L’AQUILA - La Corte d'Appello dell'Aquila ha assolto tutti e sette i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione 5 giorni prima del sisma del 6 aprile. In primo grado Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Claudio Eva, Michele Calvi erano stati condannati a 6 anni per omicidio e lesioni colpose. L'accusa er quella di aver falsamente rassicurato gli aquilani e sottovalutato il rischio sismico al termine della riunione del 31 marzo 2009, cinque giorni prima della scossa distruttiva del 6 aprile alle 3:32. La sentenza di primo grado era stata pronunciata il 22 ottobre 2012. Dopo le brevi arringhe degli ultimi difensori degli imputati che hanno aperto l'ultima udienza di questo processo d'appello, la Corte - presieduta da Fabrizia Francabandera - si è riunita in Camera di Consiglio, prima di emettere la sentenza.
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lunedì 10 novembre 2014
martedì 23 ottobre 2012
Scienziati Usa e giapponesi contro la condanna della commissione Grandi Rischi per il terremoto dell’Aquila
ROMA - Gli scienziati Usa della Union of Concerned Scientists si schierano contro la sentenza di condanna della commissione Grandi rischi per il terremoto de L'Aquila. Si tratta di una decisione "assurda e pericolosa - si legge in un comunicato -. Il presidente Napolitano dovrebbe intervenire". Dubbi sulla sentenza anche dal Giappone: "Non è possibile prevedere il verificarsi una forte scossa sismica" ha commentato l'Earthquake Research Institute di Tokyo.
"Condanne di questo genere rischiano di scoraggiare scienziati e funzionari dal consigliare i loro governi o persino dal lavorare nel campo della sismologia o della valutazione del rischio sismico". E' questo uno dei motivi che hanno spinto gli scienziati statunitensi a prendere carta e penna e a criticare la condanna a sei anni dei membri della commissione Grandi opere.
"Condanne di questo genere rischiano di scoraggiare scienziati e funzionari dal consigliare i loro governi o persino dal lavorare nel campo della sismologia o della valutazione del rischio sismico". E' questo uno dei motivi che hanno spinto gli scienziati statunitensi a prendere carta e penna e a criticare la condanna a sei anni dei membri della commissione Grandi opere.
La Union of Concerned Scientists rincara poi la dose: "Immaginate se il governo accusasse di reati criminali il metereologo che non è stato in grado di prevedere l'esatta rotta di un tornado. O un epidemiologo per non aver previsto gli effetti pericolosi di un virus. O mettere in carcere un biologo perché non è stato in grado di prevedere l'attacco di un orso".
Il responsabile del Centro terremoti per il sud della California, Tom Jordan, ben conosce il sisma de L'Aquila perché aveva fatto parte di una commissione internazionale riunitasi dopo il terremoto del 2009, costato la vita a 309 persone. Jordan si dice "indignato": "Per me è incredibile che scienziati che stavano solo tentando di fare il loro lavoro siano stati condannati per omicidio colposo. Il sistema aveva delle falle ma il verdetto seppellisce qualsiasi tentativo di migliorare le cose". Per lo studioso, "i sismologi devono essere chiamati solo a dare risposte scientifiche, in termini di aumento percentuale delle probabilità. Poi deve esistere un sistema automatico, in base al quale le autorità governative stabiliscono le misure da prendere".
In Giappone si registrano ogni anno il 20% delle scosse pari e superiori a magnitudo 6.0 di tutto il mondo. A Tokyo, però, nessun tribunale ha mai ospitato udienze simili a quelle che hanno portato alla condanna della commissione Grandi rischi per il sisma de L'Aquila. Lo rivela Shinichi Sakai, professore associato dell'Earthquake Research Institute di Tokyo: "Fossi stato lì avrei detto le stesse cose. Non è chiaro se la sentenza debba essere imputata ai componenti del comitato perché avevano la responsabilità di dare informazioni su provvedimenti e misure da prendere o perché i componenti sono colpevoli di valutazioni sbagliate come scienziati. In Giappone, però, non ci sono mai stati processi simili".
