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giovedì 22 gennaio 2015

SAVONA, suicida in carcere il serial killer delle prostitute

Bartolomeo Gagliano
SANREMO, 22 gennaio - Bartolomeo Gagliano, il serial killer di Savona condannato di recente a oltre 6 anni di reclusione per l'evasione dal carcere di Marassi e il sequestro di un panettiere avvenuto durante la fuga verso la Francia nel 2013, si è suicidato nel carcere di Sanremo. Gagliano si è impiccato con un lenzuolo alle sbarre della finestra della sua cella. L'uomo, 56 anni, era evaso nel dicembre del 2013 durante un permesso premio ed era poi stato catturato a Mentone, in Francia, dagli uomini della gendarmeria locale. Aveva con sé una pistola 7.65 con un colpo in canna. Durante la sua fuga aveva sequestrato un panettiere di Savona. Gagliano era stato condannato per tre omicidi negli anni Ottanta e poi per rapina ed estorsione nel 2005 e nel 2006. 

Nato nel 1958 a Nicosia (Enna) e trasferito in Liguria con la famiglia qualche anno dopo, commise il primo omicidio nel 1981 quando a Savona spaccò la testa di una prostituta con una pietra. Allora venne assolto perché ritenuto infermo di mente e condannato a 10 anni da scontare in un ospedale psichiatrico. Durante le licenze premio, evase più volte e proprio durante quelle evasioni uccise un transessuale e un travestito e tentò di ammazzare una prostituta. Anche in quel caso venne assolto per vizio totale di mente e trasferito in un ospedale psichiatrico giudiziario.

venerdì 20 dicembre 2013

Il serial killer evaso sta dirigendosi verso la Francia. E forse ha già fatto una rapina

GENOVA - Continuano le ricerche di Bartolomeo Gagliano, il 55enne evaso a Genova mercoledì durante un permesso premio. L'uomo è stato segnalato in diverse località della Liguria, ma probabilmente sarebbe in fuga verso la Francia. Un'immagine confermerebbe questa ipotesi. Intanto una lettera del giudice smentiscono le parole del direttore del carcere, che aveva detto di non sapere che Gagliano fosse un omicida.
Cancellieri: "Si sapeva la sua storia" - Che i precedenti del killer fossero noti, poi, lo ha ribadito anche il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, riferendo alla Camera sulla vicenda: "Sia il magistrato di sorveglianza che il carcere erano a conoscenza dell'ampio curriculum criminale di Bartolomeo Gagliano".
Gagliano, tre omicidi alle spalle, è armato, probabilmente ha con sé una pistola calibro 7.65 ed è pronto ad usarla. Avrebbe addirittura aver fatto una rapina ad Alassio, per “autofinanziarsi”.  Nulla viene lasciato al caso: gli investigatori stanno controllando una decina di persone che hanno avuto contatti con il killer, nell'ipotesi che possano averlo aiutato durante la fuga verso la Francia o la Spagna. Le ultime foto segnaletiche risalgono a cinque anni fa ed è probabile che Gagliano possa aver cercato di cambiare aspetto: al momento dell'evasione aveva i capelli corti e brizzolati.
In carcere si sapeva che fosse un omicida - La fuga del serial killer ha scatenato un vespaio. Lo sa bene il giudice di sorveglianza Daniela Verrina che ha firmato il permesso premio. Il provvedimento - spiega però il magistrato - è stato preso "su basi legittime, dopo un lungo studio delle relazioni che riportavano da tempo una compensazione del disturbo psichiatrico, lucidità, capacità di collaborare, tranquillità e nessun rilievo psicopatologico". L'ispezione interna avviata per verificare eventuali responsabilità non è ancora conclusa. Il ministero ha ovviamente ricevuto tutta la documentazione in merito. 
Da un primo esame non sembrerebbero emergere irregolarità amministrative. Il fascicolo che ha accompagnato l'istanza di permesso, infatti, contiene le osservazioni dell'equipe di psichiatri e psicologi che seguiva il detenuto, l'estratto della sua cartella personale, il parere del direttore del carcere, Salvatore Mazzeo. Sotto osservazione però sono proprie alcune dichiarazioni e la posizione di quest'ultimo, che ha detto di non sapere degli omicidi. "Stano agli atti, per noi era solo un rapinatore", aveva detto Mazzeo poche ore la fuga. Parole che ora pesano come macigni e di cui dovrà assumersi le responsabilità.

