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venerdì 1 febbraio 2013

Brusca: il “papello” della trattativa stato-mafia destinato a Mancino


ROMA - "Il destinatario del papello era Nicola Mancino". A ribadire che l'elenco con le richieste della mafia allo Stato fosse l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino é stato il pentito Giovanni Brusca interrogato a Rebibbia nell'ambito dell'udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia.
Brusca e Mancino sono imputati, assieme a politici, boss ed ex ufficiali dell'Arma. Il collaboratore è accusato di violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato, l'ex ministro di falsa testimonianza. Brusca ha datato la consegna del papello agli ufficiali del Ros tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio. "Non ho mai ricevuto alcuna richiesta" per un "alleggerimento del contrasto dello Stato nella lotta alla mafia". E' quanto afferma Nicola Mancino in relazioni alle dichiarazioni del pentito.

giovedì 10 gennaio 2013

Trattativa stato-mafia, chiesto il rinvio a giudizio per gli 11 imputati (mafiosi , carabinieri e politici)


PALERMO - Concluso l'atto di accusa all'udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia con la richiesta di rinvio a giudizio degli 11 imputati. Sotto accusa i boss Luca Bagarella, Totò Riina, Giovanni Brusca e Nino Cinà; gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno; il senatore Marcello Dell'Utri, l'ex ministro Calogero Mannino, Massimo Ciancimino e l'ex ministro Nicola Mancino accusato di falsa testimonianza.
Il pm Nino Di Matteo titolare dell'inchiesta ipotizza il reato di violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato per i boss Luca Bagarella, Totò Riina, Giovanni Brusca e Nino Cinà, gli ex ufficiali del Ros Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, il senatore Marcello Dell'Utri e l'ex ministro Calogero Mannino. Per Massimo Ciancimino l'accusa è di concorso in associazione mafiosa, mentre per l'ex ministro Nicola Mancino di falsa testimonianza. Calogero Mannino ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato. Nel procedimento era imputato anche il boss Bernardo Provenzano, ma la sua posizione è stata stralciata.

martedì 24 luglio 2012

Trattativa stato-mafia: chiesto il rinvio a giudizio per Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri, Calogero Mannino e dei capimafia storici. Il procuratore di Palermo nion firma la richiesta


PALERMO - Nell'ambito dell'indagine sulla trattativa tra Stato e mafia, la Procura di Palermo ha presentato richiesta di rinvio a carico di 12 indagati tra i quali l'ex presidente del Senato Nicola Mancino, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, i capimafia corleonesi Totò Riina e Bernardo Provenzano, il generale dei carabinieri Mario Mori. 
La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai pm Nino Di Matteo, Lia Sava e Francesco Del Bene e vistata, ma non firmata, dal capo dell'ufficio, il procuratore Messineo. La sottigliezza tecnica potrebbe manifestare una non piena condivisione da parte del capo dell'ufficio delle conclusioni cui sono giunti i magistrati titolari del fasciolo.
Sono dodici complessivamente le persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio: i capimafia Totò Riina, Giovanni Brusca, Nino Cinà, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano. Il processo verrà richiesto anche per il figlio dell'ex sindaco Vito Ciancimino,Massimo, per il generale dei carabinieri, Mario Mori, per l'ex capitano dell'Arma, Giuseppe De Donno e per l'ex capo del Ros,Antonio Subranni. L'istanza riguarda, inoltre, l'ex ministro dell'Interno, Nicola Mancino, il senatore del Pdl, Marcello Dell'Utrie l'ex ministro Calogero Mannino.
Gli imputati sono accusati a vario titolo di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato e concorso in associazione mafiosa. Mancino risponde di falsa testimonianza e Ciancimino, oltre che di concorso in associazione mafiosa, di calunnia
La prima reazione è di Nicola Mancino. "Preferisco - afferma l'ex ministro dell'Interno - farmi giudicare da un giudice terzo. Dimostrerò la mia estraneità ai fatti addebitatimi ritenuti falsa testimonianza, e la mia fedeltà allo Stato". Mancino riferisce di aver "chiesto inutilmente al pubblico ministero di Palermo di ascoltare i responsabili nazionale dell'ordine e della sicurezza pubblica". Ma, non essendo stato ascoltato, riferisce di aver "rinunciato al proposito di farmi di nuovo interrogare e di esibire documenti. Preferisco farmi giudicare da un giudice terzo".