radici in un fallito tentativo di affrontare nel 2011 il limite di debito pubblico e il deficit di bilancio.
Repubblicani e Democratici avevano deciso quindi di rimandare le decisioni difficili sulla spesa fino alla fine del 2012. I commentatori dicono che anche se un accordo non viene raggiunto, si potrà fare ben poco per ridurre il problema originale del deficit e il limite del debito pubblico con  la prospettiva di ulteriori lotte politiche all'inizio del nuovo anno.

mercoledì 7 novembre 2012

Il Washington Post: cinque lezioni per i repubblicani




WASHINTGON - Il successo di Barack Obama alle elezioni presidenziali ha smentito i tanti che si aspettavano un testa a testa con Mitt Romney. Cosi' all'indomani del voto le analisi non possono prescindere da alcuni punti fermi e sono cinque almeno, per il Washington Post, le lezioni che sia i democratici sia i repubblicani devono trarne, dall'importanza dell'elettorato ispanico alla centralita' dei giovani. Ma soprattutto, il Grand Old Party ha di che rammaricarsi per avere per avere puntato tutto sull'economia e avere fallito proprio su questo.
PRIMA LEZIONE - il voto non e' stato un referendum sulla politica economica di Obama. Romney ha costruito la sua campagna con una martellante domanda agli americani: "State meglio oggi di quattro anni fa?". Non ha funzionato. Obama e' riuscito a farsi percepire come piu' vicino ai problemi degli americani. Se Romney ha vinto 51-47 tra quel 60% di americani per cui l'economia era la prima preoccupazione , il presidente uscente ha stravinto 82-17 tra quel 20% che invece ha pensato: "Voglio qualcuno che si occupi di quelli come me".
SECONDA LEZIONE - i repubblicani hanno un grosso problema con il voto ispanico, conseguenza della linea dura sull'immigrazione. Obama ha strappato il 69 per cento dei consensi nell'elettorato ispanico - che rappresenta il 10 per cento dei votanti a livello nazionale - contro il 29 per cento di Romney. E, sottolinea il quotidiano di Wahsington, non solo i repubblicani non possono ragionevolmente pensare a un loro successo alle prossime presidenziali con appena un 30% di sostenitori tra gli ispanici, ma anche Arizona e Texas, loro tradizionali roccaforti, rischiano di diventare Stati in bilico.
TERZA LEZIONE - Virginia a Carolina del Nord sono diventati Stati in bilico. La storica fedelta' dei due stati al Gop ormai e' archiviata. Obama ha rivinto in Virginia, come era accaduto 4 anni fa. E se Romney gli ha strappato questa volta la Carolina del Nord e' stato per appena 100mila voti su 4 milioni di elettori. Nel 2008 il presidente aveva vinto con il 49,7% e ieri si e' fermato al 48,4, ma solo otto anni fa i democratici erano al 43,6% e dunque i dati dimostrano che ormai il vantaggio dei repubblicani non e' piu' consolidato.
QUARTA LEZIONE - non si puo' piu' ignorare il voto dei giovani. Nel 2008, Obama aveva puntato molto sui ragazzi tra lo scetticismo generale. Eppure ha avuto ragione: allora ottenne tra i votanti fra i 18 e i 29 anni un vantaggio sull'avversario del 34% e questa volta ha sopravanzato Romney del 24%. "Una volta puo' essere un'anomalia, due e' una nuova realta' politica", ha chiarito il Wp. Resta da capire se e' solo Obama a catalizzare il voto giovanile o la stessa capacita' di attrazione ce l'ha il Partito democratico. 
QUINTA LEZIONE - I democratici hanno sfondato il tetto dei voti elettorali un tempo detenuto dai repubblicani. Non e' solo una questione di vittoria per Obama, ma di radicamento nei diversi Stati. Il presidente alla fine potrebbe ottenere 322 grandi elettori, un dato completamente inatteso.

sabato 11 agosto 2012

Mitt Romney ha scelto Paul Ryan come candidato vicepresidente

Paul Ryan

WASHINGTON - Mitt Romney ha scelto il parlamentare Paul Ryan come candidato alla vice presidenza. Lo affermano fonti del partito repubblicano. Romney annuncerà la decisione nelle prossime ore da Norfolk.
La scelta di Ryan - secondo alcuni osservatori - rilancerà l’entusiasmo della base repubblicana e potrebbe essere una svolta nella campagna elettorale. Romney nella serata di venerdì avrebbe telefonato agli altri papabili candidati per ringraziarli e comunicare loro la sua scelta. Nato il 29 gennaio 1970, a Janesville in Wisconsin, Ryan si è laureato alla Miami University in Ohio. A soli 42 anni, conta già su una lunga esperrienza in Congresso, dove è stato eletto nel 1999.
Presidente della commissione bilancio della Camera ha giocato un ruolo chiave nel mettere a punto le proposte di bilancio dei repubblicani, con modifiche significative al Medicare, il programma di assicurazione medica per coloro che hanno più di 65 anni o rientrano in determinate categorie. Nel marzo 2012, così nel 2011, si è fatto promotore della contro-finanziaria repubblicana, per rispondere al budget presentato dal presidente Barack Obama.