BERLINO, 27 gennaio - La Germania pone il suo veto sulla possibilità di tagliare il debito greco. Angela Merkel è infatti sorpresa dalla proposta di Tsipras: anche perché fino al 2020 Atene non deve restituire gli aiuti e sono stati accordati interessi bassi. Ma secondo il viceministro con delega ai rapporti economici internazionali di Syriza è "irrealistico aspettarsi che Atene possa ripagare interamente il suo enorme debito". "E' impossibile", afferma alla Bbc.
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martedì 27 gennaio 2015
mercoledì 5 marzo 2014
Debito troppo alto: la Ue bacchetta l'Italia
BRUXELLES - "L'Italia ha fatto progressi verso il raggiungimento dell'obiettivo di medio termine" dei conti pubblici, ma nonostante questo "l'aggiustamento strutturale per il 2014 appare insufficiente", soprattutto alla luce della "necessità di ridurre il debito ad un passo adeguato". E' quanto scrive la Commissione Ue.
L'Italia ha "squilibri macroeconomici eccessivi" che richiedono uno "speciale monitoraggio" da parte dell'Ue che farà rapporto all'Eurogruppo sulle riforme italiane e a giugno "deciderà ulteriori passi": scrive sempre la Commissione Ue. Tra gli squilibri: debito alto, scarsa competitività, aggiustamento strutturale insufficiente.
Nella sua analisi approfondita degli squilibri macroeconomici effettuata su 17 Paesi, la Commissione Ue mette l'Italia assieme a Croazia e Slovenia nel gruppo di Paesi dove gli squilibri sono considerati "eccessivi". Tutti gli altri sono nel gruppo dove gli squilibri ci sono, ma non sono considerati gravi. "L'Italia deve affrontare il livello molto alto del debito e la debole competitività esterna, entrambi radicati nella protratta lenta crescita della produttività e richiedono politiche urgenti", scrive la Commissione secondo cui "la necessità di azione decisiva per ridurre il rischio di effetti avversi sul funzionamento dell'economia italiana e della zona euro è particolarmente importante data la dimensione dell'economia italiana". In particolare, prosegue l'analisi, "il debito elevato mette un grande peso sull'economia, in particolare nel contesto di cronica crescita debole e inflazione sommessa".
Resta inoltre "una sfida raggiungere e mantenere un avanzo primario molto alto - sopra la media storica - e una robusta crescita del pil per un periodo prolungato, entrambi però necessari a mettere il debito su un percorso discendente". "Nel 2013 - conclude la Commissione - l'Italia ha fatto progressi verso il raggiungimento dell'obiettivo di medio termine (MTO), ma ciononostante l'aggiustamento strutturale per il 2014 appare insufficiente vista la necessità di ridurre il debito ad un passo adeguato". Dati tali squilibri, "la Commissione compirà un monitoraggio specifico delle politiche raccomandate all'Italia dal Consiglio nell'ambito del Semestre europeo (l'esercizio di controllo dei bilanci nato dal rafforzamento della governance della zona euro, ndr), e farà regolari rapporti all'Eurogruppo e al Consiglio.
Rehn a Italia, urgenti riforme crescita-occupazione - "Invitiamo il nuovo Governo ad affrontare gli squilibri che richiedono urgenti politiche e a fare le riforme per rafforzare crescita e occupazione": lo ha detto il commissario agli affari economici Olli Rehn parlando degli squilibri macroeconomici dell'Italia.
venerdì 15 novembre 2013
La Ue boccia l’Italia: debito troppo alto, rischio sforamento del tetto del 3%
BRUXELLES - Il debito italiano è troppo alto, e quindi Roma non può ottenere la flessibilità sugli investimenti che aveva chiesto. La doccia fredda arriva dai giudizi della Commissione europea sulla situazione dei conti pubblici nei Paesi membri e sulle singole manovre economiche: in Italia, "il debito non si è evoluto in modo favorevole": rischio sforamento del tetto del 3% del rapporto deficit-Pil.
La bocciatura da parte dell'organo esecutivo dell'Ue è piuttosto netta. "C'è il rischio che la bozza della legge di stabilità per il 2014 non rispetti il Patto di Stabilità e crescita. In particolare il parametro per la riduzione del debito nel 2014 non è rispettato".