Il geologo Mario Tozzi definisce quella sul sisma de L'Aquila "una sentenza assolutamente incomprensibile da un punto di vista scientifico, e profondamente diseducativa". Intervenendo su La Stampa, Tozzi sceglie l'ironia: "Finalmente l'Italia si allinea con gli altri paesi del mondo dove gli scienziati vengono condannati dai tribunali teocratici e il terremoto considerato un castigo divino. Da oggi in poi nella sola Italia a ogni registrazione di uno sciame sismico persistente, diversi all'anno, i ricercatori dovranno allertare la Protezione civile e obbligare allo sgombero di province e intere regioni".
Il responsabile del Centro terremoti per il sud della California, Tom Jordan, ben conosce il sisma de L'Aquila perché aveva fatto parte di una commissione internazionale riunitasi dopo il terremoto del 2009, costato la vita a 309 persone. Jordan si dice "indignato": "Per me è incredibile che scienziati che stavano solo tentando di fare il loro lavoro siano stati condannati per omicidio colposo. Il sistema aveva delle falle ma il verdetto seppellisce qualsiasi tentativo di migliorare le cose". Per lo studioso, "i sismologi devono essere chiamati solo a dare risposte scientifiche, in termini di aumento percentuale delle probabilità. Poi deve esistere un sistema automatico, in base al quale le autorità governative stabiliscono le misure da prendere".
In Giappone si registrano ogni anno il 20% delle scosse pari e superiori a magnitudo 6.0 di tutto il mondo. A Tokyo, però, nessun tribunale ha mai ospitato udienze simili a quelle che hanno portato alla condanna della commissione Grandi rischi per il sisma de L'Aquila. Lo rivela Shinichi Sakai, professore associato dell'Earthquake Research Institute di Tokyo: "Fossi stato lì avrei detto le stesse cose. Non è chiaro se la sentenza debba essere imputata ai componenti del comitato perché avevano la responsabilità di dare informazioni su provvedimenti e misure da prendere o perché i componenti sono colpevoli di valutazioni sbagliate come scienziati. In Giappone, però, non ci sono mai stati processi simili".
Il geologo Mario Tozzi definisce quella sul sisma de L'Aquila "una sentenza assolutamente incomprensibile da un punto di vista scientifico, e profondamente diseducativa". Intervenendo su La Stampa, Tozzi sceglie l'ironia: "Finalmente l'Italia si allinea con gli altri paesi del mondo dove gli scienziati vengono condannati dai tribunali teocratici e il terremoto considerato un castigo divino. Da oggi in poi nella sola Italia a ogni registrazione di uno sciame sismico persistente, diversi all'anno, i ricercatori dovranno allertare la Protezione civile e obbligare allo sgombero di province e intere regioni".
lunedì 22 ottobre 2012
Terremoto dell’Aquila: condannati a 6 anni i membri della Commissione Grandi Rischi. Non avevano dato l’allarme. Sconcertata la comunità scientifica
| Enzo Boschi, ex presidente INGV |
L'AQUILA Il giudice del tribunale dell'Aquila ha condannato a sei anni di reclusione i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009 sugli eventi sismici all'Aquila. L'accusa aveva chiesto la condanna a quattro anni. Il giudice Marco Billi ha ritenuto i sette membri della commissione tutti colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. A Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi sono state concesse le attenuanti generiche. Oltre alla condanna a sei anni, sono stati condannati anche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
L'accusa aveva sostenuto che gli imputati avevano rilasciato una dichiarazione falsamente rassicurante prima del sisma dopo aver studiato i terremoti che avevano scosso la città.
La difesa aveva ribattuto che non c'era modo di prevedere i grandi terremoti, anche in una zona sismicamente attiva come quella de L’Aquila. Il terremoto di magnitudo 6,3 ha devastato la città e ucciso 309 persone.
"Questa sentenza avrà grosse ripercussioni sull'apparato della pubblica amministrazione. Nessuno farà più niente". Lo ha detto l'avvocato Filippo Dinacci, difensore dell'ex vicecapo della Protezione civile e attuale presidente dell'Ispra, Bernardo De Bernardinis, e del direttore del servizio sismico del dipartimento della Protezione civile, Mauro Dolce, commentando la sentenza sulla commissione Grandi rischi.
"Questa sentenza avrà grosse ripercussioni sull'apparato della pubblica amministrazione. Nessuno farà più niente". Lo ha detto l'avvocato Filippo Dinacci, difensore dell'ex vicecapo della Protezione civile e attuale presidente dell'Ispra, Bernardo De Bernardinis, e del direttore del servizio sismico del dipartimento della Protezione civile, Mauro Dolce, commentando la sentenza sulla commissione Grandi rischi.
