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lunedì 18 agosto 2014

INDONESIA: due turisti italiani naufragi in mare per 2 giorni, salvati assieme ad altri 23



GIACARTA - Otto stranieri e cinque indonesiani, naufragati sabato scorso sulla loro barca a est dell'Indonesia, sono stati soccorsi questa mattina. Lo hanno reso noto i servizi di salvataggio. Di 25 persone che erano a bordo, 23 sono state salvate e 2 restano disperse. Tra le persone recuperate ci sono due italiani. Lo hanno reso noto i servizi di soccorso indonesiani, secondo i quali c'erano 18 turisti stranieri, dalla Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Spagna, Paesi Bassi, Germania, Francia e Italia. Due stranieri rimangono mancanti. Alcuni erano stati recuperato già domenica, gli altri (italiani compresi) sono stati trovati nelle prime ore di oggi a circa 100 chilometri al largo della costa dell'isola di Sumbawa, che è vicino a Sangeang.
Il battello turistico è affondato durante una tempesta che ha colpito tutto l'arcipelago: i turisti sono siprsavvissuti  in una scialuppa  o galleggiando nei loro giubbotti di salvataggio. "Sono stati tutti trovati insieme, alcuni nella scialuppa e qualcuno galleggiante nei giubbotti di salvataggio  al largo di Sape", a est di Sumbawa, ha detto il funzionario Budiawan, capo della agenzia di ricerca e soccorso  sull'isola di Lombok, che si trova ad ovest di Sumbawa: l'uomo  ha detto che i naufraghi italiani e gli altri erano ormai nella città di Sape.
Un giornalista di AFP a Sape ha visto alcuni delle persone soccorse in trattamento in un centro di salute della comunità. Sono apparsi in stato di shock.
Il sopravvissuto francese Bertrand Homassel ha detto che lui e un gruppo di altri ha dovuto nuotare per sei ore per raggiungere Sangeang dopo che la nave è affondata lentamente e che solo un piccolo numero era potuta salire nell'unica scialuppa di salvataggio. Ha asggiunto che la barca ha iniziato affonda dopo essere stato colpito da una tempesta nella notte di venerdì, che aveva danneggiato lo scafo.
"Sei persone erano nella scialuppa. Gli altri sono saliti sul tetto della barca, che non era completamente affondato", ha detto, parlando da un hotel a Bima, una città a Sumbawa, dove sono state portate le prime persone soccorse domenica.
 "Abbiamo aspettato fino a mezzogiorno di sabato Eravamo a cinque chilometri dalla costa - c'erano molti grandi onde. La gente ha iniziato a farsi prendere dal panico ... Ognuno ha preso la decisione di nuotare verso l'isola più vicina, a cinque chilometri di distanza, dove c'era un vulcano in eruzione."
Ha detto che sono arrivati ​​a Sangeang mentre il sole stava tramontando, trovandola deserta. Hanno trascorso la notte, sopravvivere bevendo la propria urina e mangiare le foglie.
Domenica hanno attirato l'attenzione di una barca che passava agitando i loro giubbotti di salvataggio, e sono stati salvati e portati a Bima, ha detto. "Sono stato davvero molto fortunato", ha aggiunto Homassel.

