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mercoledì 24 aprile 2013

Lega, arrestato l’ex tesoriere Belsito (e altri due). Quei 2 milioni per lo yacht di Riccardo Bossi

Francesco Belsito, arrestato

MILANO - Francesco Belsito, l'ex tesoriere della Lega Nord e componente del cda di Fincantieri, è stato arrestato a Genova dalla guardia di finanza di Milano per associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita, al riciclaggio e alla truffa nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano diretta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai sostituti Paolo Filippini e Roberto Pellicano, sull'utilizzo dei fondi nazionali della Lega Nord.
In manette anche il procacciatore d'affari Romolo Girardelli e Stefano Bonet, l'uomo d'affari che si sarebbe occupato degli investimenti del Carroccio in Tanzania. Ricercato Stefano Lombardelli, ingegnere e ex impiegato di Fincantieri.
Romolo Girardelli, detto "l'ammiraglio", è stato arrestato successivamente a Belsito e Bonet. Il procacciatore d'affari sarebbe stato legato all'imprenditore veneto Stefano Bonet. Nell'inchiesta sono indagati per associazione a delinquere anche Bruno Mafrici, professionista calabrese che aveva un ufficio nello studio milanese Mgim e il promotore finanziario Paolo Scala. Questo filone di indagine si è mosso su una serie di presunti rapporti illeciti "costruiti" da Belsito, grazie all'influenza acquisita tramite i suoi incarichi a livello di partito e politici. L'ex tesoriere di via Bellerio è stato, infatti, nel Cda di Fincantieri e sottosegretario del Ministero per la Semplificazione normativa all'epoca guidato da Roberto Calderoli. La tranche dell'indagine che riguarda le ordinanze di custodia cautelare di oggi, e nella quale è contestato anche il riciclaggio in relazione ai fondi della Lega investiti in Tanzania e a Cipro, è distinta dall'altro filone ribattezzato "The family" e che riguarda le spese della famiglia Bossi e che è in via di chiusura.
Alessandro Vaccaro, avvocato di Belsito, ha spiegato che "da quanto si puo' sapere al momento, l'arresto non è relativo alla questione delle spese del partito, ma riguarda società e movimentazioni di denaro". "Siamo meravigliati, comunque - ha aggiunto il legale - che l'arresto arrivi ora, ad un anno dall'interrogatorio".
Nell'inchiesta spunta anche uno yacht del valore di 2,5 milioni di euro, che sarebbe stato acquistato da Riccardo Bossi, figlio di Umberto. Lo yacht, stando all'ordinanza del gip, sarebbe stato comprato "avvalendosi di un prestanome grazie a un'ulteriore appropriazione indebita di Belsito" dei fondi del Carroccio. Nella nota della gdf si legge anche che Belsito "intrattiene tuttora rapporti d'affari poco trasparenti con un'esponente della Lega Nord di Chiavari, tale Dujany Sabrina". Il gip sottolinea, infine, per i quattro arrestati il "concreto e fortissimo pericolo di reiterazione dei reati". 
I tre arrestati stamane dalle fiamme gialle di Milano sono indagati anche dalla Dda di Reggio Calabria in un filone calabrese dell'inchiesta sulla gestione dei fondi del Carroccio. Belsito è indagato per riciclaggio con l'aggravante di avere favorito la cosca di 'ndrangheta dei De Stefano insieme ad altre sette persone, tra le quali Girardelli, ritenuto dagli investigatori legato alla 'ndrangheta, e Bonet. I pm ipotizzano che Belsito abbia richiesto il sostegno di una società fiduciaria con sede a Lugano per predisporre strutture societarie attraverso le quali giustificare il trasferimento all'estero di denaro tenuto in Italia. Gli inquirenti stanno cercando un conto cifrato in Svizzera dove sarebbe finito denaro proveniente dalle attività illecite della famiglia di 'ndrangheta dei De Stefano di Reggio Calabria. L'inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria ipotizza che tra i fondi neri della Lega finiti all'estero vi possa essere anche il denaro della cosca De Stefano, fatto confluire nella massa di denaro gestita da Belsito allo scopo di riciclarlo e ripulirlo per nuovi investimenti. 