"Sono avvilito, disperato. Pensavo di essere assolto. Ancora non capisco di cosa sono accusato". Così Enzo Boschi, ex presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), commenta a caldo la sentenza. "Mi ritengo innocente di fronte a Dio e agli uomini" dice il professor Bernardo De Bernardinis, ex vicecapo della Protezione civile e attuale presidente dell'Ispra. "La mia vita da domani cambierà, ma se saranno dimostrate le mie responsabilità in tutti i gradi di giudizio - ha aggiunto - le accetterò fino in fondo".
Durissima la reazione della comunità scientifica. Se la sentenza del giudice del tribunale dell'Aquila "dovesse riguardare la mancata previsione del sisma, ciò significherebbe mettere sotto accusa l'intera comunità scientifica che, ad oggi, in Italia e nel mondo, non ha i mezzi per poter prevedere i terremoti", afferma il presidente del Consiglio dei geologi, Gianvito Graziano.
'Tuttavia - precisa Graziano - penso che l'accusa non vertesse sulla mancata previsione del terremoto, bensì su un comportamento omissivo della commissione rispetto ad una situazione di rischio, sottolineando comportamenti non diligenti. Se di ciò si tratta - conclude il presidente dei geologi - è necessario leggere attentamente la sentenza per capire in cosa, esattamente, i membri della Commissione Grandi rischi abbiano peccato".
sabato 9 giugno 2012
Forte scossa senza danni tra Belluno e Pordenone
BELLUNO - Ancora paura a nord. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.5 è stata avvertita nella notte, alle 4.04, dalla popolazione tra le province di Belluno e Pordenone. Lo riferisce il Dipartimento della Protezione civile con un comunicato. L'epicentro è stato localizzato nei pressi di Chies d'Alpago , in una zona a sismicita due, dove pero non sono frequenti terremoti di questa intensita.. Tra i Comuni più vicini all'epicentro, Lamosano, Pieve d'Alpago e Tambre, in provincia di Belluno, e Barcis, Cimolais, Claut ed Erto, in provincia di Pordenone. La scossa ha provocato solo una grande paura nel Nord Est dell'Italia. Non si registrano infatti danni a persone e cose.
Da quanto si apprende dalla Protezione Civile del Veneto non si registrano danni, solo la caduta di qualche comignolo. Anche in Friuli, al momento, non si registrano danni.
Una scossa di terremoto di magnitudo 3 è stata registrata alle 7.47 nel distretto sismico della Pianuta padana emiliana, con epicentro nella zona di Finale Emilia (Modena) e ad una profondità di 8,5 chilometri. Lo ha reso noto l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
“Nel caso di una ripresa dell'attività sismica nell'area già interessata dalla sequenza in corso, è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza". E' quanto si legge nella relazione consegnata alla Protezione Civile dalla Commissione Grandi Rischi. La Commissione aggiunge che "nei segmenti centrale e occidentale della struttura che hanno già registrato gli eventi di maggiori dimensioni - tra Finale Emilia e Mirandola - le scosse di assestamento stanno decrescendo in numero e dimensione".
"Le valutazioni della Commissione Grandi Rischi ci impongono di mantenere alta l'attenzione e di accelerare le verifiche dello stato degli edifici e la loro messa in sicurezza affinché siano in grado di rispondere alle caratteristiche sismiche. Ancora una volta - si legge - è necessario l'estremo impegno di tutto il Servizio Nazionale di Protezione civile".
"Sono molto arrabbiato, e sto anche pensando di presentare denuncia per procurato allarme". Il sindaco di Finale Emilia, Fernando Ferioli, ha reagito duramente alla relazione della commissione Grandi Rischi. "Mi chiedo come abbiano fatto a prevederle, per di più in un'area così definita. Noi qui stiamo tutti cercando di risollevarci e di tranquillizzarci e arriva questa notizia. Dov'erano queste persone prima del terremoto? E cosa dovremo dire alle aziende, quelle stesse che stanno tentando di recuperare? Ora c'è il rischio che si fugga da questo territorio. Voglio invitare qui chi ha parlato del nuovo rischio sismico e discutere. Ho intenzione di convocare anche gli altri sindaci della zona".
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