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mercoledì 22 maggio 2013

Un giovane su quattro non lavora e non studia

ROMA -  L'Italia ha "la quota più alta d'Europa" di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano. Si tratta dei cosiddetti Neet, arrivati a 2 milioni 250mila nel 2012, pari al 23,9%, circa uno su quattro. Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale. Inoltre sono quasi 15 milioni a fine 2012 gli individui in condizione di deprivazione o disagio economico, circa il 25% della popolazione (40% al Sud), fa sapere l'istituto di statistica.
L'Istat sottolinea inoltre che in grave disagio sono 8,6 milioni di persone, cioè il 14,3%, con un'incidenza più che raddoppiata in 2 anni (6,9% nel 2010).
Crolla il potere di acquisto (-4,8%) - Nel 2012 il potere d'acquisto delle famiglie italiane ha registrato una caduta "di intensità eccezionale" (-4,8%), si legge nel rapporto in cui si evidenzia che al calo del reddito disponibile (-2,2%) è corrisposta una flessione del 4,3% delle quantità di beni e servizi acquistati, la caduta più forte da inizio anni '90.
Oltre la metà dei disoccupati aspetta da oltre un anno - Tra il 2008 e il 2012 i disoccupati sono aumentati di oltre un milione di unità, da 1,69 a 2,74 milioni, ma è cresciuta soprattutto la disoccupazione di lunga durata, ovvero le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (+675.000 unità) che ormai rappresentano il 53% del totale (44,4% la media Ue).
Nel 2012 in 381mila famiglie lavora solo la donna (+70%) - Le famiglie con figli in cui nella coppia solo la donna lavora sono passate da 224mila nel 2008 (5% del totale) a 381mila nel 2012 (8,4%), in aumento del 70%. Rilevante è il rialzo dell'occupazione femminile nelle coppie in cui l'uomo è in cerca d'occupazione o disponibile a lavorare (+51mila sul 2011, +21,2%) o è cassintegrato (+20mila, cioè +53,9%). Ma il lavoro delle donne è meno pagato: la retribuzione netta mensile delle dipendenti è inferiore del 20% rispetto agli uomini.
Cala la spesa per il cibo, le famiglie riducono la quantità e la qualità - Le famiglie italiane che, tra il 2011 e il 2012, hanno ridotto la qualità o la quantità degli alimentari acquistati, è aumentata dal 53,6% al 62,3% e nel Mezzogiorno arriva a superare il 70%. Si tratta, si legge nel rapporto Istat, soprattutto di famiglie che diminuiscono la quantità (34,9% nel Nord e 44,1% nel Mezzogiorno), ma una percentuale non trascurabile, e in deciso aumento, è anche quella di chi, oltre a diminuire la quantità, riduce anche la qualità dei prodotti acquistati.

martedì 9 aprile 2013

Istat: crollati nel 2012 potere d’acquisto e risparmi delle famiglie


ROMA  - Crolla il potere d'acquisto delle famiglie consumatrici: tenuto conto dell'inflazione, nel 2012, rispetto al 2011, si è ridotto del 4,8%. Lo rileva l'Istat aggiungendo che nel quarto trimestre del 2012 il calo è stato ancora più accentuato, pari al 5,4% su base annua.
Nel 2012 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, in valori correnti, è diminuito del 2,1%. L'Istat sottolinea che nell'ultimo trimestre del 2012 ha registrato una riduzione ancora più forte, pari al 3,2% sul quarto trimestre 2011.
La spesa delle famiglie per consumi finali nel 2012 risulta in calo dell'1,6% a confronto con l'anno precedente. In particolare, nel quarto trimestre è scesa del 2,1% in termini tendenziali.
La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, pari all'8,2% nel 2012 (in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al 2011), segna il livello annuo più basso da quando è disponibile il dato, cioé dal 1990. Lo rileva l'Istat, a seguito della pubblicazione del comunicato 'Reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle societa''.

sabato 16 febbraio 2013

Potere d’acquisto delle pensioni in caduta libera: -33% in 15 anni


ROMA - Potere d'acquisto delle pensioni in caduta libera: in 15 anni è diminuito del 33%. Nello stesso arco temporale il valore di una pensione media è sceso del 5,1%. A rilevarlo è lo Spi-Cgil, che parla di un "crollo vertiginoso" del reddito da pensione rispetto all'andamento dell'economia reale. Mentre tasse e tariffe aumentano sempre più: nel 2013 saranno "alle stelle" e incideranno sui pensionati per 2.064 euro a testa, il 20% in più sul 2012.

giovedì 27 dicembre 2012

Sulle famiglie una “tassa invisibile” di 1400 euro nel 2012


ROMA - Il 2012 si chiuderà con una perdita del potere d'acquisto delle famiglie italiane pari al 4%, una "tassa invisibile" che peserà sui bilanci degli italiani per circa 1400 euro.
Un calo "record" dovuto principalmente "alla congiuntura economica estremamente negativa, all'inserimento di nuove tasse, all'inasprimento generale della pressione fiscale e ai rincari registrati nelle tariffe e nei prezzi al dettaglio".
A fare i conti è il Codacons elaborando i dati Istat relativi alla capacità di spesa dei nuclei familiari italiani. Una riduzione drammatica, questa, soprattutto se si prende in considerazione che "i salari e gli stipendi sono rimasti al palo" determinando cosi' quest'anno "una fortissima perdita del potere d'acquisto dei cittadini", spiega il Codacons.
Perdita che può essere paragonata a "una tassa invisibile che pesa 1.398 euro su una famiglia di 3 persone e addirittura 1.540 euro su un nucleo composto da 4 persone". "Si tratta di una vera e propria mazzata, peggiore di quella del 2009, anno nero della crisi economica", evidenzia il presidente Carlo Rienzi. "Con questi presupposti - prosegue poi - la ripresa per il 2013 sembra tutt'altro che vicina e, al contrario, temiamo che il nuovo anno possa registrare un peggioramento sul fronte dei bilanci familiari, con ripercussioni drammatiche sui consumi e sull'economia nazionale".

martedì 9 ottobre 2012

Il potere d’acquisto delle famiglie è ai minimi storici


ROMA - Potere d'acquisto delle famiglie ai minimi storici: in un anno si è ridotto del 4,1%. Nel secondo trimestre del 2012, tenuto conto dell'inflazione, il potere d'acquisto delle famiglie consumatrici, ha comunicato l'Istat, si è ridotto dell'1,6% rispetto al trimestre precedente e del 4,1% rispetto al secondo trimestre del 2011. Quest'ultimo è il dato peggiore almeno dal 2000, ossia da 12 anni.

Continua a calare la propensione al risparmio delle famiglie italiane toccando i minimi storici. Nel secondo trimestre del 2012, misurata al netto della stagionalità, la propensione al risparmio è stata pari all'8,1%: si tratta del dato più basso almeno dal 1999.

Il Pil italiano, ha fatto sapere inoltre l'istituto di statistica, cala per il terzo trimestre consecutivo scendendo ai livelli più bassi da fine 2009. Nel secondo trimestre del 2012, il prodotto interno lordo è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto al secondo trimestre del 2011 (calo più forte dall'ultimo trimestre del 2009 quando era diminuito del 3,5%). L'Istat ha dunque confermato le stime sui conti economici trimestrali diffuse il 10 settembre scorso.