mercoledì 18 aprile 2012

Scrive Panorama: Belsito ha fatto spiare Maroni da un detective (Idea sua?). E ha in mano un velenoso dossier. "Pagato con i soldi della Lega" dice Maroni



MILANO - "Pretendo di sapere se davvero qualcuno all'interno della Lega mi ha spiato. E, accertate le responsabilità, i colpevoli dovranno essere cacciati. A tutti i livelli". Lo scrive su Facebook Roberto Maroni, facendo riferimento a quanto scritto da Panorama.it. Secondo il settimanale l'ex tesoriere Francesco Belsito, dal gennaio scorso, avrebbe incaricato un detective privato genovese di indagare sulla vita e sugli affari dell'ex ministro dell'Interno.
Per Panorama, dunque, da mesi nella Lega Nord c'era chi stava preparando con scrupolo un velenoso dossier per tentare di screditare Roberto Maroni. Il settimanale racconta in un lungo servizio come l'ex tesoriere Francesco Belsito dal gennaio scorso abbia incaricato un detective privato genovese, coadiuvato da alcuni collaboratori, di indagare sulla vita e sugli affari dell'ex ministro dell'Interno. 
"Non appena ho capito chi fossero i miei nemici, ho deciso di fare un po' di ricerche su quelli che sostengono di essere 'trasparenti', 'puliti' e 'corretti'. Presto ognuno dovra' assumersi le proprie responsabilità", ha spiegato Belsito a Panorama. L'investigatore, incontrato dal settimanale, aveva già' lavorato per scoprire chi fossero gli autori di una biografia denigratoria su Internet dell'ex tesoriere. Per questo lavoro è stato pagato con soldi del partito.
Parte del dossier su Maroni, a quanto risulta a Panorama, dovrebbe essere stato sequestrato dagli inquirenti durante le recenti perquisizioni a casa di Belsito. Nei documenti ci sarebbero visure camerali e appunti scritti a mano. Il settimanale racconta quale fosse il cuore dell'indagine avviata da gennaio. Gli investigatori privati stavano seguendo la pista delle barche di Maroni. Infatti per i detrattori dell'ex ministro dell'Interno queste proprietà potrebbero nascondere affari opachi. Nella loro indagine gli 007 privati di Belsito si sono concentrati su tre natanti, secondo loro, riconducibili a Maroni: un catamarano e due motoscafi. Il primo sarebbe intestato a una società di un presunto prestanome. Uno dei motoscafi, invece, sarebbe stato recentemente trasferito a Portorose in Slovenia
Immediata la replica di Maroni, che in una lunga intervista a Panorama, ha commentato: "Pretendo di sapere se davvero qualcuno all'interno della Lega mi ha spiato. E, accertate le responsabilità, i colpevoli dovranno essere cacciati. A tutti i livelli". Poi la risposta, punto per punto, alle accuse velenose di Belsito. "Non ho alcuna difficoltà a farlo, perché non c'è nulla di segreto e meno che limpido". L'ex ministro racconta, tra l'altro, di non avere nessuna barca a Portorose, ma che per tre anni ha tenuto ormeggiata la sua a Portorosa in Sicilia: "Piu' che emuli di James Bond questi signori sembrano Qui, Quo, Qua!", ha chiosato Maroni. 

