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giovedì 11 aprile 2013

Sequestrate 1500 tonnellate di soia, mais e grano tenero “bio”: erano invece ogm


ROMA - Sono 1.500 le tonnellate di soia, mais e grano tenero ucraino falsamente certificati come ''bio'', ma in realtà ad alto contenuto di ogm, sequestrati in diverse regioni d'Italia (Marche, Emilia Romagna, Sardegna, Molise e Abruzzo), dalla Guardia di Finanza di Pesaro e dall'Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole di Roma. Sequestrate anche 16 tonnellate di soia provenienti dall'India contaminate con pesticidi.
Le merci venivano sdoganate a Malta da una società gestita da italiani e poi introdotte nel territorio nazionale. Nelle indagini sono finite anche una decina di società, tra cui quelle moldave ed ucraine che curavano l'approvvigionamento delle granaglie, e gli enti di certificazione ed analisi dei prodotti con sede a Fano e Sassari, di cui dovranno essere accertati ruolo e responsabiliTà. Nell'operazione 'Green war' delle fiamme gialle sono indagate 23 persone.
L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pesaro, ha portato a numerose perquisizioni a carico di operatori del settore dei prodotti da agricoltura biologica ''che importavano da Paesi terzi limitrofi all'Ue (Moldavia e Ucraina) granaglie destinate al comparto zootecnico e, in taluni casi, all'alimentazione umana (in particolare, soia, mais, grano tenero e lino) falsamente certificate come ''bio'' ma in realta' non conforme alla normativa comunitaria e nazionale''.
In alcuni casi, spiegano le fiamme gialle, ''le produzioni agricole certificate come biologiche erano di fatto ottenute con elevato contenuto di Organismi geneticamente modificati (Ogm) o contaminate da agenti chimici vietati nell'agricoltura biologica. L'illecito sistema e' stato posto in essere da società nazionali, che avevano la gestione finanziaria e il controllo di aziende operanti in Moldavia e Ucraina nonché degli organismi preposti alla certificazione dei prodotti''.

domenica 5 giugno 2011

Germogli di soia la causa del batterio killer. Chiusa azienda della Bassa Sassonia

BERLINO - Germogli di soia cresciuti localmente sarebbero la causa "più convincente" dell'epidemia di Escherichia Coli che ha colpito la Germania del nord, provocando 22 morti e oltre 2.000 casi di contagio in tutta Europa. 
Lo ha detto Gert Lindemann, il ministro dell'agricoltura della Bassa Sassonia, uno dei Laender più colpiti dall'epidemia, aggiungendo che l'azienda nella regione di Uelzen é stata chiusa e che i risultati di ulteriori test sono attesi per lunedì. 
Il ministro ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, che ci sono "tracce molto chiare che conducono a questa azienda quale fonte dell'infezione".Il ministro dell'agricoltura della Bassa Sassonia ha quindi invitato gli abitanti della Germania del Nord a "evitare di consumare per il momento qualsiasi tipo di germoglio di soia". Il ministro 
Lindemann ha poi aggiunto che partite di germogli di soia dell'azienda incriminata, sono state consegnate ad Amburgo, nello Schleswig-Holstein, Macklenburgo-Pomeria, Assia e Bassa Sassonia. 
Due dipendenti dell'azienda Uelzen, che produce 18 tipi diversi di germogli, sono state colpite da una forte diarrea e una di essere è risultata positiva al batterio killer.