MILANO, 20 aprlle - La Procura generale di Milano non si rassegna ed ha chiesto ai pm dell'inchiesta 'Ruby ter' atti dell'indagine in cui Berlusconi è indagato di corruzione in atti giudiziari per valutare un eventuale ricorso contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che ha dichiarato estinta la pena per il caso Mediaset. La Procura generale vuole accertare se l'ex premier abbia commesso reati nel periodo di affidamento in prova e la Procura ha segnalato che avrebbe corrotto testi fino al 17/2.
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lunedì 20 aprile 2015
BERLUSCONI, la Procura non si rassegna e pensa a un ricorso sull'estinzione della pena
MILANO, 20 aprlle - La Procura generale di Milano non si rassegna ed ha chiesto ai pm dell'inchiesta 'Ruby ter' atti dell'indagine in cui Berlusconi è indagato di corruzione in atti giudiziari per valutare un eventuale ricorso contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che ha dichiarato estinta la pena per il caso Mediaset. La Procura generale vuole accertare se l'ex premier abbia commesso reati nel periodo di affidamento in prova e la Procura ha segnalato che avrebbe corrotto testi fino al 17/2.
giovedì 23 ottobre 2014
FEDE indagato a Milano per alcune foto (false) a luci rosse. Voleva una scandalo a Mediaset?
MILANO - Emilio Fede indagato a Milano per alcune foto scottanti dalla Procura di Milano secondo cui l'ex direttore del Tg4 "voleva uno scandalo a luci rosse". Lo riporta, stamani, il quotidiano La Stampa.
Nell'inchiesta, aperta da circa tre mesi, sarebbero indagati oltre a Fede con l'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione e il suo personal trainer, Gaetano Ferri, ex pugile con precedenti, accusato invece di tentata estorsione ai danni di Fede. Una vicenda complessa, che avrebbe al centro delle immagini (false) pornografiche realizzate con fotomontaggi e che coinvolgerebbero alcuni vertici Mediaset. Le foto sarebbero saltate fuori il 28 marzo 2010, nel giorno del rocambolesco licenziamento di Fede, e poi sarebbero di nuovo sparite fino a quando non sarebbero saltate fuori durante una perquisizione a casa di Ferri, nel frattempo invischiato in una vicenda di file audio che riguardavano i rapporti tra Ruby e Berlusconi finita nel mirino della Procura di Monza e forse inquadrabili in un tentativo di ricatto.
venerdì 30 maggio 2014
Lo scontro in Procura a Milano causa la sospensione del processo Podestà
| Guido Podestà |
MILANO - Il processo a carico del presidente della Provincia di Milano Guido Podestà e di quattro consiglieri provinciali, con al centro le presunte firme false per il ‘listino’ di Roberto Formigoni per le elezioni regionali del 2010, è stato sospeso. Lo ha deciso il giudice Monica Amicone, la quale ha dovuto prendere atto dell’istanza della difesa di Podestà di trasferire “per legittimo sospetto” il procedimento a Brescia visto lo scontro tra il procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo.
Nei giorni scorsi i difensori Gaetano Pecorella e Paolo Veneziani hanno depositato in Cassazione un ricorso per chiedere lo spostamento del processo da Milano a Brescia vista l’”evidente gravità, non altrimenti eliminabile, della situazione locale, idonea a turbare lo svolgimento” ricordando come il procedimento in cui Podestà è accusato di falso ideologico sia uno dei casi al centro dello scontro tra Bruti Liberati e Robledo da cui sarebbe derivata, secondo la difesa, una “anomala e irrituale duplicazione” del procedimento stesso.
Il giudice ha sospeso il processo, giunto alla fase della requisitoria, in attesa della decisione della Suprema Corte che dovrà fissare un’udienza per discutere l’istanza di remissione. L’inchiesta sulle firme false è uno dei punti su cui dovrà esprimersi anche il Csm: il procuratore capo sostiene di non essere stato avvisato con tempestività dell’iscrizione nel registro degli indagati di Podestà, mentre Robledo respinge l’accusa. “Uno scontro - a dire dei legali di Podestà - che in soli due mesi ha travalicato il limite del confronto tra i due coinvolgendo, oltre all’ufficio del pm, le correnti esistenti in seno alla magistratura e determinando all’interno della sede giudiziaria milanese una situazione così grave da turbare lo svolgimento del processo a carico di Podestà”.
