RIMINI - "Allo stato non sono emersi elementi che facciano pensare ad un omicidio". Lo ha detto il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, che da luglio ha avviato una nuova indagine sulla morte di Marco Pantani con l'ipotesi di omicidio volontario. Ipotesi che fino ad oggi, quindi, per la Procura di Rimini, non ha trovato riscontro negli interrogatori e nella nuova perizia medico legale affidata al professor Franco Tagliaro. Proprio le conclusioni a cui giunge il noto esperto in tossicologia dell'Università di Verona - al quale Giovagnoli ha affidato la super perizia che ha messo a confronto la relazione di Giuseppe Fortuni (il patologo che 10 anni fa fece l'autopsia sulla salma del ciclista) e quella del professor Francesco Maria Avato sulla quale poggia l'esposto della famiglia - metterebbe un punto fermo su tutta l'inchiesta. Ossia Pantani non fu ucciso. Non vi fu coercizione da parte di terzi, ma la cocaina l'assunse spontaneamente. L'abuso della sostanza unita ai farmaci antidepressivi provocò la morte del "pirata".
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giovedì 4 dicembre 2014
Il procuratore capo di Rimini: PANTANI non fu ucciso
RIMINI - "Allo stato non sono emersi elementi che facciano pensare ad un omicidio". Lo ha detto il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, che da luglio ha avviato una nuova indagine sulla morte di Marco Pantani con l'ipotesi di omicidio volontario. Ipotesi che fino ad oggi, quindi, per la Procura di Rimini, non ha trovato riscontro negli interrogatori e nella nuova perizia medico legale affidata al professor Franco Tagliaro. Proprio le conclusioni a cui giunge il noto esperto in tossicologia dell'Università di Verona - al quale Giovagnoli ha affidato la super perizia che ha messo a confronto la relazione di Giuseppe Fortuni (il patologo che 10 anni fa fece l'autopsia sulla salma del ciclista) e quella del professor Francesco Maria Avato sulla quale poggia l'esposto della famiglia - metterebbe un punto fermo su tutta l'inchiesta. Ossia Pantani non fu ucciso. Non vi fu coercizione da parte di terzi, ma la cocaina l'assunse spontaneamente. L'abuso della sostanza unita ai farmaci antidepressivi provocò la morte del "pirata".
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mercoledì 12 giugno 2013
Il Csm indaga il procuratore capo di Palermo per la mancata cattura di Messina Denaro
ROMA - La prima Commissione del Csm ha deciso di aprire una procedura per trasferimento d'ufficio per incompatibilità a carico del procuratore capo di Palermo Francesco Messineo.
Tra i rilievi del Consiglio nei confronti del magistrato un ''difetto di coordinamento'' nel lavoro della Procura di Palermo che avrebbe avuto come ''conseguenza la mancata cattura del latitante Matteo Messina Denaro''. E' una delle indicazioni, fornita in audizione dal sostituto Leonardo Aguesci, acquisite dalla prima commissione del Csm nel corso della pre-istruttoria condotta nei mesi scorsi, che ha portato alla decisione di avviare la procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale del procuratore capo e contenuta nell'atto di incolpazione.
La Commissione gli contesta inoltre una gestione dell'ufficio che sarebbe debole e condotta senza la necessaria indipendenza e rapporti privilegiati con Antonio Ingroia, dal quale sarebbe stato condizionato e che lo avrebbero penalizzato nella gestione della Procura palermitana. Inoltre per la Commissione si sarebbe creato all'interno della Procura un clima pesante in particolare per quanto riguarda il processo sulla presunta trattativa Stato-mafia.
La convocazione di Messineo è stata disposta per il 2 luglio. ''Costituisce - rileva una nota - l'atto iniziale del procedimento, anche con finalità di garanzia, e ha lo scopo di consentire al magistrato di esporre le sue ragioni''.
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