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venerdì 14 ottobre 2011

La Procura di Brasilia chede l'annullamento del visto permanente e la immediata espulsione in Francia, Messico o in qualunque altro paese del terrorista Cesare Bsttisti


Battisti esce dal carcere dopo la concessione del visto

BRASILIA - La procura di Brasilia ha chiesto l'annullamento del visto permanente concesso a Cesare Battisti, l'ex terrorista dei Pac condannato in Italia a due ergastoli per omicidio, e la sua immediata espulsione in Francia, Messico, o in qualunque altro paese "accetti di riceverlo". Ma dal Supremo tribunale federale, che lo ha scarcerato nel giugno scorso, è arrivata, immediata, una reazione stizzita: "Battisti è in Brasile per una decisione sovrana - ha detto il giudice Marco Aurelio Mello - non credo possa essere sottoposto ad una nuova via crucis". La richiesta della Procura dovrebbe essere discussa il prossimo 20 ottobre.
L'iniziativa è  del procuratore Helio Heringer, non un procuratore generale, ma del dipartimento federale di Brasilia, che ha presentato un ricorso civile al XX tribunale federale, contro la decisione dei ministeri della giustizia e del lavoro che hanno concesso il visto a Battisti poco dopo la sua liberazione. Ma ha subito precisato che si tratta di una questione che nulla ha a che vedere con la richiesta di estradizione italiana. Secondo Heringer il ministero avrebbe violato lo statuto brasiliano dello straniero, che vieta di concedere visti a cittadini non brasiliani che siano stati condannati o processati in un altro paese per crimine doloso, passabile di estradizione per la legge del Brasile.
La lunga vicenda giudiziaria di Battisti in Brasile è iniziata il 18 marzo 2007 con il suo arresto sulle spiagge di Copacabana. E si è conclusa, dopo il parere negativo di Lula all'estradizione, con la decisione del Supremo tribunale federale del giugno scorso, di scarcerare l'ex terrorista dei Pac, creando sgomento e rabbia in Italia. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano definì la sentenza un atto che "assume un significato gravemente lesivo" del rispetto dovuto sia agli accordi tra Italia e Brasile sia "alle ragioni della lotta contro il terrorismo condotta in Italia". 
Nessuna intenzione "punitiva" nei confronti dell'ex terrorista dei Pac, assicura però il Procuratore. Si tratta piuttosto di una questione tecnica che non va confusa con la lunga vicenda giudiziaria legata all'estradizione in Italia. E infatti non c'é l'Italia tra i paesi da lui indicati per l'espulsione dell'ex terrorista. Heringer anzi giustifica la sua iniziativa spiegando che i delitti commessi da Battisti sarebbero di natura comune e non politica.
Per Heringer, la decisione politica del presidente non cambia la natura dei crimini imputati a Battisti. "Questa responsabilità spetta esclusivamente alla Corte Suprema che è tenuta a dichiarare i reati soggetti a estradizione. Così, con i delitti penali soggetti a estradizione dalla legge brasiliana, Battisti va espulso".

giovedì 9 giugno 2011

Guardate quest'uomo, è un terrorista, è un assassino. Esce dal carcere in Brasile. Libero