sabato 24 agosto 2013

Rapiti da poliziotti corrotti e poi liberati due turisti italiani in Thailandia

BANGKOK - Brutta avventura per due turisti italiani sono stati sequestrati per 24 ore in Thailandia da poliziotti corrotti, e poi liberati dalla polizia. Lo rivela il quotidiano Bangkok Post. I rapiti secondo il quotidiano sono Danilo De Vito, 51 anni, e Antonio De Muro, 62. Lunedì, spiega la ricostruzione della forze dell'ordine, De Vito e Di Muno sarebbero stati arrestati da quattro poliziotti alcune ore dopo il loro arrivo nel Paese, dove si erano recati in vacanza, mentre stavano prelevando dei contanti ad un bancomat a Bangkok, nell'area Nana.
I poliziotti hanno chiesto ai due turisti, accusati di utilizzare un bancomat falso, di pagare due milioni di baht (quasi 47mila euro) per fare cadere le accuse. Dopo essere riusciti a dimezzare l'importo richiesto, De Vito e Di Muno hanno avvisato le loro famiglie in Italia, cui hanno chiesto i soldi. I parenti avrebbero quindi allertato la polizia italiana che ha poi avvertito l'Interpol.
Martedì, la polizia ha trovato i due italiani incolumi in un motel di Bangkok, dopo che avevano già trasferito i soldi in Thailandia. La polizia ha anche arrestato un cittadino dell'Uzbekistan che avrebbe fatto da interprete agli agenti di polizia, due dei quali si sono consegnati, mentre altri due sono latiutanti.

domenica 18 marzo 2012

Due turisti italiani rapiti dai maoisti nello stato di Orissa, in India. Stavano fotografando delle donne che facevano il bagno in un fiume. Scade l'ultimatum

I due italiani rapiti nell'area dei guerriglieri maoisti di Surada nello stato dell'Orissa


PURI (India) - Rapitidue italiani in India nello stato federato di Orissa nella parte orientale di Paese: sono Paolo Bosusco e Claudio Colangelo. Bosusco, 54 anni, è in India da oltre un decennio e  gestisce assieme al socio Bijay Kumar Dash un'agenzia turistica di trekking nella città di Puri, l'Orissa Adventurous Trekking, specializzata nelle tribù primitive della regione, aperta da novembre a giugno ed è di Condove (Torino). Claudio Colangelo è un turista romano di 61 anni.
Fin da ieri sera l'unità di crisi è stata in contatto con il console generale a Calcutta Joel Melchiori che ha operato in collaborazione con la polizia locale per aver conferma del rapimento. Il console si è recato sul posto. Il ministero si mantiene in contatto continuo con i parenti dei due italiani, mentre l'ambasciatore italiano in India Giacomo Sanfelice ha attivato tutti i contatti con le autorità indiane sia a livello centrale, sia a livello locale. Le trattative delle autorità indiane con i maoisti per il rilascio dei due italiani rapiti nello stato dell'Orissa sono in corso e non si esclude un rinvio della scadenza dell'ultimatum. Lo ha affermato l'ambasciatore italiano a New Delhi in un'intervista a SkyTg24 in cui ha comunque ribadito di non aver "ancora notizie dirette dei due connazionali". "Le autorita' hanno lanciato un pubblico appello per far rilasciare i nostri cittadini - ha detto l'ambasciatore - ma allo stesso tempo hanno offerto anche di aprire su tutti i punti che loro hanno chiesto". Sanfelice ha detto anche di aver chiesto assicurazioni al chief minister dell'Orissa Naveen Patnaik che ritiene che "l'offerta pubblica di trattativa risponda all'ultimatum proposto" e che quindi "la scadenza potrebbe essere rinviata".
In precedenza, la polizia del distretto di Kandahamal, in Orissa, aveva già confermato il sequestro dei due italiani avvenuto il 14 marzo nell'area di Surada. L'annuncio era stato dato dalla tv indiana 'Ndtv', secondo cui al momento del rapimento i due turisti stavano scattando - secondo un audiomessaggio dei rapitori - delle "riprovevoli foto" ad alcune donne che facevano il bagno sulla riva di un fiume. "Abbiamo arrestato due turisti italiani che, come centinaia di stranieri, trattano le popolazioni locali come scimmie". E' una delle frasi piu' forti dell'audiomessaggio.
Paolo Bosusco (a destra) nella sua agenzia a Puri con il socio Kumar Dash
La conferma e' stata data dal sovrintendente della polizia Jaynarayan Pankaj, il quale ha precisato che Surada si trova nel distretto di Ganjam, proprio al confine con quello di Kandhamal. L'ufficiale ha detto che sono state sequestrate quattro persone, due di esse indiani residenti a Puri che sono stati rilasciati. Il sopraintendente della polizia di Kandhamal JN Pankaj ha detto che i due turisti italiani insieme ad alcuni tour operator provenienti da Puri erano venuto a Daringibadi, un luogo turistico nel distretto di Kandhamal il 12 marzo e la polizia li aveva messo in guardia contro la minaccia maoista nella zona. Dandapani Mohanty, uno dei mediatori che avevano negoziato con il governo per ottenere il rilascio del rappresentante del governo del distretto di Malkanagiri rapito lo scorso anno ha lanciato un appello ai maoisti perché non fissino un termine per l'adempimento delle loro richieste. Mohanty ha anche fatto appello al primo ministro Naveen Patnaik perché intervenga immediatamente in materia. 

