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lunedì 9 marzo 2015

PANTANI fu ucciso da un mix letale di antidepressivi e cocaina. Nessun delitto


RIMINI, 9 marzo -  Marco Pantani esagerò con gli anti-depressivi: troppe pasticche e troppo potenti. Lo afferma la perizia conclusiva dell'Istituto di Medicina legale di Verona consegnata alla Procura di Rimini. Nell'analisi tossicologica viene "ridimensionata la questione cocaina anche se rimane una concausa" della morte del pirata, avvenuta il 14 febbraio del 2004. Il pm del capoluogo romagnolo nel 2013 ha riaperto il caso dopo la denuncia della mamma del ciclista.
Secondo la donna, il figlio fu assassinato simulando un'overdose. Una teoria avvalorata dalla consulenza del direttore della sezione di medicina legale dell'Università di Ferrara, Francesco Maria Avato, e dalla certezza, messa nero su bianco dal medico legale dell'epoca, Giuseppe Fortuni, ma che oggi sembra venir meno, che la causa della morte fu proprio la cocaina. 
A ridimensionare il ruolo della droga nel decesso del Pirata, scrive ilCorriere della Sera, sono stati due esami: una cromatografia liquida, per identificare le componenti della miscela che ha ucciso il ciclista, e una spettometria di massa, per trovare eventuali sostanze sconosciute e stabilirne il peso. La conclusione esclude il delitto: Pantani morì a causa di un mix letale di anti-depressivi e di cocaina, ma in dosi meno consistenti di quanto detto finora. L'inchiesta per omicidio, riaperta dopo la denuncia della mamma del campione, potrebbe presto venire archiviata.

giovedì 4 dicembre 2014

Il procuratore capo di Rimini: PANTANI non fu ucciso


RIMINI - "Allo stato non sono emersi elementi che facciano pensare ad un omicidio". Lo ha detto il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, che da luglio ha avviato una nuova indagine sulla morte di Marco Pantani con l'ipotesi di omicidio volontario. Ipotesi che fino ad oggi, quindi, per la Procura di Rimini, non ha trovato riscontro negli interrogatori e nella nuova perizia medico legale affidata al professor Franco Tagliaro. Proprio le conclusioni a cui giunge il noto esperto in tossicologia dell'Università di Verona - al quale Giovagnoli ha affidato la super perizia che ha messo a confronto la relazione di Giuseppe Fortuni (il patologo che 10 anni fa fece l'autopsia sulla salma del ciclista) e quella del professor Francesco Maria Avato sulla quale poggia l'esposto della famiglia - metterebbe un punto fermo su tutta l'inchiesta. Ossia Pantani non fu ucciso. Non vi fu coercizione da parte di terzi, ma la cocaina l'assunse spontaneamente. L'abuso della sostanza unita ai farmaci antidepressivi provocò la morte del "pirata".

venerdì 17 ottobre 2014

PANTANI, la Procura apre l’inchiesta sulle minacce di morte e l’alterazione del sangue per escluderlo da Giro


FORLI’ - La Procura di Forlì conferma la riapertura delle inchieste storiche su Madonna di Campiglio '99, la 'macchinazione' ai danni di Marco Pantani per alterare le analisi del sangue e escluderlo dal Giro. Non ci sarebbe nuova ipotesi di reato oltre a quella già archiviata, associazione per delinquere finalizzata a truffa e frode sportiva. La chiave starebbe in ciò che Renato Vallanzasca, il boss della malavita, scrisse alla mamma del Pirata di essere stato avvicinato in carcere da un camorrista. ''Non so come, ma il pelatino non finisce la gara'', disse l'ergastolano nel penitenziario di Opera (Milano). E dopo il 5 giugno 1999, il giorno della squalifica del campione, lo riavvicinò per dire: ''Hai sentito? Il pelatino è stato fatto fuori, squalificato''. Vallanzasca lo scrisse anche nella sua autobiografia, e fu sentito dai Pm di Trento nell'inchiesta aperta sul presunto scambio di provette in cui all'inizio Pantani era parte lesa per finire poi indagato per frode sportiva, reato che non poteva essere ancora contestato perché era diventato tale solo nel 2000. I processi si chiusero con un nulla di fatto. Vallanzasca non rispose agli inquirenti trentini, ora ci provano il procuratore di Forlì-Cesena Sergio Sottani e il sostituto Lucia Spirito. Dalla Procura forlivese non filtra altro che non sia la riconferma del riesame dei vecchi fascicoli, e l'invito a non enfatizzare aspetti che devono ancora essere affrontati.
 Di certo c'è che l'offensiva dei legali della famiglia Pantani tenta di fare accertare che dapprima il Pirata (''mi hanno fregato'', urlava la propria innocenza Pantani) sia stato messo in condizioni di essere squalificato, con l'alterazione del sangue per fare risultare l'ematocrito a 51,9, quasi due punti sopra il limite massimo di 50, e negli stessi giorni, a Cesenatico, mentre si correva l'11/a tappa, minacciato di morte da chi aveva interesse a che non finisse la gara: ''Stavolta te la sei cavata, ma non finirai il Giro''. Tra la sua morte, avvenuta cinque anni dopo e le minacce per ora non sembra esserci ancora un'ipotesi processuale di relazione diretta. Ma la Procura di Rimini ha riaperto anche questo caso, nell'ipotesi che Pantani non sia rimasto vittima del suo finire nel tunnel della dipendenza smodata dalla cocaina, ma che sia stato invece fatto fuori, con un'altra macchinazione per depistare le indagini.

La mamma di Pantani nel 2008, proprio dalla Procura di Forlì, era stata sentita come persona informata sui fatti, nell'ambito dell'inchiesta sulle minacce dirette al figlio e ricevute sul telefonino dall'ex capo tifoso Vittorio Savini, il giorno successivo a Madonna. Savini, poi, aveva confermato di aver ricevuto il giorno dopo i fatti di Madonna di Campiglio una telefonata anonima che lo avvertiva che "tutto sommato era stato meglio cosi', altrimenti Pantani sarebbe finito male...". Il 2 ottobre scorso, su queste vicende, il legale di Mamma Tonina, l'avv.De Rensis, aveva confermato di avere portato questi spunti di nuova indagine in procura a Forlì e che, come persona informata sui fatti su ciò che accadde a Madonna di Campiglio, era stato ascoltato dal procuratore Sottani il giornalista sportivo Davide De Zan.

sabato 2 agosto 2014

“PANTANI non si suicidò”, la procura di Rimini riapre il caso (omicidio)


RIMINI - Il 14 febbraio 2004 Marco Pantani non si suicidò. Il fuoriclasse di Cesenatico non era solo in quella maledetta camera d'albergo. Dieci anni dopo, l'inchiesta della Procura della Repubblica di Rimini ha riaperto il caso".
Lo scrive nella notte con un tweet la Gazzetta dello Sport, aggiungendo che "non si sarebbe trattato di suicidio, ma Marco sarebbe stato ucciso: 'omicidio con alterazione del cadavere e dei luoghi', la nuova ipotesi della Procura". La stessa notizia compare nell'edizione online della Repubblica.

Secondo quanto riferisce il quotidiano sportivo, "Marco Pantani sarebbe stato picchiato e costretto a bere la cocaina mentre era nella propria stanza d'albergo. Questa è la nuova ipotesi dell'inchiesta condotta dal procuratore capo di Rimini, che ha accolto l'esposto della famiglia Pantani. Pesano le conclusioni della nuova perizia realizzata dal professore Avato, secondo la quale le grandi quantità di stupefacente trovate nel corpo di Pantani si possono assumere solo se diluite in acqua".