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lunedì 1 agosto 2011

Orribile dramma nelle acque di Lampedusa: 25 migranti morti soffocati nella stiva di un vecchio barcone. Gli altri (271) hanno impedito la loro uscita sul ponte

LAMPEDUSA - Sono tutti maschi, in gran parte giovani, i 25 migranti trovati morti a bordo del barcone che era stato soccorso ieri al largo di Lampedusa. L'imbarcazione, di circa 15 metri, aveva lanciato l'allarme ieri sera, quando si trovava a circa 35 miglia dall'isola. Sul posto si sono subito dirette due motovedette della Guardia costiera e da una della Guardia di Finanza, che l'hanno raggiunto e accompagnato verso il porto. Il barcone, che procedeva molto lentamente, stamani all'alba ha però avuto un guasto, quando si trovava a circa un miglio da Lampedusa. I migranti sono stati quindi trasbordati sulle motovedette della Guardia costiera, ma a bordo il personale delle Capitanerie di porto ha fatto la macabra scoperta: 25 i cadaveri trovati durante l'ispezione del barcone.  I migranti tratti in salvo, la cui provenienza è ancora imprecisata, erano 271 (non 268, come appreso in un primo momento), tra cui 36 donne e 21 bambini. 
Erano stipati come sardine nella stiva che funge anche da sala macchine le 25 vittime. Da una prima ricostruzione, effettuata anche ascoltando alcune dichiarazioni di altri africani, sembrerebbe che le vittime siano state le prime persone a salire sull'imbarcazione prendendo posto nella parte inferiore della barca: unico accesso, una botola larga appena 50 centimetri. Subito dopo, sono saliti sul barcone gli altri migranti. Dopo poche ore di viaggio i gas provocati dal motore della vecchia imbarcazione avrebbero reso l'aria irrespirabile nella stiva della barca e le persone nella stiva avrebbero tentato di uscire dalla botola ma gli occupanti che si trovavano nella parte superiore della barca non l'hanno consentito perché non ci sarebbe stato sufficiente spazio nel ponte. Il viaggio, sempre secondo le prime indicazioni, sarebbe durato oltre tre giorni e i cadaveri sono stati ritrovati in stato di parziale decomposizione dai vigili del fuoco di Lampedusa che li hanno recuperati.

venerdì 3 giugno 2011

La Tunisia smentisce: non abbiamo recuperato i corpi di 150 migranti annegati. Ed è giallo


TUNISI - La Guardia costiera tunisina, responsabile delle operazioni di soccorso in mare, non ha ripescato oggi cadaveri di migranti dati per dispersi dopo un naufragio, contrariamente a quanto affermato in precedenza da fonti diverse. Lo ha detto  il direttore della stessa Guardia Costiera, Lotfi Baili.
In precedenza, la notizia, citando fonti fonti delle Nazioni Unite,  era stata data da un'agenzia la quale aveva scritto che i cadaveri di 150 clandestini, morti tra martedì sera e mercoledì nell'affondamento di un barcone a largo dell'isola di Kerkennah, erano stati recuperati a largo delle coste tunisine. Perché la stessa Guardia ha reso noto di aver salvato 550 persone e dunque altre 200 almeno mancano all'appello

Centocinquanta cadaveri di clandestini ripescati in mare al largo della Tunisia. Ne amnacano altri cento

L'isola di Kerkennah davanti lle coste della Tunisia
TUNISI - I cadaveri di 150 clandestini, morti tra martedì sera e mercoledì nell'affondamento di un barcone al largo dell'isola tunisina di Kerkennah, sono stati recuperati a 20 km a largo delle coste tunisine. Lo afferma l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati. Il barcone aveva a bordo per lo più profughi libici in fuga dalla guerra. Sembra fosse diretto in Italia. La guardia costiera tunisina ha salvato 570 persone ma i dispers9i sono fra 200 e 270.
Il barcone era carico fino all'inverosimile ed è bastato un brusco movimento di un gruppo di passeggeri per farlo ribaltare. Quando il motore della "carretta" che avrebbe dovuto portarli in Italia li ha traditi e si sono visti in balia del mare grosso, sono stati preda del panico che li ha portati a spostarsi tutti insieme verso una fiancata e, quindi, a fare capovolgere la barca intorno alla quale c'erano i "gommoni" dei soccorritori. Molti di loro sono finiti in mare, molti di loro non ce l'hanno fatta. 
Se l'esperienza insegna qualcosa, tra qualche giorno le correnti porteranno dei cadaveri prima sulle spiagge dell'isola di Kerkennah (al centro del golfo di Gabes) e poi a riva. Per loro l'ultima meta non sarà l'Italia, ma la morgue del policlinico di Sfax dove si cercherà di dare loro un nome e, quindi, una sepoltura.