Secondo la Commissione, il prossimo anno il rapporto debito/Pil si attesterà al 134%, un punto percentuale in più rispetto all'anno in corso. Una valutazione contraria a quella del governo guidato da Enrico Letta. L'esecutivo, infatti, si aspetta una riduzione al 132,8% dal 132,9 del 2013.
Non solo: per l'istituzione comunitaria, la legge di Stabilità mostralimitati progressi strutturali rispetto alle ultime raccomandazioni giunte proprio da Bruxelles.
Nel 2014 l'Italia non potrà quindi avvalersi della clausola che esclude la spesa per investimenti dal calcolo del rapporto deficit/pil.
Rehn: "Ridurre spese Pubblica amministrazione" - Il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, sprona l'Italia a ridurre le spese: "Il governo ha sottolineato il suo impegno a realizzare il programma di riforme, inclusa la spending review che riguarderà la pubblica amministrazione nelle sue articolazioni a livello centrale e locale. Contiamo su una forte e decisa realizzazione di questi impegni da parte di governo e parlamento sulla base del processo a livello complessivo e del meritevole lavoro finora svolto".
Per il commissario finlandese, "l'Italia deve ridurre il debito l'anno prossimo assicurando un aggiustamento strutturale di almeno 0,5% del Pil". Sulla possibilità che i rischi segnalati dalla Ue sui conti italiani possano avere ricadute, Rehn aggiunge: "E' sempre un momento politicamente delicato in Italia. Noi dobbiamo indicare la strada verso conti sostenibili".
Il ministero dell'Economia: "Non è una bocciatura" - Il Tesoro si difende dalle critiche mosse dalla Commissione europea alla legge di Stabilità: "Nessuna bocciatura: i rischi segnalati dalla Commissione sono già considerati nell'azione del Governo. Già in campo misure utili a contrastare eventuali rischi su disavanzo e debito 2014" si legge in una nota. "Nel formulare il suo giudizio la Commissione non tiene conto di importanti provvedimenti annunciati dal Governo, anche se non formalmente inseriti nella Legge di stabilità, come la spending review, la riforma del sistema fiscale, le privatizzazioni e il rientro dei capitali illecitamente detenuti all'estero.
mercoledì 13 novembre 2013
Commissione Ue: allarme per la disoccupazione in Italia
BRUXELLES - La Commissione Ue ribadisce il suo allarme sull'elevato debito e l'aumento della disoccupazione in Italia. Su quest'ultimo aspetto, in particolare, il rapporto sugli squilibri macroeconomici presentato oggi dalla Commissione europea, evidenzia gli elevati livelli della disoccupazione giovanile e l'aumento "marcato" di povertà ed esclusione sociale. Gli squilibri macroeconomici italiani, ricorda la Commissione, erano già stati evidenziati lo scorso aprile, assieme alla "necessità di adottare azioni politiche decisive". Secondo il rapporto attuale, "sul fronte interno, l'alto livello del debito pubblico resta una vulnerabilità significativa per il paese". Ancora, "ottenere e mantenere un surplus primario elevato rimane essenziale per portare il debito sulla via della riduzione".
Presentando il rapporto a Bruxelles, il presidente della Commissione Ue, Jose' Manuel Barroso, ha pero' sottolineato che l'instabilità politica "non ha messo a rischio i progressi compiuti" in Italia. "Ora - ha aggiunto - occorre andare avanti con le riforme strutturali". Se i mercati finanziari internazionali hanno "una chiara percezione delle riforme in corso", ha aggiunto, l'Italia sarà "immediatamente ripagata" dagli stessi mercati in termini di abbassamento degli spread.
Per Barroso questo e' particolarmente importante perche' l'Italia "èun'economia leader non solo dell'Eurozona ma del mondo". Il rapporto presentato mette sotto la lente 16 Paesi europei che, a giudizio dela Commissione, presentano squilibri macroeconomici: fra questi, per la prima volta, anche la Germania, "colpevole" di avere un'eccedenza delle partite correnti della bilancia commerciali superiore ai limiti previsti dal patto di stabilita' e crescita. Per tutti i 16 paesi, scatta così un "esame approfondito" della situazione, i cui esiti si conosceranno la primavera prossima.
