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sabato 22 giugno 2013

Fabrizio Miccoli al figlio di un boss: Falcone, quel fango...

PALERMO - Nuove accuse per l’ex capitano del Palermo Fabrizio Miccoli. Da un’indagine della Procura di Palermo,secondo quanto riporta “Repubblica”, emergono dei dialoghi shock tra il calciatore e Mauro Lauricella, figlio di un boss latitante. Messaggi che sono rimasti impressi in alcune intercettazioni dato che il telefonino di Lauricella era sotto controllo da tempo. Durante le conversazioni, l’ex capitano Miccoli disse “feccia” riferendosi al magistrato Giovanni Falcone, infatti al telefono lui e il figlio del boss davano appuntamento a un altro amico in modo davvero singolare: “Vediamoci davanti all’albero di quel fango di Falcone”.
Ma c'è anche un’accusa di estorsione nei confronti del calciatore. La Procura di Palermo vuole interrogare Miccoli sui suoi rapporti con Mauro Lauricella per il recupero di alcune somme che spesso avveniva in modi non proprio gentili. Il calciatore non si scompone molto di fronte alle accuse ma, qualche giorno fa, il presidente del Palermo Maurizio Zamparini lo ha scaricato annunciando che non rinnoverà il contratto. "Le intercettazioni telefoniche di Miccoli? Chiariremo tutto". Così Francesco Caliandro, legale di fiducia dell'attaccante

sabato 8 giugno 2013

Vienna, menù di un pub con riferimenti ironici a Falcone. Interviene l’ambasciata

VIENNA - Su istruzioni del Ministro degli Esteri Emma Bonino, l'incaricato d'affari dell'Ambasciata d'Italia a Vienna, Sergio Pagano, e' intervenuto per sensibilizzare le autorita' locali, ed in particolare il Comune di Vienna e il Ministero dell'Economia, sul caso del pub viennese, il cui menu' contiene riferimenti ironici alle vittime della mafia, come Giovanni Falcone e Peppino Impastato.

 Gli eroi dell'antimafia cotti alla griglia. La proposta del pub, che nasce come un'operazione di marketing, suscita indignazione. Non solo il menu ma anche il nome del locale, ''Don Panino'', attinge a un campionario di luoghi comuni sulla mafia. Colpiscono intanto le denominazioni dei panini: don Greco, don Buscetta, don Corleone, don Mori, don Falcone e don Peppino. 

martedì 16 aprile 2013

Strage di Capaci, “squarciato il velo d’ombra”: otto arrestati dalla Dia

Salvo Madonia

CALTANISETTA - La Direzione investigativa antimafia (Dia) ha eseguito otto provvedimenti di custodia cautelare, emessi dal gip di Caltanissetta nell'ambito delle indagini sulla strage di Capaci. Effettuate anche numerose perquisizioni. Secondo gli inquirenti è stato "squarciato il velo d'ombra nel quale erano rimasti alcuni personaggi, mai prima d'ora sfiorati dalle inchieste sull'eccidio".
Nell'attentato del 23 maggio 1992 sull'autostrada verso Palermo furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta.
L'inchiesta della Dda, che si è basata anche sulle dichiarazioni dei pentiti Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, ricostruisce i tasselli mancanti relativi alle fasi deliberativa, preparatoria ed esecutiva della strage di Capaci.
Tra le persone raggiunte da ordine di custodia cautelare c'è anche il capomafia Salvo Madonia, già detenuto al carcere duro. Sono detenute anche le altre sette persone: tra queste Cosimo D'Amato, un pescatore di Santa Flavia (Palermo), finito in manette nel novembre scorso su ordine dei pm di Firenze che indagano sulle stragi mafiose del '93. Secondo gli inquirenti, avrebbe fornito l'esplosivo utilizzato per gli attentati di Roma, Firenze e Milano. I pm nisseni gli contestano di avere procurato alle cosche anche il tritolo usato per l'eccidio di Capaci. D'Amato avrebbe recuperato l'esplosivo da residuati bellici che erano in mare.
Gli altri arrestati sono Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello, tutti in carcere già da tempo, con condanne pesanti per reati di mafia ed omicidio.

mercoledì 23 maggio 2012

Vent'anni dalla strage di Capaci. Monti: mai stancarsi di cercare la verità. Migliaia di studenti a Palermo da tutt'Italia



PALERMO - "Non bisogna mai stancarsi di cercare la verità sulle morti di Falcone e Borsellino. Non esistono ragioni di Stato che possano giustificare ritardi nella ricerca della verità". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, a Palermo con il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, nel Giardino della Memoria per inaugurare un monumento ai caduti nella lotta contro la mafia, nel ventennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio.
Il presidente del Consiglio ha poi ricordato che "il Parlamento ha recentemente varato una riorganizzazione della normativa antimafia, ma ancora non si e' completata. Mancano alcuni punti - ha osservato Monti - ma siamo a uno stato avanzato". "Da Falcone, sua moglie e la scorta, dal loro sacrificio, da quegli uomini dobbiamo ripartire ogni giorno nella lotta senza quartiere a tutte le mafie. Ognuno di noi e' chiamato a questo impegno, a non dobbiamo pensare mai che le mafie siano imbattibili e a non anteporre mai interessi personali a quello della collettivita'".
Le due navi della legalità a Palermo
Palermo è intanto invasa dagli studenti. Le due "navi della legalita'" salpate da Civitavecchia e da Napoli con a bordo 2.600 studenti di 160 scuole di tutta Italia sono arrivate nel capoluogo siciliano, per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sulla nave partita da Civitavecchia hanno viaggiato anche il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, e il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, mentre a Napoli si sono imbarcati i sottosegretari del Miur Marco Rossi Doria e Elena Ugolini, e il presidente di Libera, don Luigi Ciotti. Tra gli studenti, anche quelli dell'istituto "Francesca Morvillo Falcone" di Brindisi, dove sabato scorso è rimasta uccisa la sedicenne Melissa in un attentato.
Ad attendere i ragazzi, gli studenti palermitani che hanno scandito i nomi dei due magistrati uccisi. Le navi, una intitolata "Giovanni" e l'altra "Paolo", sono state messe dalla Snav a disposizione della Fondazione Falcone, che ha organizzato il viaggio in collaborazione con il Miur. Sul palco allestito dalla Fondazione Falcone, Maria Falcone, Giuseppe Ayala, Leonardo Guarnotta e diverse altre personalita'. I giovani cantano e scandiscono lo slogan "lezione di vita, lezioni di coraggio, questo e' per noi il 23 maggio", mentre la fanfara del dodicesimo battaglione carabinieri Sicilia intona marce.