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lunedì 6 luglio 2015

CASTELVETRANO, arresto e confisca beni per il cognato di MESSINA DENARO

Triscina mare
PALERMO, 6 luglio. - La sezione operativa della Dia di Trapani ha dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, con contestuale apposizione di dispositivi elettronici, nei confronti di Gaspare Como, 45 anni, commerciante di Castelvetrano, accusato di associazione a delinquere ed estorsione, già sorvegliato speciale, cognato del noto latitante capomafia Matteo Messina Denaro.
Nel medesimo contesto operativo, sono stati sequestrati beni per 200.000 euro, tra cui un'azienda commerciale di vendita al dettaglio di abbigliamento ed un immobile ad uso abitativo, ubicato nella contrada Triscina del Comune di Castelvetrano.
I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal Gip presso il Tribunale di Marsala, Vito Sladino, su richiesta formulata dalla Procura della Repubblica di Marsala, che ha condiviso le risultanze della Dia per l'ipotesi di reato di trasferimento fraudolento di beni.
Si contesta a Gaspare Como, coniugato con Bice Maria Messina Denaro, sorella del latitante Matteo, di aver avviato e gestito occultamente due esercizi commerciali per la vendita al dettaglio di abbigliamento siti in Castelvetrano ed in Marsala, attribuendone, fittiziamente, la titolarità a compiacenti prestanomi, che risultano indagati a piede libero, nell'ambito del medesimo procedimento penale.
Ancora, nel corso delle indagini si è accertato che lo stesso Como avrebbe acquistato un immobile ad uso abitativo, di recente costruzione, sito in Triscina, nota localita' balneare, facendone risultare fittiziamente proprietari alcuni imprenditori castelvetranesi, anch'essi indagati.
Secondo l'ipotesi accusatoria condivisa dal Gip del Tribunale di Marsala, Como avrebbe fatto ricorso alle suddette azioni interpositorie, per eludere la normativa in materia di misure di prevenzione.

Infatti, nei confronti dell'interessato, già nel 2012, la Procura della Repubblica di Marsala, su indagini della Dia, aveva sottoposto a sequestro altri beni, tra cui immobili ed autoveicoli lussuosi, per le medesime ipotesi di intestazione fittizia. Di recente, il Comune di Castelvetrano ha revocato a Como, su indicazione della Dia, una licenza commerciale per vendita al dettaglio di abbigliamento, ottenuta in mancanza dei requisiti previsti dalla legge.

venerdì 16 gennaio 2015

Sempre meno denaro per MESSINA DENARO. Sequestrati 18,5 milioni di euro

TRAPANI - Nuovo colpo al patrimonio del mandamento mafioso di Castelvetrano capeggiato da Matteo Messina Denaro. I carabinieri del ROS e del comando provinciale di Trapani hanno eseguito un sequestro da 18,5 milioni di euro, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Trapani nei confronti di persone ritenute collegate al superlatitante. I destinatari del sequestro sono l’imprenditore Salvatore Angelo, Antonino Nastasi e la moglie Antonina Italia, già condannati nell’ambito dell’operazione “Mandamento”, per associazione di tipo mafioso e fittizia intestazione di beni. L’operazione dei carabinieri, che ha interessato la provincia di Trapani, ha riguardato otto beni aziendali, 132 beni immobili, sette autoveicoli e circa 22 tra rapporti bancari e finanziari. 

lunedì 15 dicembre 2014

PALERMO, sequestrti beni per 20 milioni di euro riconducibili al boos Messina Denaro

PALERMO - Carabinieri e guardia di finanza hanno sequestrato complessi aziendali, attività agricole e commerciali, terreni, fabbricati, autoveicoli e disponibilità finanziarie per oltre 20 milioni di euro riconducibili alla "famiglia" mafiosa del boss latitante Matteo Messina Denaro. Il sequestro ha interessato diverse persone arrestate nel dicembre 2013 perché coinvolte nel supporto alla latitanza e nel controllo degli interessi economici del boss.
I provvedimenti di sequestro, disposti dalle sezioni Misure di prevenzione dei Tribunali di Palermo e di Trapani, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, giungono al termine di indagini economico-patrimoniali svolte congiuntamente dai finanzieri del Gico di Palermo e dello Scico, e dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani che hanno permesso di ricostruire le infiltrazioni di Cosa Nostra e dei suoi leader storici negli affari di diverse società e attività agricole e commerciali dislocate in diverse province della Sicilia e del Sud Italia.
In particolare, riferiscono gli investigatori, l'indagine ha fatto luce sulle modalità di controllo delle attività economiche e produttive da parte dell'organizzazione capeggiata da Messina Denaro, attraverso la gestione occulta di società e imprese attive in diversi settori.
Si tratta di un vero e proprio circuito imprenditoriale teso ad assicurare un completo controllo economico del territorio soprattutto nel settore dell'edilizia e del relativo indotto, mediante la gestione e la spartizione di importanti commesse. Tra i beni sottoposti a sequestro ci sono tre società, sette quote societarie e quattro ditte individuali, dodici autovetture, quattro veicoli industriali, una moto, tredici autocarri, tre semirimorchi, un fabbricato industriale, un immobile a destinazione commerciale, otto immobili ad uso abitativo, 29 terreni, quattro fabbricati rurali, polizze assicurative, titoli azionari, rapporti bancari, depositi a risparmio.
Tra i destinatari dei provvedimenti di sequestro spicca Giovanni Filardo (cugino di Messina Denaro), titolare di fatto di varie società edili, che a fronte di redditi esigui aveva importanti disponibilità risultate di provenienza illecita. Precedenti indagini della polizia avevano poi già evidenziato il ruolo di Francesco Spezia, titolare fittizio, sempre secondo l'accusa, della "Spe.Fra Costruzioni srl". Altri nomi emersi dall'inchiesta quelli di Vincenzo Torino e Aldo Tonino Di Stefano, considerati prestanome della "Fontane d'oro Sas", impresa del settore olivicolo.
Già accertata, sottolineano gli investigatori, la riconducibilità alla famiglia mafiosa del boss trapanese di diverse attività economiche controllate da Antonino Lo Sciuto, che avrebbe gestito, per conto dell'organizzazione, la realizzazione di importanti commesse pubbliche e private nell'area di Castelvetrano. Tra queste, le strade della zona industriale e le opere di completamento del cosiddetto "Polo tecnologico" di contrada Airone, ma anche i lavori per le piazzole e le sottostazioni elettriche del parco eolico "Vento Divino", nel comune di Mazara del Vallo, in seguito a un "accordo spartitorio" con quest'ultimo mandamento mafioso

In questo contesto investigativo rientrano anche le indagini sul conto di Nicolò Polizzi, secondo l'accusa "uomo d'onore" della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, che avrebbe avuto un ruolo di condizionamento delle commesse pubbliche e private in ambito locale.