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martedì 22 ottobre 2013

Dà uno schiaffo al figlio di 6 anni che non vuole leggere: padre condannato a un mese ad Arezzo

AREZZO - Il figlio di sei anni non voleva leggere e così il padre gli ha dato uno schiaffo. Il gesto è costato all'uomo, di 50 anni, una condanna a un mese, pena sospesa, per abuso dei mezzi di correzione. Ad accorgersi dell'accaduto, qualche anno fa, è stata la moglie per la quale il tribunale di Arezzo ha previsto anche un risarcimento. Il bambino non era andato poi a scuola per diversi giorni. La coppia si è poi separata.
L'episodio risale al 2009 nella Valdichiana aretina ma è stato discusso lunedì in tribunale ad Arezzo. Stando a quanto ricostruito durante il dibattimento, la madre del piccolo, rientrata a casa dal lavoro, aveva notato il segno di uno schiaffo nella guancia arrossata del piccolo. A quel punto avrebbe chiesto al padre di spiegare il perché e lui si sarebbe giustificato dicendo che il bambino, che faceva la prima elementare, non voleva leggere. In casa ci sarebbe stato anche il figlio più grande dell'uomo, avuto da un precedente matrimonio. Non è chiaro chi abbia avvisato i carabinieri, se la moglie o il figlio più grande, sentito anche lui come testimone in aula, ma la denuncia è scattata e così la vicenda è giunta davanti al giudice. 
L'uomo è stato giudicato colpevole e condannato a un mese e a risarcire la parte civile rappresentata dalla ex mogli. 


martedì 30 agosto 2011

Da uno scapellotto al figlio che fa i capricci. Tre giorni di carcere: è accaduto a un italiano in vacanza a Stoccolma, dove i bambini non si toccano neanche con un fiore

STOCCOLMA - Il capriccio di un ragazzino. Uno schiaffo del padre per rimproverarlo e un weekend di vacanza si trasforma in tre giorni di galera. La storia arriva da Stoccolma. Protagonista, un consigliere comunale di Canosa di Puglia, un comune a nord di Bari. Il politico pugliese, Giovanni Colasante, 46 anni, ha commesso una "colpa" che per il governo svedese è un reato da punire addirittura con il carcere. Ha dato uno schiaffo al figlio 12enne che faceva i capricci davanti a un ristorante della capitale svedese. Ora, in attesa della sentenza del giudice che si pronuncerà martedì prossimo, Colasante, eletto con una lista civica di centrodestra, ha l'obbligo di firma nella località dove era in vacanza con la famiglia e un gruppo di amici.

Non è chiaro se l'uomo sia stato visto schiaffeggiare il ragazzo da alcuni avventori del ristorante che avrebbero poi chiamato gli agenti, o se sia stato notato proprio dalle forze dell'ordine nell'atto di dare lo scappellotto al figlio. Fatto sta che si è visto circondare, ammanettare e accompagnare al posto di polizia con l'accusa di maltrattamenti su minori.

La legge svedese, infatti, non ammette che i genitori alzino le mani sui figli. Colasante sarebbe dovuto partire insieme alla sua comitiva per una crociera tra i fiordi, ma ha passato invece tre giorni nel carcere di Stoccolma. Scarcerato venerdì scorso, è rimasto in Svezia insieme alla moglie per ottemperare agli obblighi in vista dell'udienza, mentre i compagni di viaggio e i figli sono rientrati a Canosa.