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venerdì 10 gennaio 2014

Si dimettono tutti i ministri in Venezuela, dopo il brutale assassinio dell'ex miss

Monica Spear Mootz
CARACAS - Tutti i ministri venezuelani hanno presentato le dimissioni al presidente Nicolas Maduro "per facilitare il rinnovo del governo in questo nuovo anno appena iniziato". Lo ha reso noto lo stesso Maduro su Twitter. Dietro al gesto c'è l'emozione per l'omicidio dell'ex Miss Venezuela, che ha acuito l'emergenza nazionale su sicurezza ed economia. ''Ringrazio tutti i ministri per lo sforzo e per la lealtà dimostrate in questi tempi di Rivoluzione. Chavez vive! La Patria continua!'', ha aggiunto Maduro sul social network. L'annuncio del presidente venezuelano - viene sottolineato da più parti - arriva in un momento di grande commozione nazionale, provocata dal recente, brutale assassinio dell'ex regina di bellezza, Monica Spear Mootz, e di suo marito, Thomas Henry Berry, durante una rapina. L'episodio ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza, una delle maggiori sfide del Paese sudamericano, tra i più violenti del mondo per tasso di omicidi. Esecutivo e opposizione hanno così deciso di unire le forze, aprendo un gabinetto di crisi per predisporre un piano di emergenza contro la criminalità dilagante. In nove mesi al potere, Maduro ha poi dovuto fare i conti con un'evidente crisi economica interna, culminata in un'inflazione che ha raggiunto il 56% nel 2013.

mercoledì 25 dicembre 2013

La “Mani pulite” turca: si dimettono tre ministri, Erdogan in difficoltà

Il primo ministro Erdogan
Il ministri Caglayan e Guler, che si sono dimessi
ANKARA - Arrivano le prime dimissioni, reclamate a gran voce dall'opposizione e caldeggiate anche dal presidente Gul, per lo scandalo su corruzione e tangenti che sta scuotendo la Turchia. A lasciare sono prima i ministri dell' Economia, Zafer Caglayan e dell'Interno, Muammer Guler. A poche ore di distanza arrivano anche le dimissioni del titolare dell'Ambiente e della Pianificazione urbanistica, Erdogan Bayraktar. I figli, infatti, sono stati arrestati nell'ambito della tangentopoli turca.  
"Lascio il mio posto da ministro dell'Economia perché possa essere fatta piena luce su questa ignobile operazione che coinvolge il nostro governo", ha dichiarato Caglayan in un breve comunicato.  
La tangentopoli del Bosforo 
A tre mesi dalle elezioni amministrative la "mani pulite" turca fa traballare il premier Erdogan e il suo entourage. Il blitz anticorruzione ha portato all'arresto di nomi eccellenti della nomenclatura vicini al partito islamico Akp al potere, fra cui i figli dei ministri dell'Economia, dell'Interno e della Pianificazione Urbana. Tra i fermati anche il sindaco del distretto di Fatih a Istanbul, Mustafa Demir (del partito Akp), gli imprenditori Ali Agaoglu e Ruiza Sarraf e il direttore generale della banca pubblica Halkbank Suleyman Aslan. 
 Erdogan: complotto straniero
 Erdogan finora ha ignorato le pressioni a dimettersi definendo l'inchiesta come un complotto straniero per minare l'ascesa della Turchia e danneggiare il suo governo in vista delle elezioni di marzo. E nei giorni scorsi i vertici della polizia di Istanbul, responsabile delle indagini, sono stati decapitati: sono stati rimossi i capi dei cinque più importanti dipartimenti, fra cui quello per la criminalità finanziaria. 
Il presidente Gul: rimuovere i ministri coinvolti 

I ministri turchi coinvolti nel recente scandalo sulla corruzione e le tangenti dovrebbero essere rimossi dai loro incarichi. E' quanto lascia intendere il presidente Abdullah Gul rispondendo alle domande dei giornalisti alla vigilia di Natale. "Il primo ministro Erdogan sta facendo preparativi e valutazioni sulla questione" ha detto, annunciando anche un prossimo incontro tra i due. 