venerdì 29 novembre 2013
Fondi Lega Nord, chiesto il rinvio a giudizio per Bossi e figli
| Renzo, Umberto e Riccardo Bossi |
MILANO Per la vicenda della gestione dei fondi della Lega Nord, la Procura di Milano ha chiuso le indagini in vista della richiesta di rinvio a giudizio per Umberto Bossi, i suoi due figli Riccardo e Renzo, l'ex tesoriere Francesco Belsito e altre persone. Le accuse per l'ex segretario del Carroccio sono diappropriazione indebita e truffa allo Stato per circa 40 milioni di euro.
In particolare, scrivono i pm di Milano nell'avviso di chiusura indagini, a Umberto Bossi sono contestate 208mila euro di spese personali con soldi pubblici. Il Senatur è accusato di appropriazione indebita per aver usato fondi pubblici del partito per pagare multe, cartelle esattoriali, lavori edilizi per la casa di Gemonio (1.583 euro), assegni anche da 50mila euro. E poi 160 euro per acquisto regalo di nozze, 27mila euro per abbigliamento, gioielli, 1.500 euro di dentista, 81mila euro per lavori in una casa di Roma.
Tra gli indagati risultano anche l'ex tesoriere della Lega,Francesco Belsito, l'ex vicepresidente del Senato, Rosi Mauro, e l'imprenditore Stefano Bonet in relazione allo scandalo sull'uso dei fondi della Lega scoppiato nella primavera del 2012, che ha travolto il fondatore della Lega Bossi e la sua famiglia.
Da quanto emerge dall'atto dei pm, attraverso rendiconti irregolari presentati in Parlamento, Umberto Bossi, in "qualità di legale rappresentante" del Carroccio avrebbe truffato lo Stato per circa 40 milioni di euro. Cifra maggiore rispetto a quella che era venuta alla luce fino ad oggi che era di circa 18 milioni di euro. Gli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano, infatti, hanno analizzato oltre ai rendiconti del 2009 e del 2010 anche quello del 2008, per cui la Lega avrebbe ottenuto indebitamente rimborsi elettorali "pari a 22.473.213" euro".
Per il 2009, invece, avrebbe incassato illecitamente 17.613.250 euro, mentre nel 2010 "i revisori pubblici hanno dichiarato l'irregolarità del rendiconto" e i soldi richiesti non sono arrivati al partito.
Secondo l'accusa, la Lega avrebbe incassato soldi pubblici "in assenza di documenti giustificativi di spesa ed in presenza di spese effettuate per finalità estranee agli interessi del partito politico". Di qui l'accusa di appropriazione indebita per il Senatur e i suoi figli per una serie di spese personali.
Rosi Mauro è invece accusata di un'appropriazione indebita di 99.731,50 euro provenienti dalle casse del partito. Tra i soldi di cui l'ex esponente lumbard si sarebbe appropriata ci sono anche 77.131,50 euro "per acquisto titolo di laurea albanese - si legge nel capo di imputazione - presso l'università Kristal di Tirana a favore di Pierangelo Moscagiuro", la sua ex guardia del corpo.
Contestualmente, la Procura ha chiesto l'archiviazione delle posizioni dell'ex ministro Roberto Calderoli, della moglie di Bossi, Manuela Marrone, e anche dell'ex legale del Carroccio ed ex componente del Csm, Matteo Brigandì. Se venisse accolta tale istanza, che riguarda per alcuni capi di imputazioni anche gli stessi Umberto Bossi, Francesco Belsito e Rosi Mauro, i tre indagati verrebbero esclusi dal procedimento.
venerdì 2 agosto 2013
Berlusconi: la Procura di Milano emette il decreto esecuzione della pena con sospensione
MILANO - La Procura di Milano emetterà in giornata il decreto di esecuzione della pena con sospensione per Silvio Berlusconi, dopo la sentenza della Cassazione per il caso Mediaset. La Procura inoltre, a quanto si è appreso, inoltrerà in giornata al Senato l'estratto esecutivo della sentenza Mediaset a carico di Silvio Berlusconi come prevede la Legge anticorruzione.
