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mercoledì 11 settembre 2013

Indagati per omicidio colposo 4 medici della clinica dove è morto Alberto Bevilacqua

ROMA -  La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone in relazione alla morte dello scrittore Alberto Bevilacqua. Sono tutti medici della clinica Villa Mafalda dove lo scrittore era ricoverato. Nei loro confronti si ipotizza il reato di omicidio colposo. Per la Procura si tratta di "un atto dovuto", necessario per procedere con l'autopsia, accertamento richiesto dal legale della compagna dello scrittore, Michela Macaluso.
L'iscrizione, effettuata dal pm Elena Neri in vista dell'autopsia, riguarda Mario Maggio, il direttore sanitario della clinica Villa Mafalda, dove lo scrittore è morto lunedì, e i professori Antonio Ciccaglioni, Claudio Di Giovanni e Giuseppe Gentile che si sono occupati di Bevilacqua durante gli undici mesi di ricovero presso la struttura privata.


Nei mesi scorsi i legali della compagna dello scrittore, Michela Macaluso, avevano presentato a piazzale Clodio una denuncia contro ignoti per lesioni colpose sostenendo che la struttura non fosse adeguata per le condizioni di Bevilacqua. Lo scrittore fu ricoverato l'11 ottobre 2012 per uno scompenso cardiaco.

lunedì 3 giugno 2013

Roma: pazienti sani di una clinica sottoposti a chemioterapie per tumori che non c’erano e lucrare rimborsi. 7 indagati, che negano

ROMA - Villa Mafalda, la clinica romana già finita sotto i riflettori per altre vicende giudiziarie, è di nuovo nella bufera: la Procura della capitale sospetta che le cartelle cliniche della casa di cura siano state gonfiate per ottenere importanti rimborsi dalle assicurazioni sanitarie. In particolar modo, sarebbero stati diagnosticati dei tumori a persone sane per spingerle a radioterapie o addirittura trattamenti di chemio. 
La casa di cura romana in passato è stata già al centro di altri casi, come le operazioni di chirurgia estetica fatte passare come operazioni urgenti e, lo scorso inverno, del caso dell'assistenza allo scrittore Alberto Bevilacqua, che, secondo la famiglia, era "ostaggio" della clinica. Secondo i pm, la pratica dura da circa quattro anni nei quali i falsi tumori venivano svelati al paziente dopo banali interventi chirurgici oppure dopo esami in cui le neoplasie benigne venivano fatte passare come maligne. 

Nel registro della Procura sono finiti quattro medici e tre infermieri. Tutti respingono fermamente le accuse e chiedono un incidente probatorio, con consulenti esterni chiamati alle perizie sui casi. "Gonfiare le diagnosi è insensato - è la difesa - il materiale biologico su cui fondiamo le diagnosi viene inviato anche negli Stati Uniti. Le nostre verifiche sono maniacali, l'errore emergerebbe subito. L'accusa si scioglierà come neve al sole".  

sabato 26 gennaio 2013

Alberto Bevilacqua, in gravi condizioni, “ostaggio” di una clinica privata


ROMA -  Si sono aggravate le condizioni di Alberto Bevilacqua, ricoverato in una clinica privata a Roma tre mesi fa per uno scompenso cardiaco. Le condizioni dello scrittore appaiono preoccupanti, con un'infezione alle vie respiratorie che compromette le funzioni vitali. Ma il caso è finito sul tavolo di un pm: Bevilacqua necessita del trasferimento in una struttura pubblica ma per farlo è necessaria la firma di un parente o di un congiunto. La compagna non può e ha sporto denuncia.
La donna, Michela Macaluso, come riportato dal Corriere della Sera, ha depositato in Procura una denuncia nei confronti della casa di cura “Villa Mafalda”, struttura presso la quale l’autore è ricoverato. Secondo l'esposto, lo scrittore sarebbe ostaggio della struttura privata che, nonostante il peggioramento del paziente, non ha ancora provveduto a trasferirlo.
I magistrati hanno già aperto un’inchiesta per lesioni colpose nei confronti dei medici della casa di cura. Sequestrate la documentazione e la cartella clinica del paziente. La Macaluso ha scelto di rivolgersi ai magistrati nella speranza che l'autorità giudiziaria riesca a sbloccare il trasferimento. L'avvocato, Giuseppe Zaccaria, sostiene che questa misura sia l'ultima speranza di "salvare la vita a Bevilacqua".

"La mia cliente - dice il legale sul Corriere - è angosciata e stupefatta. Malgrado l'emergenza infatti, i medici di Villa Mafalda continuano a non provvedere al trasferimento in un’altra struttura in grado di offrire allo scrittore le dovute cure specifiche"
Bevilacqua e la Macaluso non sono sposati e per tanto la firma della compagna per il trasferimento non avrebbe nessun valore. Ma oltre al danno come sempre non può mancare la beffa, Michela Macaluso si è appena vista recapitare una lettera dalla direzione di “Villa Mafalda” dove si comunica che la retta per i tre mesi di ricovero è pari a 640mila euro.