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venerdì 25 luglio 2014

TEHERAN, arrestato corrispondente del Washington Post

Jason Rezaian
TEHERAN - Un giornalista americano del Washington Post e la moglie sono stati arrestati a Teheran. Jason Rezaian,  38 anni, con la doppia cittadinanza Iran-USAe sua moglie iraniana Yeganeh Salehi, sono stati presi in custodia martedì sera, scrive il giornale. Arrestati anche due fotografi freelance, pure loro cittadini americani.
Gli organi di informazione occidentali con  grandi difficoltà operano in Iran, con i giornalisti a rischio di detenzione e sottoposti a stretta sorveglianza.
"Siamo profondamente turbati da questa notizia e sono preoccupati per il benessere di Giasone, Yeganeh e degli altri due  che sono stati arrestati con loro," ha detto il Washington Post caposervizio esteri del Washington Post Douglas Jehl.
Rezaian è corrispondente del Post dal 2012.La moglie lavora come corrispondente per The National, un giornale in lingua inglese con sede negli Emirati Arabi Uniti.

Le autorità in Iran frequentemente trattengono o molestano giornalisti che lavorano per testate occidentali, e gli americani con doppia cittadinanza sono obiettivi tipici. Nel 2009, la giornalista irano-americana Roxana Saberi è stata tenuta in carcere per cinque mesi dopo essere stato arrestato per aver acquistato una bottiglia di vino.Aveva lavorato come freelance per la BBC e per la rete radio US National Public Radio. Lo stesso anno, un reporter per l'agenzia di stampa AFP è stato arrestato per diversi giorni.

martedì 6 agosto 2013

Il boss di Amazon si compra il Washington Post

WASHINGTON - Il boss di Amazon, Jeff Bezos, ha deciso di acquistare il quotidiano Washington Post per 250 milioni di dollari “a titolo personale”.
Il Post è stato di proprietà della famiglia Graham per 80 anni. "Anni di sfide a ci ha fatto chiedere se  un altro proprietario  sarebbe meglio per il Post", ha detto l’attuale amministratore delegato, Donald Graham. "La tecnologia collaudata di Jeff Bezos e il suo genio per gli affari, il suo approccio a lungo termine e la sua correttezza personale ne fanno un ottimo nuovo proprietario per il Post".
Il Washington Post è il settimo più popolare quotidiano negli Stati Uniti quest'anno, con una tiratura complessiva di 474.767 copie e un calo del 6,5% rispetto allo scorso anno.

Questa è la seconda vendita di un importante quotidiano statunitense in altrettanti giorni. Durante il fine settimana, il New York Times ha annunciato di aver venduto un altro giornale iconico, il Boston Globe, a John W. Henry, il proprietario della squadra di baseball dei Boston Red Sox, per 70 milioni di dollari.

mercoledì 7 novembre 2012

Il Washington Post: cinque lezioni per i repubblicani




WASHINTGON - Il successo di Barack Obama alle elezioni presidenziali ha smentito i tanti che si aspettavano un testa a testa con Mitt Romney. Cosi' all'indomani del voto le analisi non possono prescindere da alcuni punti fermi e sono cinque almeno, per il Washington Post, le lezioni che sia i democratici sia i repubblicani devono trarne, dall'importanza dell'elettorato ispanico alla centralita' dei giovani. Ma soprattutto, il Grand Old Party ha di che rammaricarsi per avere per avere puntato tutto sull'economia e avere fallito proprio su questo.
PRIMA LEZIONE - il voto non e' stato un referendum sulla politica economica di Obama. Romney ha costruito la sua campagna con una martellante domanda agli americani: "State meglio oggi di quattro anni fa?". Non ha funzionato. Obama e' riuscito a farsi percepire come piu' vicino ai problemi degli americani. Se Romney ha vinto 51-47 tra quel 60% di americani per cui l'economia era la prima preoccupazione , il presidente uscente ha stravinto 82-17 tra quel 20% che invece ha pensato: "Voglio qualcuno che si occupi di quelli come me".
SECONDA LEZIONE - i repubblicani hanno un grosso problema con il voto ispanico, conseguenza della linea dura sull'immigrazione. Obama ha strappato il 69 per cento dei consensi nell'elettorato ispanico - che rappresenta il 10 per cento dei votanti a livello nazionale - contro il 29 per cento di Romney. E, sottolinea il quotidiano di Wahsington, non solo i repubblicani non possono ragionevolmente pensare a un loro successo alle prossime presidenziali con appena un 30% di sostenitori tra gli ispanici, ma anche Arizona e Texas, loro tradizionali roccaforti, rischiano di diventare Stati in bilico.
TERZA LEZIONE - Virginia a Carolina del Nord sono diventati Stati in bilico. La storica fedelta' dei due stati al Gop ormai e' archiviata. Obama ha rivinto in Virginia, come era accaduto 4 anni fa. E se Romney gli ha strappato questa volta la Carolina del Nord e' stato per appena 100mila voti su 4 milioni di elettori. Nel 2008 il presidente aveva vinto con il 49,7% e ieri si e' fermato al 48,4, ma solo otto anni fa i democratici erano al 43,6% e dunque i dati dimostrano che ormai il vantaggio dei repubblicani non e' piu' consolidato.
QUARTA LEZIONE - non si puo' piu' ignorare il voto dei giovani. Nel 2008, Obama aveva puntato molto sui ragazzi tra lo scetticismo generale. Eppure ha avuto ragione: allora ottenne tra i votanti fra i 18 e i 29 anni un vantaggio sull'avversario del 34% e questa volta ha sopravanzato Romney del 24%. "Una volta puo' essere un'anomalia, due e' una nuova realta' politica", ha chiarito il Wp. Resta da capire se e' solo Obama a catalizzare il voto giovanile o la stessa capacita' di attrazione ce l'ha il Partito democratico. 
QUINTA LEZIONE - I democratici hanno sfondato il tetto dei voti elettorali un tempo detenuto dai repubblicani. Non e' solo una questione di vittoria per Obama, ma di radicamento nei diversi Stati. Il presidente alla fine potrebbe ottenere 322 grandi elettori, un dato completamente inatteso.