sabato 28 settembre 2013

I ministri del Pdl si dimettono. E' crisi

ROMA  - "I ministri del Pdl rassegnano le proprie dimissioni'. Lo fa sapere Angelino Alfano - tramite la sua portavoce -, dicendo di parlare a nome di tutta la delegazione del Popolo della Libertà: la decisione è relativa al mancato blocco dell'aumento dell'Iva. Non ci sono più le condizioni per restare. Si tratta di un passo indietro anche per un confronto e responsabilità più chiari. 
Poco prima Silvio Berlusconi aveva dichiarato irricevibile l'ultimatum di Letta e la decisione aumento Iva 'una grave violazione' dei patti di governo. "Ho invitato la delegazione del Popolo della Libertà al governo a valutare l'opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani'. 'La decisione assunta ieri dal Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, di congelare l'attività di governo, determinando in questo modo l'aumento dell'Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo, contraddice il programma presentato alle Camere dallo stesso Premier e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori durante la campagna elettorale e al momento in cui votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto". 
'Il chiarimento avvenga in Parlamento alla luce del sole e di fronte ai cittadini', ha dichiarato Enrico Letta. Il presidente del Consiglio è stato informato in anticipo dal vicepremier Angelino Alfano di quanto Berlusconi aveva deciso ed è in costante contatto con il Capo dello Stato. Il tentativo di rovesciare la frittata sulle ragioni dell'aumento dell'Iva è contraddetto dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti perché il mancato intervento è frutto delle dimissioni dei parlamentari Pdl e quindi del fatto che non era garantita la conversione del dl in legge. E' la posizione di Enrico Letta secondo fonti di P.Chigi.
"Sulla base del comunicato del presidente Berlusconi, i ministri del Pdl si dimettono dal governo Letta in seguito alle posizioni negative prese ieri dal presidente Enrico Letta al consiglio dei ministri. Apprezzo la decisione dei ministri sul terreno di una cristallina condotta scevra da ogni preoccupazione di potere - che ribadisce una netta distinzione dalla sinistra che anche in questa occasione si è assunta gravissime responsabilità - così come ho apprezzato la loro azione di governo. Ma ritengo che una decisione di così rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall'ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari il cui ruolo in questa cosi difficile situazione politica andrebbe esaltato sia sul piano delle scelte politiche da prendere sia su quello dell'iniziativa politica". Lo afferma in una nota il deputato Pdl Fabrizio Cicchitto.
"Il M5S non ha suo dna la possibilità di realizzare accordi o alleanze né per Governi normali, né per Governi di scopo". Lo ha detto il senatore Nicola Morra del M5S nell'edizione straordinaria del TgLa7. "Dovremmo valutare fra di noi le situazioni che matureranno - ha poi precisato - ma dal nostro punto di vista non c'e' niente di più democratico che un ritorno alle elezioni". Anche con questa legge elettorale? "Noi siamo stati gli unici insieme a Sel a votare la mozione Giachetti, se loro avessero voluto cambiarla l'avrebbero votata: perché invece non l'hanno fatto?".
"Non si andra' ad elezioni perche' troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che in Parlamento c'e' una maggioranza in grado di evitarlo". Cosi' il viceministro Stefano Fassina al TgLa7. "Dobbiamo approvare la legge stabilita' e la legge elettorale perche' se non lo facciamo vuol dire fare del male molto seriamente all'Italia".

lunedì 1 luglio 2013

Egitto: riunione d’emergenza dei militari, 5 ministri si dimettono

IL CAIRO -  E' in corso una riunione del consiglio supremo militare egiziano presieduto dal ministro della Difesa e comandate delle forze armate Abdel Fattah el Sissi.  Il presidente Mohamed Morsi non partecipa ai lavori. Le forze armate renderanno noto a breve un comunicato "urgente" sugli sviluppi in corso nel Paese

I ministri del Turismo, dei rapporti col parlamento, delle telecomunicazioni, dell'ambiente e delle risorse idriche hanno presente una lettera di dimissioni insieme spiegando di volersi unire i manifestanti e di essere contrari alla politica del governo. Lo riferiscono fonti del governo egiziano.