La Suprema Corte già giovedì sera, da quanto si è saputo, ha inoltrato il dispositivo della sentenza che ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto) per il Cavaliere alla Procura generale di Milano. Procura generale che ha poi trasmesso il dispositivo, come da procedura, all'ufficio esecuzioni della Procura di Milano e, in particolare, al pm Ferdinando Pomarici.
La Procura starebbe ora provvedendo ad iscrivere il fascicolo dell'esecuzione pena a carico di Berlusconi e in giornata dovrebbe essere pronto il decreto di esecuzione con sospensione della pena, perché al leader del Pdl resta da scontare un anno, dato che tre sono cancellati dall'indulto.
L'ordine di esecuzione della sentenza di conferma della condanna, con sospensione, dovrà essere notificato materialmente, presumibilmente dai carabinieri allo stesso ex premier. Il Cavaliere avrà poi un termine di 30 giorni (che parte però dal 16 settembre visto il periodo feriale del tribunale, e arriva al 15 ottobre) per chiedere le misure alternative al carcere: l'affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare.
Se non lo farà, la Procura di Milano dovrebbe optare, come da prassi negli ultimi mesi dopo il caso Sallusti, per la richiesta di detenzione domiciliare che dovrà essere valutata dal Tribunale di sorveglianza. Il Tribunale di sorveglianza valuterà anche l'eventuale richiesta di affidamento in prova in un'apposita udienza con un rappresentante della Procura generale. I tempi per l'esecuzione della pena, comunque, si prevedono lunghi visti i passaggi procedurali che competono al Tribunale di sorveglianza.
venerdì 21 dicembre 2012
La Procura di Milano: no alla grazia per Sallusti
MILANO - La procura generale di Milano ha dato parere negativo alla concessione della grazia chiesta da un gruppo di parlamentari al presidente della Repubblica per Alessandro Sallusti, che sta scontando ai domiciliari la condanna definitiva a 14 mesi per diffamazione. Il parere, necessario come in ogni richiesta di grazia, non è vincolante ed è arrivato a meno di 24 ore dalla richiesta.
La Procura di Milano è notoriamente vendicativa. La decisione finale spetta comunque al Quirinale. Ma il "niet" del procuratore generale Minale - argomenta il Giornale - costituisce comunque un consistente ingombro sulla strada della grazia chiesta da Ignazio La Russa e da un lungo elenco di parlamentari di diversi partiti.
Non si conoscono le motivazioni del parere negativo del procuratore generale, ma era piuttosto prevedibile che Minale si schierasse - in una vicenda che vede la magistratura milanese nettamente divisa al suo interno - con il fronte dei duri, con in testa il pm Ferdinando Pomarici, che non vedono il motivo di trattare Sallusti diversamente da qualunque altro caso di condannato in via definitiva. La spaccatura si era mostrata chiaramente al momento della richiesta di arresti domiciliari per Sallusti, chiesti dal procuratore Edmondo Bruti Liberati contro il parere di Pomarici e degli altri pm dell'ufficio esecuzione.
La decisione di Bruti - ricorda Il Giornale - era stata pesantemente contestata dai pm, ma il procuratore era rimasto sulla sua posizione, e il giudice di sorveglianza aveva ammesso Sallusti - contro la sua stessa volontà - ai domiciliari. E nell'impegno di Bruti verso una soluzione soft del caso Sallusti molti avevano visto le conseguenze di una garbata pressione del Quirinale, che fin dall'inizio aveva cercato di neutralizzare il caso senza precedenti di un direttore di giornale destinato al carcere.
L'iter per la grazia presidenziale, avviato ieri, sembrava destinato apportare la vicenda Sallusti verso un esito non traumatico. Oggi il procuratore generale Minale fa sapere a Napolitano che, per come la pensa lui, Sallusti può tranquillamente continuare a espiare la sua condanna.
venerdì 30 settembre 2011
La procura di Milano indaga l'ospedale San Raffaele per bancarotta
MILANO - La procura di Milano, che ha chiesto il fallimento dell'ospedale San Raffaele, indaga per bancarotta oltre che per false fatturazioni e ostacolo all'autorità di vigilanza. Nel mirino dei pm c'è, ovviamente, il vecchio Cda dell'istituto.
Gli elementi d'accusa arrivano dalle carte di Mario Cal, l'amministratore morto suicida, dall'attività della società di revisione Deloitte e dalle dichiarazioni dell'ex direttore finanziario Mario Valsecchi, da tempo indagato.
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