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venerdì 19 aprile 2013

Batosta di Prodi nella votazione per il Quirinale: cento franchi tiratori del Pd lo impallinano


ROMA - Romano Prodi non è stato eletto nella quarta votazione per il Quirinale, quella per la quale bastava la maggioranza: gli sono mancati 109 voti. Ha ricevuto infatti, 395 voti rispetto ai 504 necessari con le maggioranza assoluta: una vera e propria batosta. Rodotà ha ricevuto 213 voti (50 in più di quelli dei M5S), Annamaria Cancellieri 78  voti, D’Alema 15 voti, 15 bianche. Il Pdl e la Lega non hanno partecipato al voto. "Venti/trenta voti mancanti ci potevano anche stare. Era fisiologico. Ma essendo Prodi arrivato a 395 voti, vuol dire che c'è stata una precisa indicazione politica di votare Rodotà...". Così il parlamentare del Pd, Giuseppe Fioroni, commenta la fumata nera che c'è stata alla Camera per Romano Prodi"Tutti i nostri voti sono andati a Romano Prodi ed erano 'segnati', sono andati tutti a Romano Prodi". Lo spiega il capogruppo di Sel alla Camera Gennaro Migliore. A chi gli chiede se le loro schede fossero 'R. Prodi', Migliore replica di sì.
Il commento telegrafico di Anna Finocchiaro: "Sconforto".

Gabinetto di guerra nell'ufficio di Bersani in Corea dopo l'esito del voto su Romano Prodi che ha provocato uno shock tra i big e i parlamentari. Pier Luigi Bersani è riunito con i capigruppo e Dario Franceschini e Entrico Letta, tutti sfilati in silenzio verso la stanza. 
"Non è vero che Romano Prodi era il candidato che garantiva l'unità del del Pd, mentre è chiaro che ha provocato uno scontro tra le forze politiche. Ora credo che stia innanzitutto al Pd fare una scelta, noi abbiamo messo in campo una candidatura che crediamo possa essere votata da tutti, perché serve un presidente di tutti". E' quanto afferma Benedetto Della Vedova, di Scelta Civica.

giovedì 18 aprile 2013

Quirinale: niente di fatto anche nella seconda chiama, Marini fuori


ROMA - A vuoto anche la seconda votazione per l’elezione del presidente della Repubblica. Schede bianche di Pd e Pdl (418), Scelta civica si è astenuta, la Lega non ha partecipato alla votazione, Stefano Rodotà è stato votato da M5S e Sel (230, dieci voti in meno della prima chiama), oltre che, probabilmente, da deputati del Pd. Chiamparino (90) era stato indicato dai deputati renziani (e da  deputati montiani). D'Alema ha ricevuto 38 voti. Molti anche i voti dispersi.
 Il Pd votera' scheda bianca anche alla terza votazione e riunira' l'assemblea dei grandi elettori, richiesta a gran voce da varie aree del partito gia' per stasera, solo domani quando, alla vigilia della quarta votazione, si decidera' se andare avanti sul nome di Franco Marini o optare per un altro nome. Sarebbe questo l'orientamento emerso dall'ufficio di presidenza mentre si moltiplicano boatos e rumors sulla strategia da seguire.
Pier Luigi Bersani, a quanto si apprende, vorrebbe confermare, anche alla quarta votazione, Franco Marini ma anche tra i suoi comincia a farsi largo l'idea di cambiare candidato e i nomi che girano in queste ore sono sempre gli stessi: Massimo D'Alema anche nell'ottica di confermare l'intesa con Pdl, Lega e Scelta Civica, Romano Prodi per puntare, invece, su un nome simbolo per il centrosinistra o personalita' come Sergio Mattarella o Sabino Cassese. Ma la scelta e' complessa ed e' probabile che un vertice tra i big del partito si svolga gia' stasera.