Un killer camorrista non torna dal permesso a Pesaro
 Un collaboratore di giustizia, ex camorrista, non sarebbe rientrato nel carcere di Pescara allo scadere delle 8 ore concesse come permesso premio il 15 dicembre scorso. Pietro Esposito, 47 anni, aveva finito di scontare la pena per due omicidi ed era in prigione proprio per una precedente evasione. Prima di pentirsi, sarebbe stato uno dei killer protagonisti della faida di Scampia. E' il secondo caso in due giorni dopo la fuga di Bartolomeo Gagliano.
Fedelissimo del clan Di Lucia, stretto alleato dei Di Lauro, Esposito aveva da poco finito di scontare sei anni di prigione. Si trovava ancora in carcere per una condanna inflittagli proprio in seguito a una precedente evasione.
Con le sue dichiarazioni consentì di far scattare l'ordinanza di custodia nei confronti del boss Paolo Di Lauro. Da pentito fece individuare anche i responsabili dell'omicidio della 23enne Gelsomina Verde, nel quale era coinvolto, uccisa perché fidanzata di un esponente degli Scissionisti. A concedere il permesso premio era stato il giudice di sorveglianza di Pescara, Maria Rosaria Parruti. In corso la caccia all'uomo.

Una delle sue vittime fu torturata e bruciata - Gelsomina Verde fu torturata, uccisa e bruciata nel 2004, a 22 anni, durante la faida di Scampia. Esposito attirò in trappola la ragazza e la condusse da Ugo De Lucia, killer del clan Di Lauro, che la seviziò per indurla a rivelare il nascondiglio di Enzo Notturno, esponente del gruppo rivale degli "scissionisti". Gelsomina tuttavia non era in grado di fornire notizie; fu uccisa a colpi di pistola e poi bruciata nella sua utilitaria. Il delitto suscitò sdegno per la brutalità di De Lucia, che nel processo, conclusosi il 4 aprile del 2006, fu condannato all'ergastolo. A Pietro Esposito, che nel frattempo era diventato collaboratore di giustizia, fu invece inflitta la pena di sette anni e quattro mesi, in primo grado poi ridotta a sei anni.

mercoledì 18 dicembre 2013

Genova: serial killer pazzo in permesso premio (come mai?) rapina un automobilista e scappa. E' "molto pericoloso"

