PALERMO - "Non ho da riferire alcuna conoscenza utile al processo, come sarei ben lieto di potere fare se davvero ne avessi da riferire". E' un passaggio della lettera inviata dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla Corte d'Assise di Palermo che celebra il processo sulla trattativa Stato-mafia. Napolitano, su richiesta della Procura, era stato citato come teste per riferire di una lettera ricevuta dal suo consigliere giuridico Loris D'Ambrosio. La lettera del capo dello Stato è stata depositata dal presidente della Corte questa mattina. "Dei problemi relativi alle modalità dell'eventuale mia testimonianza - aggiunge il presidente della Repubblica - la corte da lei presieduta è peraltro certamente consapevole come ha, nell'ordinanza del 17 ottobre, dimostrato di esserlo, dei 'limiti contenutistici' da osservare ai sensi della sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre 2012. "L'essenziale è il non avere io in alcun modo ricevuto dal dottor D'Ambrosio qualsiasi ragguaglio o specificazione circa le 'ipotesi', solo 'ipotesi' da lui enucleate"scrive alla Corte d'Assise di Palermo Napolitano che esclude di aver avuto indicazioni dal suo ex consigliere giuridico, Loris D'Ambrosio, anche sul 'vivo timore' a cui questi "ha fatto - scrive il presidente della Repubblica - il generico riferimento nella drammatica lettera del 18 giugno". Proprio sulla missiva ricevuta da D'Ambrosio, finito nelle polemiche per alcune sue conversazioni intercettate con l'ex ministro Nicola Mancino, è stato chiamato a deporre il capo dello Stato. "Ne' io avevo modo e motivo, neppure riservatamente- precisa Napolitano - di interrogarlo su quel passaggio della sua lettera. Ne' mai, data la natura dell'ufficio ricoperto dal dottor D'Ambrosio durante il mio mandato, come anche durante il mandato del presidente Ciampi, ebbi occasione di intrattenermi con lui su vicende del passato, relative ad anni nei quali non lo conoscevo ed esercitavo funzioni pubbliche del tutto estranee a qualsiasi responsabilità di elaborazione e gestione di normative antimafie".
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lunedì 25 novembre 2013
giovedì 17 ottobre 2013
Napolitano dovrà deporre al processo sulla trattativa stato-mafia
PALERMO - La Corte d'Assise di Palermo, che celebra il processo sulla trattativa Stato-mafia, ha ammesso la richiesta della Procura di citare a deporre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I giudici, però, hanno fissato dei "paletti" entro i quali la deposizione dovrà essere contenuta. Per delimitare il contenuto della deposizione del capo dello Stato la Corte d'Assise ha citato la sentenza della Corte Costituzionale che si è pronunciata, a dicembre scorso, sul conflitto di attribuzioni tra la Procura di Palermo ed il Quirinale. I giudici hanno ammesso la deposizione "nei soli limiti delle conoscenze del teste che potrebbero esulare dalle funzioni presidenziali e dalla riservatezza". I giudici - accogliendo tutte le richieste di ammissione testimoniali della Procura escluse quelle relative alle citazioni dei magistrati Vittorio Teresi, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia - hanno deciso che anche Il presidente del Senato, Piero Grasso,deporrà al processo sulla trattativa Stato-mafia in corso alla Corte d'Assise di Palermo.
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