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mercoledì 19 novembre 2014

STRAGE DI CAPACI, 2 condanne all’ergastolo, 12 anni al pentito Spatuzza

CALTANISETTA - Due condanne all'ergastolo per i boss Giuseppe Barranca e Cristoforo Cannella, una a 30 anni per Cosimo D'Amato e una a 12 anni per il pentito Gaspare Spatuzza: si è così concluso il processo, celebrato in abbreviato dal gup di Caltanissetta David Salvucci, per la strage di Capaci, nella quale morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e la scorta

A Spatuzza è stata riconosciuta l'attenuante speciale per i collaboratori di giustizia. Le sue dichiarazioni hanno consentito alcuni anni fa di riaprire le indagini sulla fase preparatoria della strage.
Il giudice ha rinviato al processo civile la liquidazione del danno per le parti civili e ha negato la provvisionale immediatamente esecutiva.
   

venerdì 14 marzo 2014

Il pentito Spatuzza: preoccupato da Berlusconi e Alfano al governo

ROMA  - Spatuzza depone nascosto dietro una tenda
ROMA -  "Dopo alcune settimane dalla mia decisione di collaborare con la giustizia, nel 2008, cadde il governo Prodi e subentrò in me un grosso timore. Mi trovai Berlusconi presidente del Consiglio e Alfano come ministro della Giustizia e le mie preoccupazioni aumentarono ulteriormente". Così il pentito Gaspare Spatuzza, che sta deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia nell'aula bunker di Rebibbia, ha replicato all'avvocato Giuseppe Di Peri, legale di uno degli imputati, l'ex senatore Marcello Dell'Utri. Il difensore aveva sottolineato la circostanza che solo a giugno del 2009, quindi circa un anno dopo la formalizzazione del pentimento, Spatuzza ha raccontato ai pm che il boss Giuseppe Graviano, nel '94, gli avrebbe indicato in Berlusconi e Dell'Utri i suoi nuovi referenti politici. Vicenda che il pentito ha spiegato proprio coi timori derivati dal ritorno al potere di Berlusconi. "Se il governo fosse caduto prima - ha aggiunto - non mi sarei neppure pentito". "Non voglio insinuare nulla su Alfano - ha spiegato alludendo proprio alle preoccupazioni di cominciare la collaborazione nel mutato clima politico e con la consapevolezza che avrebbe dovuto riferire le circostanze apprese su Berlusconi e Dell'Utri - Non voglio dire cose che non so, ma certo ero preoccupato". Ieri il collaboratore ha spiegato di avere deciso di parlare delle confidenze di Graviano solo dopo avere appreso, mentre era davanti ai pm di Firenze, che le Procure di Palermo e Caltanissetta avevano dato parere favorevole alla sua ammissione al programma di protezione. Il legale ha anche sottolineato che già nel 1998 Spatuzza aveva avuto colloqui investigativi con l'allora procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna ma che anche allora nulla aveva detto del colloquio con Graviano. "Allora - ha risposto Spatuzza - la mia non era una collaborazione. Avevo solo mostrato disponibilità perché dentro di me mi ero ravveduto. Ma solo nel 2008, dopo un lungo percorso personale, ho deciso di pentirmi".