Bartolomeo Gagliano
GENOVA - Ha fermato all'alba un panettiere a Savona, minacciandolo con una pistola e si è fatto portare in auto a Genova dove doveva rientrare in carcere dopo un permesso-premio, poi ha fatto perdere le sue tracce. Protagonista Bartolomeo Gagliano, 55 anni, serial killer accusato di tre omicidi, due prostitute e un omosessuale. Le indagini sono condotte dal Commissariato di Cornigliano. Gagliano, siciliano di origine e residente a Savona, ha bloccato verso le 6 il commesso mentre stava ultimando le consegne per conto del panificio e, sotto la minaccia di una pistola, lo ha costretto a risalire in auto per recarsi a Genova. Prima di partire, però, ha caricato in auto tre borse. Giunti a Genova, Gagliano ha fatto scendere il commesso in via De Marini e si è allontanato con l'auto. Il pluriomicida è ricercato per rapina e evasione. Bartolomeo Gagliano è fuggito su una Fiat Panda di colore chiaro. E' un personaggio considerato «molto pericoloso» dalle forze dell’ordine. Ciò nonostrante, era in permesso premio...
Il primo delitto risale al 1981 quando uccise a Savona, sfondandole il cranio con una pietra, Paolina Fedi, di 29 anni, prostituta. Venne condannato a otto anni di manicomio criminale a Montelupo Fiorentino da dove evase nel 1989, assassinando poco dopo a colpi di pistola un transessuale uruguayano e un travestito e poi ferendo gravemente una prostituta. Azioni condotte assieme ad un complice, Francesco Sedda. La sua “firma” sugli omicidi, ricordano gli inquirenti, era un colpo di pistola alla bocca. La sua carriera criminale è poi segnata da evasioni da ospedali psichiatrici, rapine, detenzione di armi, possesso di sostanze stupefacenti, aggressioni, estorsioni. Era stato giudicato totalmente infermo di mente. Ciò nonostante, era in permesso premio...
"Noi non sapevamo che aveva quei precedenti penali" da serial killer,"per noi era un rapinatore". Lo ha detto (incredibile) il direttore del carcere di Marassi a Genova, Salvatore Mazzeo. Alla emittente ligure Primocanale ha spiegato: "Abbiamo valutato Gagliano in base al fascicolo di reato per cui era detenuto, che risale al 2006 e lo indica come rapinatore".
"Anche il magistrato di sorveglianza che ha firmato le ordinanze per i permessi - ha aggiunto il direttore del carcere - a quanto mi risulta ha valutato il profilo del detenuto sulla base di quel fascicolo, in cui sono indicati diversi reati ma non quelli di cui si parla oggi".



La biografia (che il direttore del carcere non conosceva)
Bartolomeo Gagliano nasce a Nicosia, in Sicilia, nel 1959, ma da bambino si trasferisce con genitori, Giuseppina Di Grazia e Antonio Gagliano, a Savona. Cresce in una famiglia normale e ha un’infanzianormale, ma a soli 22 anni, nel gennaio del 1981, uccide una prostituta tossicodipendente sua amantePaolina Fedi di 26 anni, che lo minacciava di rivelare i dettagli della loro relazione alla fidanzata ufficiale di Gagliano, che intanto aveva già prefissato la data delle nozze.
1981 - Il delitto dell’autostrada 
Gagliano 
uccide Paolina Fedi, prostituta di 26 anni, spaccandole la testa con un sasso. La corte lo ritiene incapace di intendere e di volere e lo condanna 10 anni di reclusione da trascorrere presso il manicomio giudiziario di Aversa(Caserta).
1983 - Prima licenza e prima fuga con sequestro di persona
Nell’ottobre del 1983, durante una licenza premio ,Gagliano sequestra un’intera famiglia, poi un tassista, poi ancora una famiglia in un negozio e infine si arrende alla polizia. Viene di nuovo internato nell’ospedale psichiatrico di Montelupo(Firenze), dove conosce Francesco Sedda. Sedda, nato a Nuoro nel 1958 ma residente in Liguria, è un delinquente come ce ne sono tanti, partire dai 18anni , si dedica esclusivamente ai furti e alle rapine, è inoltre tossicodipendente sieropositivo .
Francesco però è anche, secondo una perizia psichiatrica dell’epoca, totalmente infermo di mente. Per questo, dopo l’ennesima condanna per furto, viene rinchiuso nel manicomio giudiziario diMontelupo. I due nell’ospedale stringeranno non solo un’amicizia, ma un vero e proprio legame di sangue.
1989 - L’evasione dall’ospedale giudiziario e l’omicidio del transessuale
Sedda Gagliano evadono dall’ospedale l’11 gennaio del 1989 e l’8 febbraio uccidonoun transessuale uruguayanoNahir Fernandez Rodriguez di 32 anni. Gli sparanoin faccia con una pistola calibro 7,65 e poi lo abbandonano in una boscaglia lungol’autostrada Milano-Genova .
1989 - L’omicidio di San Valentino 
Il 14 febbraioSan Valentino, gli assassini freddano Francesco Panizzi, un travestitotossicodipendente di 34 anni, conosciuto nell’ambiente come “Vanessa”. Panizzi si era appartato con un cliente in auto, un operaio divorziato di 34 anni, quando qualcuno si è avvicinato all’auto e ha cercato di forzare la portiera. Convinto di essere vittima di una rapina, Vanessa è sceso dall’auto deciso a consegnare la borsa al malvivente, che però fa fuoco con la propria calibro 7,65. Il cliente è ferito di striscio, ma per Panizzi non c’è niente da fare: il proiettile gli trapassa la faccia.
1989 - Il tentato omicidio della prostituta Laura Baldi 
Passano solo 24 ore e una prostitutaLaura Baldi, viene orrendamente ferita da un proiettile calibro 7,65, che le trapassa la gola e le frattura la mascella, ma senza ucciderla. Questa volta però c’è un testimone, uno studente (soprannominato dai media come lo “studente nottambulo”) che ha visto l’aggressore. Un uomo alto 1.70, con i capelliricci e neri. L’identikit porterà all’erroneo arresto di un cuoco disoccupato, il 18 febbraio, che per fortuna rimarrà in galera solo giorni . Nel frattempo i giornali ricevonotelefonate anonime di un anonimo giustiziere” che dichiara di aver contratto l’Aids con una prostituta e di volersi vendicare uccidendo le ultime cinque con cui ha avuto rapporti. Naturalmente le indagini non portano a nulla, si tratta dei soliti mitomani.

