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giovedì 28 novembre 2013

Renzi: le larghe intese non ci sono più, non si può far finta che sia tutto uguale

ROMA  - 'Oggi il governo delle larghe intese è saltato, con il ritiro di Forza Italia e la decadenza di Berlusconi non c'è più. Allora questo governo non può continuare ad andare avanti facendo finta che tutto sia rimasto uguale. Bisogna dare una svolta. Bisogna fare finalmente le cose che servono'. Lo afferma in un colloquio con il Corriere della Sera il sindaco di Firenze Matteo Renzi, candidato alle primarie per la segreteria del Pd.
''Il Pd in questi mesi, in queste settimane - osserva - è stato molto prudente, paziente, responsabile. Ok, siamo stati dei 'good guys', dei bravi ragazzi. Però adesso è il momento di chiedere che le cose si facciano, e quindi ci faremo sentire'. E la nuova maggioranza potrà avere la forza per fare le riforme 'perché il Pd che è il partito più importante della coalizione ha queste idee in testa, e quindi se noi le abbiamo in testa le tireremo fuori'. Altrimenti 'finish' ripete Renzi, spiegando che per creare nuovi posti di lavoro bisogna 'rimuovere gli ostacoli alle imprese', bisogna, 'togliere burocrazia, oppressione fiscale e sistema della giustizia' ma 'la legge di stabilità non va in questa direzione, è un semplice intervento di tenuta dei conti'. Peraltro, sul fronte dei conti pubblici, per Renzi 'ridurre il debito è fondamentale' ma 'credo che si debbano fare le cose con intelligenza. Oggi se devo dare il 3% di Eni con un'operazione come quella che è stata immaginata, è un errore, non ha senso' perché è 'maquillage finanziario che serve al governo per risolvere un problema di cassa'.

Quanto al suo sfidante Gianni Cuperlo 'La sinistra che hanno in mente loro è una sinistra che ha sempre perso. Io credo che sia molto di sinistra scommettere sulle donne come stiamo facendo qua a Firenze, investire sugli asili nido, investire in cultura, start-up. Stiamo facendo molte cose che sono di sinistra, che sono l'investimento sul domani. C'è una parte della sinistra che vuole la sinistra vecchia maniera, la sinistra tutta legata al passato. Quella sinistra lì vogliamo sconfiggerla'.

venerdì 12 aprile 2013

Berlusconi: pronti a votare un pd al Quirinale. Ma poi governo di larghe intese


ROMA - Il leader del Pdl Silvio Berlusconi smentisce l'esistenza di un'ipotesi di scambio tra uno strumento giuridico per archiviare i suoi processi e un'intesa col centrosinistra per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. E ammette - in un'intervista al quotidiano "La Repubblica" - che una disponibilità a votare un rappresentante del Pd, compreso Pierluigi Bersani, per il Colle non è venuta meno. Ma ad una condizione: "Poi si deve fare insieme un governo di larghe intese".
"Un'amnistia? Non ne ho mai sentito parlare. Io, ormai, a questi patti - afferma Berlusconi - non credo più. Il mio giudice a Berlino è la Corte di Cassazione". In questi giorni, però, la possibilità dell'amnistia è stata spesso associata all'intesa per il successore di Napolitano. "Ma io è la prima volta che ne sento parlare. È un'ipotesi - aggiunge il leader del Pdl - di cui non ho mai discusso con nessuno. E poi io in queste settimane ho solo incontrato Bersani tra gli uomini della sinistra. In quella riunione abbiamo ragionato su quel sta succedendo in questo Paese, sicuramente del Quirinale. E basta".
Ma un'intesa su un presidente della Repubblica di centrosinistra deve comportare la nascita di un governo di larghe intese? Certo, questo è chiaro».È una condizione ineliminabile? Se concordiamo una strada per il Quirinale - risponde Berlusconi - anche sull'altro lato dobbiamo trovare un raccordo in un esecutivo di larghe intese, con ministri scelti insieme. Altrimenti niente. Un governo ballerino, sostenuto da qualche gruppetto non avrebbe la forza di assumere i provvedimenti di cui il Paese ha bisogno per salvare l'economia e per trattare in Europa tutto quello che si deve modificare ne- gli accordi dell'Ue. Perché la situazione è drammatica e nessuno può far finta di niente. Se invece si va appresso ai grillini...».

martedì 9 aprile 2013

Bersani insiste: governo di minoranza e presidente e convenzione con larghe intese


ROMA - "Anch'io, a mio modo, ho una proposta di larga intesa". A sostenerlo è il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che però subito dopo delude chi si attende un'apertura al Pdl: "Propongo - spiega infatti - di svolgerla in un certo modo che permetta un cambiamento e non la fossilizzazione" con un governo di minoranza come avvenne nel 1976, anno citato ieri da Napolitano come anno in cui vennero fatte scelte coraggiose con il compromesso storico.
"Si faccia un governo di cambiamento - ha detto quindi Bersani, rilanciando la proposta fatta già nei giorni scorsi - si istituisca unaconvenzione per le riforme affidata a chi non governa, si scelga assieme un presidente della Repubblica che abbia una larga base parlamentare. Nel 1976 c'era uno che governava, ed altri che lo consentivano. Era una forma di governo di minoranza. Io mi sono rivolto al M5S e al Pdl e ho detto "consentite il governo": loro hanno detto "no", non io".
"La mia idea - ha detto ancora il segretario del Pd, intervenendo al programma "Agorà" - è che questa corresponsabilità comune sia nella direzione del cambiamento, non dell'arroccamento e della paralisi".
Bersani ha sottolineato che, come nel '76, anche nella proposta da lui ribadita c'è una forma di "riconoscimento reciproco" tra i vari poli in campo: "La mia è una forma di governo di minoranza. Nella mia formula c'è un riconoscimento reciproco. La forma di responsabilità comune io la svolgo in un certo modo, perché un governo in cui ci sono io e Gasparri non è ciò di cui l'Italia ha bisogno".
 Bersani si è quindi detto pronto a un passo indietro se non dovesse andare in porto la sua proposta del doppio registro per formare il nuovo governo. "Altre proposte non fanno per me - ha spiegato infatti il segretario del Pd -, e io sono disposto ad un passo indietro per il mio Paese. Se c'è qualcosa al di sotto di questo ci acconceremo, ma non bastano alle esigenze del Paese". "Togliamo di mezzo questa bersanite acuta - ha poi aggiunto - io sono a disposizione: se servo bene, altrimenti mi tolgo di mezzo".
"A proposito di larghe intese, e governissimi, io ho vissuto la fase finale del governo Monti. Noi siamo rimasti lì e Berlusconi si è "dato" tre mesi prima. Quando lo incontro glielo dico: "Ti conosco, mascherina". Noi abbiamo già dato". 
Se ci saranno le elezioni anticipate a giugno, Bersani ha detto di non sapere ancora se sarà candidato: "Devo ancora pensarci" ha spiegato infatti il segretario Pd, spiegando che, quanto alle primarie, "ci sono già state e non so se ci risaranno".