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sabato 6 luglio 2013
L’indebitamento delle famiglie italiane è cresciuto del 36,5% (501 miliardi)
ROMA - Secondo un'analisi realizzata dall'Ufficio studi della Cgia, dall'inizio delle crisi al 31 dicembre 2012 l'indebitamento delle famiglie italiane è resciuto di 134 miliardi, pari ad un aumento percentuale del 36,5: in termini assoluti ha toccato quota 501,58 miliardi di euro. L'indebitamento medio delle famiglie italiane è di 19.387 euro, mentre le province più esposte con il sistema bancario sono quelle lombarde.
giovedì 27 settembre 2012
Monti all’Onu: Europa, la crisi peggiore. Ma l’Italia non infiamma il debito
| Mario Monti all'assemblea dell'Onu |
NEW YORK - ’Quella che stiamo vivendo non e’ un ricorrente squilibrio ciclico: e’ la peggiore e piu’ grave crisi della storia dell’Unione Europea’’. Lo ha detto Mario Monti parlando al Palazzo di Vetro. ‘’Le altri crisi hanno minacciato di cacciare l’Europa indietro, nel passato. Ma ogni volta gli europei hanno trovato il modo di continuare il cammino apertosi oltre 50 anni fa’’. Quindi, Monti ha citato uno dei padri nobili dell’europeismo, Jean Monnet: ‘’Nelle sue memorie annotava: ‘L’Europa sarà costruita passando attraverso le crisi’’. Oggi, ha aggiunto il premier, ‘’il mondo ha imparato quanto essenziale sia una Europa forte e credibile per affrontare le sfide globali dell’economia e della sicurezza. E quanto sia importante l’area Euro nella ripresa dell’economia mondiale’’
‘’L’Italia continuerà a fare la sua parte a favore di una maggiore sostenibilità di bilancio e per aumentare il potenziale di crescita’’. ‘’E’ anche essenziale - ha aggiunto che i governi europei agiscano al livello nazionale’’. Oggi è ormai "chiaro" che avere "più Europa" è nell'"interesse generale" globale.
"Sono abbastanza sicuro: l'Italia non rischia più di infiammare la crisi del debito". Ad affermarlo è il premier Mario Monti,nel corso di una intervista alla Pbs. "E' importante per l'Italia, per l'area euro, l'Europa e l'economia globale - ha proseguito - che un Paese che è la terza economia dell'area euro non aggiunga peso a una serie di focolai locali".
Per il premier italiano riaffermare l'uscita del nostro Paese della zona più calda della crisi è stata una sorta di parola d'ordine da ripetere nel corso dei molti appuntamenti con analisti, imprenditori e investitori. E lo ha ripetuto anche nell'intervista televisiva.
Monti ribadisce che non è in corsa per la carica di primo ministro e che dopo le prossime elezioni l'esecutivo tecnico da lui presieduto si metterà da parte: "Confermo che non mi candiderò. Credo che non potrei essere candidato perché sono un senatore a vita, e i candidati sono candidati per diventare membri del Parlamento", sottolinea il premier, spiegando come "quando ci saranno le elezioni l'intero governo si dimetterà, probabilmente il prossimo aprile. Dopodiché - ribadisce - toccherà ai partiti politici, in base ai risultati del voto, esprimere la loro volontà sulla nuova configurazione politica dell'Italia".
Monti però ci tiene ad evidenziare come questo governo composto da tecnici sia arrivato lì dove altri non erano riusciti: "Penso che abbia aiutato non essere politici - spiega - non dover combattere per il consenso, ma semplicemente cercare ed avere il sostegno dei tre più grandi gruppi politici in Parlamento, che ci hanno dato il loro aiuto nonostante non abbiano nessuna loro personalità nel governo. E la cosa divertente, ma in fondo incoraggiante non tanto per questo governo ma per il Paese - prosegue - è che gli italiani hanno subito forse la più dura e intensa cura di sempre ma sembrano avere fiducia nel governo".
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