Cesare Battisti, libero, esce dal carcere brasiliano. resterà in quel Paese, tornerà a fare (dice) lo scrittore
BRASILIA - E così ingiustizia è stata fatta. La Corte Suprema brasiliana ha stabilito che Cesare Battisti, terrorista pluriomicida condannato all'ergastolo in Italia, è libero, in Brasile: la sua estradizione è stata negata, così come aveva deciso nel suo ultimo giorno di mandato l'ex presidente Lula. Sì, è un assassino, ma resterà libero in Brasile perché da noi rischiava chissà quali ritorsioni. Uno schiaffo all'Italia, un'ulteriore insopportabile ferita inferta ai familiari delle vittime. Ma così va la (in)giustizia in Brasile. All'uscita dal carcere Battisti non ha rilasciato dichiarazioni (verranno, verranno...), ma si è limitato ad un saluto con la mano prima di salire in macchina. Era vestito con pantaloni e camicia chiara e, secondo alcune fonti, trascorrera' la notte in un'abitazione di un quartiere residenziale di Brasilia.''Mi ha detto che ha scelto di vivere in Brasile, probabilmente per lavorare come scrittore, qui ha molti amici'', ha detto uno dei suoi avvocati, Luis Roberto Barroso, che ha incontrato Battisti pochi minuti prima della liberazione
 La Suprema Corte (STF) aveva preliminarmente deciso   con 6 voti a 3, di respingere il reclamo presentato dall'Italia contro la decisione presa dal presidente Luiz Inacio Lula. Il reclamo sostenuto anche oggi dal difesore dello Stato italiano sosteneva che il Presidente aveva calpestato la decisione  della Corte Suprema nel 2009, che stabiliva che l'italiano doveva essere estradato, violando così il trattato di estradizione tra i due Paesi. L'uomo era stato condannato per reati comuni e quindi entrava nella casistica contenuta nell'accordo
Nell'esaminare la censura, si è capito subito l'aria che tirava. I giudici della Corte Suprema hanno ricordato che la Corte stessa aveva stabilito che sarebbe spettata al presidente Lula l'ultima parola, dal momento che questa era una questione politica. 
Il giudice Ricardo Lewandowski non ha riconosciuto la legittimità della pretesa del governo italiano, dicendo che la Corte Suprema si trovava ad affrontare una disputa "tra due Stati sovrani." Per il giudice Marco Aurelio, l'atto di Lula non poteva essere giudicato.  un atto politico, limitato alle azioni del potere esecutivo ".
Il giudice Joaquim Barbosa ha trovato la denucia del governo italiano" assurda" e a ricordato il caso dell'ex presidente dell'Honduras Manuel Zelaya che ha ricevuto asilo presso l'ambasciata brasiliana nel paese e che è stato anch'esso oggetto di denuncia. "Si potrebbe chiedere alla Corte Suprema di esprimersi contro la decisione che ha dato asilo a Zelaya? Certo che no ", ha detto Barbosa. Poi li voto con il quale, sotto la coperta politica, di fatto la Corte ha rifiutato di decidere nel merito: Battisti "merita" la libertà? 
La Corte Suprema al lavoro
Dunque è ora accertato che il Brasile ha ritenuto opportuno "politicamente" dare asilo a un pluriassassino che non ha mai dato a vedere di essersi pentito delle sua gesta negli anni di piombo, ma ha anzi rivendicato più volte, in modo fumoso, le sue posizioni di allora. E' stato difesa, soprattutto in Francia dalla cosiddetta sinistra "au caviar" (al caviale): quella, per intederci, che ora difende Strauss-Khan.
A questo punto i nove giudici si sono divisi in due fazioni: quelli che davano per gia' conclusa la seduta plenaria, dal momento che era stata annullata la ragione stessa della riunione del Stf, e quelli che volevano continuarla fino a che si decidesse col voto sulla questione  dell'estradizione e della liberazione di Battisti. Il giudice relatore Gilmar Mendes ha prolungato per quasi due ore la sua dichiarazione di voto favorevole a che l'ex membro dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) venisse consegnato alle autorità' italiane. Ma a nulla è valso il suo tentativo di convincere in extremis i giudici ancora titubanti della gravità delle accuse rivolte a Battisti in Italia, che gli hanno  fruttato la condanna all'ergastolo per quattro omicidi compiuti negli anni 70. Guidati dal giudice Mello, la maggior parte dei  giudici si è' espressa per l'immediata scarcerazione di  Battisti, da oltre quattro anni detenuto nel penitenziario della Papuda a Brasilia. Il presidente del Stf, Cezar  Peluso,  nonostante avesse votato contro la scarcerazione assieme a  Mendes e alla giudice Ellen Gracie, ha a questo punto proclamato la liberazione dell'assassino.
Secondo l'avvocato di Battisti, Luis Eduardo Barroso, Battisti era felice pr la notizia della sua liberazione. "Dopo quattro anni in quella situazione, tutti sono felici. Lui era sereno, umile, ha vissuto un momento difficile della sua vita, la fuga in Brasile dopo 14 anni in Francia. E 'stata l'interruzione di un progetto di vita. Ora comincia un problema nuovo, ricostruirsi la vita ", ha detto Barroso.
Barroso ha inoltre inviato un messaggio agli italiani. "Con una parola di rispetto e solidarietà per le vittime degli anni di piombo, nessuno è contento di quello che è successo. Dobbiamo capire che il Brasile è un paese che ha un tradizione umanistica e l'idea di punire qualcuno, dopo 32 anni, che ha partecipato a una lotta ideologica, sfugge alla scarsa conoscenza della politica iche c'è qui. "L'avvocato ha ricordato che il Brasile è un paese che ha dato l'amnistia ai militanti e ai funzionari governativi coinvolti in operazioni militari  e che i non è una società punitiva. "Abbiamo bisogno di far capire la posizione brasiliana in Italiae di girare pagina.Sono convinto che presto, questo sarà superato ".
Non sarà così semplice, caro avvocato.

martedì 17 maggio 2011

Brasile: negata la scarcerazione di Battisti


Cesare Battisti
BRASILIA - Il giudice relatore del caso di Cesare Battisti presso il Supremo Tribunale Federale brasiliano, Gilmar Mendes, ha negato questa sera la scarcerazione dell'ex terrorista, richiesta urgentemente dalla sua difesa. Battisti resta quindi nel carcere della Papuda a Brasilia dove è rinchiuso da quattro anni e due mesi.
La motivazione della decisione di non scarcerare Cesare Battisti da parte dal giudice relatore del Supremo Tribunale Federale brasiliano, Gilmar Mendes, si rifà al testo della richiesta urgente della difesa di Battisti di venerdì scorso, che non era stato diffuso fino a ora. Secondo i legali dell'ex terrorista il parere dato il giorno prima dal procuratore generale della repubblica, Roberto Gurgel, era un fatto nuovo che giustificava la scarcerazione. Ma il giudice Mendes ha risposto con la sua decisione di stasera che non sussiste alcun elemento nuovo e che il parere della procura generale non è stato ancora accolto dal Stf. Questa delibera di Gurgel non vincola la Corte Suprema a nulla, ha aggiunto Mendes.