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venerdì 20 dicembre 2013

Arrivano in Italia 34 italiani evacuati dal Sud Sudan in guerra civile

Rifugiati nel compound dell'Onu a Bor
ROMA - Arriveranno oggi in Italia con un aereo da trasporto KC 767 dell'Aeronautica Militare proveniente da Gibuti, 63 civili europei, di cui 34 italiani, evacuati ieri dal Sud Sudan a seguito dei disordini esplosi nel paese africano tra le forze lealiste e unita' ribelli. A bordo, oltre ai militari, anche un team inviato dall'Unita' di Crisi del Ministero degli Esteri che ha gestito l'operazione di esfiltrazione in stretto coordinamento con il Comando Operativo di Vertice Interforze (COI). Tutti i civili imbarcati ieri a Juba e trasferiti a Gibuti -si legge in una nota del ministero degli Esteri- hanno ricevuto una prima assistenza sanitaria e logistica presso la base delle Forze armate italiane che fornisce supporto alle unitàmilitari in transito o impegnate in attività nell'area del Corno d'Africa.
 
Obama, il Paese è sull'orlo della guerra civile

Il Paese, ha detto da parte sua Barack Obama, e' sull'orlo della guerra civile. Il presidente americano ha sottolineato che le violenze nel paese nato dalla separazione da Khartum "rischiano di precipitarlo nei giorni bui del suo passato". "La destabilizzazione del governo e la retorica che infiamma le violenze - ha aggiunto - devono cessare". Ieri miliziani armati della etnia Lou Nuer erano entrati nella base Onu di Akobo, nel Sudan del Sud, e avevano ucciso almeno tre caschi blu indiani della base dell'Unmiss. Le Nazioni Unite avevano annunciato di aver perso da ore i contatti con la base. Nello stato Jonglei e' in atto uno scontro etnico tra due tribu', Lou Nuer e Murle, che hanno causato centinaia di migliaia di morti.

giovedì 19 dicembre 2013

I ribelli del Sud Sudan conquistano l’importante città di Bor

JUBA (Sud Sudan) - Ribelli sudanesi del sud hanno ripreso una città chiave, negli scontri con i lealisti che continuano dopo il tentativo di golpe segnalato di domenica, mentre tutti gli stranieri vengono evacuati e la gente si rifugia nei compound dell’Onu.
"I nostri soldati hanno perso il controllo di Bor a favore della forza dell’ex vicepresidente Riek Machar," ha detto il portavoce dell'esercito Philip Aguer. Il presidente Kiir ha accusato  Machar di mettere in scena un colpo di stato, ma lui nega. L'agitazione, che ha avuto inizio nella capitale Juba, ha già ucciso 500 persone e ha scatenato i timori di una guerra civile.
Le Nazioni Unite hanno chiesto un dialogo politico per porre fine alla crisi, e il segretario generale Ban Ki-moon ha detto che circa 20.000 persone si sono rifugiate nei compoundi dell'ONU a Juba.
Bor è la capitale dello stato di Jonglei, ed è vista come una delle aree più instabili del Sud Sudan.
Durante la notte ci sono state segnalazioni di scontri a fuoco nella città, con i ribelli che hanno combattuto contro le truppe ancora fedeli al presidente.

"C'era una sparatoria ieri sera ... non abbiamo informazioni sui sinistri e gli sfollati in città, in quanto le operazioni sono in corso", ha detto Aguer ai giornalisti. Ma ha aggiunto che le autorità della città non rispondevano ai loro telefoni e si crede abbiano disertato al fianco dei ribelli.
JUBA - La gente rifugiata in un compound dell'Onu


Riek Machar

L'ex Sud Sudan vicepresidente Riek Machar (image file)
  • Figura centrale nella politica del Sudan e del Sud Sudan per tre decenni
  • Membro del secondo più grande gruppo etnico del Sud Sudan, i Nuer
  • Ha sposato operatrice umanitaria britannica Emma McCune nel 1991: la donna era- morta due anni dopo in un incidente stradale in Kenya durante la gravidanza
  • E' stato comandante del Movimento di liberazione del popolo sudanese (SPLM)  e ha guidato una fazione separatista per alcuni anni nel 1990
  • Dopo l'accordo di pace del 2005 era stato nominato vice-presidente del governo ad interim, mantenendo il posto dopo l'indipendenza nel 2011 fino al suo licenziamento nel luglio 2013