Successivamente, Maroni ha detto: 'E' incredibile che l'ex ministro dell'Interno sia stato oggetto di attività di dossieraggio. Non è un tentato dossieraggio, e' un dossier che io ho visto. Mi sembra molto grave'', sopratutto ''se qualcuno sapeva o era consenziente. Sembra che sia stato pagato con i soldi della Lega: è la cosa piu' grave''.
Ma Umberto Bossi sapeva del dossier? "Gli ho detto che mi sentivo accerchiato e che stavo cercando di capire alcune cose su Maroni. Se mi ha scoraggiato? In realtà non mi ha detto niente", ha dichiarato Belsito a Panorama.

lunedì 16 aprile 2012

Lega: mancano all’appello oro e diamanti per 500mila euro. La Gdf in via Bellerio


Le indagini nella sede della Lega in via Bellerio

MILANO - Per i pm milanesi, che indagano sulle distrazioni di fondi della Lega, "mancano" altri 200mila euro di diamanti che sarebbero stati acquistati da Belsito con i soldi del Carroccio. Nei giorni scorsi era emerso che gli inquirenti erano "a caccia" di 200mila euro in lingotti d'oro e di diamanti dal valore di 100mila euro. L'ex tesoriere però avrebbe comprato preziosi per 300mila euro oltre a 200mila per comprare cinque chili in oro. Quindi all'appello mancherebbe una somma maggiore di quella inizialmente ipotizzata. La procura di Milano, che sta indagando su Belsito per truffa e appropriazione indebita, è ancora alla ricerca di questo tesoro di cui si è persa traccia. I diamanti sarebbero stati acquistati coi soldi della Lega da Rosi Mauro, Piergiorgio Stiffoni e Francesco Belsito. E' quanto avrebbero accertato gli investigatori. Altri 200 mila euro sarebbero stati invece utilizzati per l'acquisto di 5 chili di lingotti d'oro. Il denaro sarebbe stato prelevato con operazioni presso la Banca Popolare di Novara e Banca Aletti. I preziosi, sempre secondo gli investigatori, sarebbero poi stati consegnati a Belsito.
Intanto la Gdf è in via Bellerio per acquisire altri documenti. In particolare i finanzieri si sono concentrati sui bilanci degli ultimi anni del partito e altre carte sulle spese del Carroccio, con relative "pezze giustificative".


giovedì 12 aprile 2012

Espulsi dalla Lega Rosi Mauro e Belsito

MILANO - Il Consiglio federale della Lega ha deciso l'espulsione della vicepresidente del Senato Rosy Mauro e dell'ex tesoriere del partito Francesco Belsito. Il Congresso federale della Lega nord si svolgera' il 29 e 30 giugno

mercoledì 11 aprile 2012

L’ex tesoriere della Lega: in tanti sapevano. Il sindaco di Verona Tosi: non c’è un complotto. L’ “incoronazione” di Maroni a Bergamo


La manifestazione di Bergamo

GENOVA - Francesco Belsito si difende e passa al contrattacco tirando in ballo quanti nella Lega, dice, "sapevano" cosa si faceva con i soldi del partito. "Io non ho mai fatto nulla da solo. In tanti nella Lega sapevano, avevano il controllo di tutti i miei atti. E, per la mia parte, so di avere sempre amministrato correttamente" afferma l'ex tesoriere della Lega Nord. "C'e' il lavoro delle procure. Io ho l'ordine di non aprire bocca, di non parlare di nulla che riguardi le indagini. Prima vogliamo vedere le carte, io e i miei legali, vogliamo capire quali sono tutte le contestazioni. Poi a quel punto qualcosa diro'". E aggiunge: "Sono convinto di non avere agito male. Io ero un contabile, non mai agito per i fatti miei".
Roberto Maroni ha le carte in regola per fare il segretario della Lega Nord, ma e' ancora necessario aspettare le decisioni del congresso federale e capire, ad esempio, se Bossi si candidera' nuovamente. A spiegarlo e' il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, accolto alla serata dell'orgoglio leghista a Bergamo con applausi. Da parte sua, il politico trevigiano ha ribadito di non avere "la velleita' di fare il segretario", perche' la Regione, con 150mila disoccupati, "ha bisogno di un presidente a tempo pieno".
Maroni, invece, ha "tutti i numeri" e "tutte le carte in regola per candidarsi alla guida del movimento, ma e' ancora necessario "aspettare le decisioni del congresso federale" e vedere se, ad esempio, Bossi decidera' di riprendere in mano la guida del partito.
"Non mi sembra ci sia un complotto. Intanto perchè pare che tutto sia nato da esposti, poi perche' ci sono tre procure che hanno indagato separatamente su vari fronti". Flavio Tosi smonta la tesi di Bossi e ricorda che "certo, c'e' la fatalita' della coincidenza con il periodo elettorale, pero' pensare al complotto sarebbe una cosa da colpo di Stato". "Tendo a non pensare al complotto ma - ribadisce il sindaco di Verona - a una normale indagine della magistratura. L'unica speranza e' che sia molto rapida, che vengano fuori le carte, i numeri, chi ha usato i soldi e come. Cosi' si fa chiarezza".
  Quanto alla serata di ieri dell'orgoglio padano a Bergamo, Tosi spiega che "Maroni ha fatto un discorso lineare, nel rispetto dei principi della Lega. Ha parlato da vero leader".