I due italiani sono stati rapiti non ieri ma mercoledi' scorso nello Stato di Orissa. Come riferisce il Times of India i connazionali sono stati sequestrati nella foresta di Gazabaldi nella provincia di Kandhamal al confine con quella di Ganjam. La notizia e' stata data solo ieri quando sono stati liberati dai maoisti i due indiani che erano con loto, il cuoco, Sontosh Moharana, ed un accompagnatore, Kartik aridas. "Circa 30 guerrigilieri maoisti ci hanno preso in ostaggio la mattina del 14 marzo quando stavamo preparando qualcosa da mangiare nella foresta di Gazabaldi. Ci hanno incappucciato e portati via facendoci camminare per 5 km", ha riferito Moharana, aggiungendo che "non ci hanno fatto male e ci hanno trattato bene". 



Il governatore dello Stato indiano dell'Orissa, Naveen Patnaik, ha lanciato un appello ai maoisti affinche' rilascino "immediatamente" i due italiani rapiti per "ragioni umanitarie". Solo dopo, ha aggiunto, "saremo disponibili a discutere" sulle richieste dei ribelli. "Condanno questo crimine", ha aggiunto il governatore, attorniato dai giornalisti. Questa mattina il governo dell'Orissa aveva tenuto una riunione d'emergenza e un'altra e' stata convocata per il pomeriggio.
Paolo Bosusco durante un trekking
Claudio Colangelo
I maoisti avevano rapito il rappresentante del governo R Veenel Krishan insieme ad un ingegnere junior da una zona remota del Malkanagiri nel febbraio dell'anno scorso. I due erano stati rilasciati dopo che il governo aveva raggiunto un accordo con i tre mediatori, uno dello stato dell'Odissa e due di Andhra Pradesh.L'identita' dei rapiti, Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, coincide con quella fornita in un primo momento dai media indiani e ricavata da un audio-messaggio dei maoisti.
Secondo il sito di Ndtv, i guerriglieri maoisti avrebbero già chiesto un riscatto e avanzato altre richieste al governo per il rilascio dei due italiani. Tra le 13 richieste avanzate figurerebbero anche il rilascio di tutti i 'prigionieri politici' e la fine dell'operazione 'Green Hunt', l'offensiva lanciata alla fine del 2009 dalle truppe governative contro le postazioni dei maoisti in cinque stati, tra cui l'Orissa. Il leader storico del movimento, Sabyasachi Panda, ha sostenuto che si deve aprire subito una trattativa sul documento contente 13 rivendicazioni che era stato diffuso nel febbraio 2011. La piattaforma fu pubblicata dopo il rilascio del rappresentante del governo nel distretto di Malkangiri tenuto in ostaggio per otto giorni. Panda ha chiesto ai governi dello Stato e dell'Unione di sospendere entro stasera tutte le operazioni di sicurezza. L'emittente NDTV ipotizza che dietro al sequestro ci possa essere uno scontro in seno ai maoisti: Panda, il leader dei maoisti in Orissa, è considerato un 'moderato' che si è schierato in passato contro gli omicidi indiscriminati commessi dai ribelli. Ultimamente avrebbe perso influenza all'interno della leadership, largamente influenzata dai gruppi che agiscono nello Stato dell'Andhra Pradesh e che sostengono una linea più dura.
E' la prima volta che i maoisti sequestrano turisti stranieri. Il rapimento dei due italiani non appare in alcun modo legato alla vicenda dei due marò italiani arrestati nello stato indiano del Kerala.
