| Raniero Brusco nel momento dell'assoluzione |
Così scrivono i giudici della corte d'assise d'appello di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui il 27 aprile scorso è stata annullata la sentenza di primo grado conclusasi con la condanna di Busco a 24 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato da sevizie e crudeltà.
"Non vi è prova che in occasione del delitto fu inferto un morso a Simonetta e se anche si dovesse ritenere che le lesioni al seno siano da ricondurre a un morso, una sua attribuzione all'imputato non sarebbe scientificamente sostenibile". E ancora: "Non è provato che tracce di dna minoritario, riconducibili a Busco, su reggiseno e corpetto della vittima siano state rilasciate in occasione del delitto: non vi è prova che gli indumenti indossati da Simonetta fossero stati sottoposti a lavaggio tale da rimuovere completamente ogni traccia che poteva essere depositata durante l'incontro che la ragazza ebbe con Raniero tra giorni prima del delitto".