giovedì 5 aprile 2012

Nella cassaforte dell’ex tesoriere della Lega una cartella “The family”: i soldi per i figli di Bossi?


MILANO - Una serie di documenti, alcune fatture e una cartella denominata "the family" sono state trovate, a quanto si apprende, all'interno della cassaforte in uso a Francesco Belsito, l'ex tesoriere della Lega al centro di una inchiesta condotta congiuntamente dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Per gli inquirenti napoletani si tratterebbe di materiale "utile ai fini investigativi".

L'attenzione degli inquirenti è concentrata soprattutto su una parte della documentazione contabile sequestrata, per verificare il sospetto che alcune somme distratte da Belsito siano state destinate a pagare spese dei familiari del leader del Carroccio, Umberto Bossi. L'inchiesta napoletana è coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e affidata ai pm Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli.

Secondo alcune intercettazioni dei carabinieri del Noe, riportate oggi da diversi quotidiani, Belsito avrebbe parlato anche di numerose "elargizioni" ai figli di Umberto Bossi e alla vicepresidente del partito, la senatrice Rosy Mauro, con i fondi distratti dalla tesoreria della Lega. Secondo le indiscrezioni i fondi sarebbero stati usati, tra le altre cose, per pagare "i costi di tre lauree", il "diploma" del figlio di Bossi Renzo e ancora l'affitto di automobili per un altro figlio, Riccardo, fra cui una Porsche. Il tutto per una somma pari a circa 250mila euro, mentre altri 300mila sarebbero andati al Sinpa, il sindacato padano gestito dalla Mauro. Sempre secondo quanto pubblicato su alcuni quotidiani, al centro dell'interesse dei magistrati ci sarebbe anche un investimento di 6 milioni di euro fatto da Belsito su un fondo cipriota che, a sua volta, si appoggia su un fondo in Tanzania.

Belsito si è dimesso da tesoriere del Carroccio e oggi Bossi, che ha convocato il consiglio federale in via Bellerio, nominerà un nuovo tesoriere di 'specchiata onestà': tra i nomi più gettonati quelli di Bruno Caparini, bresciano, leghista della vecchia guardia, di Silvia Comaroli, deputata cremonese membro della Commissione Finanza della Camera e di Stefano Stefani, deputato, presidente Commissione Affari esteri.

mercoledì 4 aprile 2012

Duecentomila euro della Lega per i figli di Bossi: sarebbero stati prelevati dall’ex tesoriere Belsito


MILANO - Secondo alcune indiscrezioni di parte investigativa, l’ex tesoriere della Lega Belsito avrebbe prelevato dalle casse del partito 200mila euro per destinarli ai figli di Umberto Bossi e 300mila euro per il Sim.pa, il sindacato padano guidato da Rosy Mauro, vicepresidente del Senato.