L'Orissa è uno stato federato dell'India orientale, con una popolazione di circa 37 milioni di abitanti. E' uno degli Stati più poveri dell'India, nonostante ingenti ricchezze minerarie. Nell'Orissa sono attivi circa 20.000 guerriglieri maoisti, che rappresentano oggi una delle principali sfide per la sicurezza interna dell'India. Occupano un 'corridoio rosso' che s'estende dallo Stato meridionale dell'Andhra Pradesh, attraversa il Chattisgarh, fino al Bengala Occidentale e al Nepal. Secondo stime del governo, i ribelli comunisti sono presenti in un terzo dei 600 distretti indiani, in prevalenza campagne e foreste popolate da comunità tribali.
Nel 2009, l'anno più sanguinoso, hanno lanciato oltre mille attacchi contro obiettivi governativi, uccidendo almeno 600 persone. Noti come Naxaliti dall'insurrezione del 1967 a Naxalbari, nel Bengala Occidentale, rappresentano un movimento con diverse sfaccettature. Secondo alcuni analisti, i maoisti sarebbero finanziati e armati dalla Cina. Ma i sanguinosi attentati, le estorsioni e i rapimenti per finanziarsi li hanno confinati dietro un muro di ostilità dell'opinione pubblica. In loro favore si sono tuttavia levate voci di intellettuali di sinistra come la scrittrice pacifista Arundhati Roy, che si era detta pronta a mediare in un eventuale negoziato di pace coi ribelli.
«Sono disperato, mi chiedo ancora se quello che è successo a mio figlio è vero o no». Sono le parole di Azelio Bosusco, 89 anni, padre di Paolo. L'anziano ha difficoltà di udito e colloquia con l'aiuto di una badante. «Ho appreso del rapimento dal telegiornale - ha detto - e ho capito che poteva trattarsi di mio figlio». La conferma è arrivata quando i Carabinieri hanno informato l'anziano e sua figlia Vanna, di 55 anni. «Aspettavo che mio figlio tornasse la prossima estate - ha aggiunto Azelio Bosusco - per poter andare con lui nella casa in montagna, come facciamo ogni anno». La casa è quella di borgata Pralesio, sulle alture di Condove dove vive quando non è in India o all'estero. «Mi racconta spesso - ha aggiunto - delle sue avventure in India, della giungla e della natura di quel posto. Adesso - conclude Azelio Boscusco - spero soltanto che torni sano e salvo». 


L'agenzia di Bosusco "rapporti genuini con le popolazioni"




L'agenzia di Bosusco - dice il suo sito internet - "si occupa prevalentemente di organizzare trekking e spedizioni nelle zone più intatte dell'Orissa dal punto di vista ambientale e etnografico". Si precisa che a parte il trasferimento a Puri, "tutti gli itinerari sono svolti sempre a piedi" usando "gli stessi sentieri usati dalle popolazioni tribali".
In particolare, si promette di instaurare "dei rapporti genuini e onesti con le popolazioni che vivono ancora una vita secondo le loro antiche usanze e tradizioni". Oltre ai trekking si organizzano anche discese in canoa e osservazione degli animali. Per quanto riguarda il programma è "su misura" a seconda delle esigenze dei clienti. Sul sito sono pubblicate decine di foto in cui si vede Bosusco con le comunità tribali.
Di recente in India è scoppiata un'accesa polemica sui cosiddetti "safari umani", dopo un video in cui si vedevano turisti indiani chiedere a una tribù delle isole Andamane di ballare davanti alle telecamere. A questo proposito, lo scorso febbraio il governo dell'Orissa ha introdotto regole più severe per i turisti stranieri e ricercatori che vogliono recarsi nei territori di alcune comunità tribali "protette", tra cui i Dongria Kondh, famosi per la loro resistenza al colosso minerario Vedanta.