Il 20 febbraioGagliano viene fermato, per puro caso, da un posto di blocco. Gli agenti loriconoscono subito come l’uomo evaso dall’ospedale di Montelupo e lo mettono in stato di fermo. A bordo dell’Opel Corsa guidata dall’uomo vengono inoltre ritrovati 2 bossoli calibro 7,65, sparati dalla stessa pistola che quella settimana ha freddato 2 uomini e ferito gravemente una donna.

Gagliano viene arrestato e in carcere tenta subito il suicidio. Dopo poco tempo,braccato dalla polizia, anche Sedda si arrende e si costituisce. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’e secutore dei delitti sarebbe stato sempre Gagliano, mentre Sedda avrebbe solo partecipato sia di persona che alla “pianificazione”. Non è escluso che fosse proprio lui il mitomane che telefonava ai giornalisti.

Entrambi dichiarati nuovamente infermi di mente, vengono rispediti all’ospedale psichiatrico giudiziario, questa volta in Emilia Romagna, nuovamente compagni di cella. I 2 serial killer faranno ancora parlare di sé in azioni solitarie. Nel 1991, Sedda evade e partecipa ad una rapina in provincia di Genova. Riportato di nuovo all’ospedale psichiatrico, vi resterà fino alla morte nel 1994, a soli 36 anni.
Le altre evasioni di Gagliano
Bartolomeo Gagliano è evaso ripetutamente dall’ospedale. E’ stato fermato con addosso degli esplosivi, ha ferito una donna durante un rapporto sessuale, ha ferito un metronotte che lo ha sorpreso rubare e infine è stato ritrovato armato e in possessodi molta droga. Le successive evasioni “registrate” dalle cronache risalgono al dicembre 1990, con un successivo arresto del 5 gennaio 1991. Ancora nel giugno 1994, scappa dal suo luogo di reclusione. Nel 2008, dopo il nuovo arresto per una serie di rapine commesse tra il 2005 e il 2008, il Tribunale di sorveglianza esita di fronte a una richiesta di permesso per visitare un familiare malato in ospedale.
Cosa è successo nel frattempo? Come mai sono stati dati nuovi permessi all’omicida con il vizio della fuga? È proprio questo l’oggetto del fascicolo aperto dalla procura di Genova dopo la nuova e sesta evasione del mostro di San Valentino.