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martedì 13 novembre 2012

Il dibattito a Sky: Renzi e Bersani “in sostanziale pareggio” , secondo i sondaggi


ROMA -  La sfida a 5 a Sky per le primarie del Pd si è tradotta, stando ai sondaggi, in un duello tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi con alcune incursioni di Nichi Vendola. E avrebbe determinato spostamenti di voto a favore del sindaco di Firenze, ritenuto, peraltro da Nicola Piepoli il vincitore assoluto della sfida perché "più seduttivo" e comunicativo. Il verdetto di un 'istant poll' (condotto con metodologia Cawi dall'istituto Quorum in collaborazione con Repubblica.it. su un campione di 2.700 potenziali elettori delle primarie che hanno seguito il confronto tv) dà un "sostanziale pareggio tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi". Secondo il 33% dei telespettatori il più convincente è stato il segretario del Pd, seguito dal sindaco di Firenze al 31%. Secondo il 12% degli intervistati, ha invece prevalso Vendola. Solo il 5% ha indicato Bruno Tabacci e il 4% ha premiato Laura Puppato. Sempre secondo il sondaggio Quorum-Repubblica.it Renzi vince tra i giovani, Bersani tra gli over 55. Bersani vince tra le donne (34% a 26% su Renzi), pareggio tra gli uomini (33% a 33%).
Tra gli under 35 successo del sindaco di Firenze, che stacca Bersani 38% a 23%, con Vendola al 17 per cento. Opposto il risultato tra gli over 55, con Bersani al 51% contro il 20% di Renzi. Inoltre, ben il 26% del campione dice che potrebbe aver cambiato idea su chi votare alle primarie: tra questi elettori, Renzi è in lieve vantaggio su Bersani nelle intenzioni di voto, con 26% contro il 22. Stando al 'Live Poll' esclusivo dell'Istituto Demopolis che ha sondato in tempo reale l'opinione degli italiani che hanno seguito il confronto in tv "Renzi è stato il più chiaro, Vendola il più coinvolgente, Bersani il più concreto". "Matteo Renzi e Nichi Vendola confermano la loro maggiore confidenza con il mezzo televisivo, rispetto al segretario del PD Pierluigi Bersani, di cui viene comunque particolarmente apprezzata l'estrema concretezza. Laura Puppato appare, nella percezione dei telespettatori, più coinvolgente di un troppo pragmatico Bruno Tabacci". "Le posizioni più efficaci e condivise - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - risultano quelle di Renzi sui costi della politica, di Bersani sull'Europa e sull'occupazione giovanile e di Vendola sulle politiche fiscali". Il Sindaco di Firenze conquista, con il 32%, il podio della chiarezza, superando il Governatore pugliese e il Segretario del PD. Il programma di Bersani appare maggiormente concreto (27%) di quello dei competitor, mentre Vendola è ritenuto dai telespettatori il leader più coinvolgente, seguito da Matteo Renzi.

lunedì 12 novembre 2012

Primarie Pd: un sostanziale pareggio tra i 5 candidati nel dibattito a Sky. No di Renzi e Vendola a Casini



ROMA - Lavoro, costi della politica, privilegi della casta, parità di genere, diritti degli omosessuali, europeismo, situazione dell'economia, la Fiat: il confronto tv su Sky fra i 5 candidati alle primarie del centrosinistra ha toccato tutti i temi. Ricette simili, nel campo del centrosinistra, qualche colpo di fioretto su Marchionne e sui costi della politica. Ma quando si parla di coalizioni future, i modelli divergono eccome. Le due ore di dibattito tv su Sky tra i 'Fantastici cinque' candidati alle primarie di centrosinistra si svolgono con un sostanziale fair play. Alla fine tutti sorridono, comincia la guerra dei sondaggi, chi dice che ha vinto il Matteo Renzi, chi dice che e' andato meglio Bersani, mentre su Twitter spopolano l'outsider Tabacci e l'intruso Oscar Giannetto, in realta' Oscar Giannino, mal citato dalla supporter di Nichi Vendola. L'impressione finale e' che nessuno dei candidati abbia suonato corde diverse da quelle tradizionali, quasi a voler più ammaliare i supporter che conquistare nuove praterie.
Sull'affidabilità ha puntato Pier Luigi Bersani, sul rinnovamento Matteo Renzi, sui sogni Nichi Vendola, sulla pragmaticità Bruno Tabacci e sulla concretezza Laura Puppato. Renzi viene attaccato da Bersani e da Vendola sul suo antico sostegno all'ad di Fiat- noi non gli avevamo creduto, ricordando entrambi - il sindaco si difende criticando Marchionne: "Sono deluso", ammette. Poi contrattacca definendo "un tradimento dei cittadini" il varo della legge per i rimborsi elettorali dopo il referendum che aboLìil finanziamento pubblico ai partiti.
Sulle scelte economiche e sociali le linee sono simili: i cinque propongono una riforma della riforma Fornero sul mercato del lavoro, vogliono diritti per le coppie gay, anche se Vendola e Puppato parlano senza mezzi termini di matrimonio e adozioni mentre gli altri si fermano al modello tedesco. Tutti e cinque invocano la lotta all'evasione e la semplificazione degli adempimenti fiscali, chiedono ovviamente piu' lavoro e più possibilità per i giovani. I modelli sostanzialmente diversi arrivano quando si parla di future coalizioni.
Il segretario Pd continua a pensare che sia possibile una alleanza con i moderati e chiarisce che non accetta "settarismi" perché non si può regalare l'Italia "alla Lega, a Berlusconi, ai populismi". No a Casini invece da Vendola: "Non ho pregiudizi ma nel mio governo non c'e' posto per lui". Caustico Renzi: "Di Casini ne abbiamo già abbastanza noi". Le alleanze, spiega, si dichiarano prima e non dopo sulla base delle convenienze. Il dibattito scivola verso la fine.
Nel Pantheon personale l'asse si sposta al centro. Bersani eleva papa Giovanni che "cambiava le cose nel profondo senza spaventare nessuno". Tabacci due Dc di rango: De Gasperi e Marcora. Laura Puppato e' l'unica che cita una esponente del Pci, Nilde Iotti, insieme a Tina Anselmi. Nichi Vendola ricorda il cardinale Carlo Maria Martini. E Matteo Renzi Nelson Mandela e la blogger tunisima Mina. E quando si tratta di lanciare l'appello finale, il sindaco di Firenze ricorda i suoi tre figli perche' vuole assicurare loro un futuro migliore e l'idea che "la politica e' una cosa bella da fare". "Voglio un'Italia migliore, più bella e più gentile" sogna Vendola che si definisce "un acchiappanuvole". Mentre Bersani ricorda: "Serve un governo forte e un forte cambiamento e io, dove sono stato, le cose le ho cambiate".