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sabato 25 aprile 2015

Il patron della BORSALINO arrestato a LUGANO per uno dei crac più grandi della storia


LUGANO, 25 aprile - È stato arrestato ieri in Svizzera, a Lugano, l'imprenditore astigiano Marco Marenco, 59 anni, al centro del crac Borsalino, storica azienda di cappelli. Lo riferisce l'edizione online del Corriere del Ticino. Il suo sarebbe uno dei crac più grandi della storia italiana dopo Parmalat: ben 3,5 miliardi di euro. Accusato di una lunga serie di reati che vanno dalla bancarotta alla truffa all'evasione fiscale, era latitante. Nei suoi confronti è stata aperta la procedura d'estradizione.
Marenco è proprietario di una serie di società attive nell'ambito dell'energia, dal gas alle dighe alpine, a giacimenti di idrocarburi in Asia. Queste società negli ultimi anni hanno cominciato a perdere denaro, per un buco totale che la stampa italiana suppone sia attorno ai 3 miliardi di euro, per un crack che ricorda quello di quello di Parmalat (allora mancarono 14 miliardi).
Negli ultimi anni avrebbe girato ingenti quantità di denaro delle sue aziende su conti offshore nei paradisi fiscali. Dopo la firma del decreto d'accusa da parte del pm di Asti sei mesi fa, Marenco si è dato alla macchia, continuando a fare affari dall'estero. Fino a oggi.
Le indagini sono partite dalla Dogana di Alessandria, che aveva scoperto un'evasione di 4 milioni di euro d'accise sul gas di Metanprogetti, una delle aziende di Marenco. Ulteriori verifiche hanno portato a 300 milioni di evasione. Nel contempo diverse altre società controllate dall'astigiano presentano passivi impressionanti. La somma delle due cose ha delineato il maxi-crack messo in piedi dal finanziere. Marenco era assurto all'onore delle cronache per via del sequestro da parte del giudice di alcune sue società nei mesi scorsi (per un valore di 77 milioni di euro), fra cui la storica marca di cappelli Borsalino di Alessandria.

martedì 27 marzo 2012

La valigetta dei milioni, Fede reagisce: notizia “totalmente falsa” per farmi lasciare il Tg4. “Un gesto che ha un nome e un cognome”


MILANO - "E' totalmente falsa, inventata di sana pianta. Qualcuno ha inventato tutto questo, mi fa orrore e anche paura che si possa arrivare a inventare una cosa del genere". Emilio Fede commenta così, all'Adnkronos, la notizia comparsa oggi su alcuni quotidiani nazionali secondo la quale lo stesso Fede, alla fine dello scorso dicembre, avrebbe tentato di depositare 2,5 milioni di euro in contanti, custoditi in una valigetta, in una banca svizzera, che non avrebbe accettato il deposito ed avrebbe avvertito le autorità italiane innescando un'indagine, che sarebbe in corso, da parte dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.
"Sono di fronte a qualcuno che ha inventato la notizia con uno scopo, a me molto evidente. Non è possibile che io, avendo già i problemi che avevo, mi sarei presentato in giro per la Svizzera con una valigetta piena di contanti. E' un falso organizzato. Qualcuno ha agito contro di me, per conto di qualche altro, si torna alla carica per mettermi in difficoltà e convicermi a lasciare la direzione del Tg4. E' un falso che per me ha nome e cognome", aggiunge Fede che non vuole esplicitare a chi si riferisca.
"Denunceremo tutto quel che c'è da denunciare: è ridicolo che si possa credere che nel mese di dicembre io me ne andassi in giro tentando di piazzare una valigetta con due milioni e mezzo di euro, una cosa che non ho mai fatto, che non corrisponde a nulla di vero, un falso che arriva in un momento particolare. Mi stupisce che dei quotidiani abbiamo potuto fare questo, ne risponderanno tutti. E poi è drammatico e insieme vergognoso che dovendo scrivere una vicenda come questa nessuno abbia sentito il dovere di farmi una telefonata e chiedermi se avevo qualcosa da dire", conclude i direttore del Tg4.




Emilio Fede in una banca svizzera con due milioni in una valigetta: rifiutato. Adesso indaga la GdF


Emilio Fede
ROMA - L'Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno avviato una serie di verifiche su una vicenda che vede protagonista Emilio Fede: il direttore del Tg4, circa tre mesi fa, si sarebbe presentato, insieme ad un'altra persona, presso la filiale di un istituto di credito di Lugano con una valigetta contenente 2,5 milioni di euro in contanti che la banca non avrebbero però accettato.
La notizia, che è stata pubblicata oggi su alcuni quotidiani, parla di una segnalazione che è arrivata in Italia alla fine dello scorso gennaio: a chiedere l'intervento delle autorità di controllo è stato un dipendente della banca elvetica.
E' probabile che l'istituto non abbia voluto accettare la somma a causa del clamore suscitato dalle vicende che, nei mesi scorsi, hanno coinvolto Fede, già indagato per favoreggiamento della prostituzione per le feste organizzate nelle residenze dell'ex capo del governo Silvio Berlusconi e per concorso in bancarotta fraudolenta dalla magistratura milanese con l'agente dello spettacolo Lele Mora. Ora gli investigatori delle Fiamme Gialle dovranno indagare su questi soldi comparsi in Svizzera. I possibili reati vanno dall'evasione fiscale alla tentata esportazione di capitali all'estero.