| Il ministro delle politiche agricole Saverio Romano |
Il pm Nino Di Matteo aveva ritenuto di non avere elementi sufficienti per affrontare il processo. A giugno il gip, dopo avere acquisito nuovi atti, si era riservato di prendere una decisione. Il Pm aveva prodotto gli atti dell'inchiesta "Ghiaccio" e della successiva indagine che, a partire dal 2005, aveva nuovamente riguardato Saverio Romano. Tra gli elementi presi in considerazione le dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Angelo Siino e Francesco Campanella. Il primo aveva parlato, nell'ambito di "Ghiaccio" (archiviata all'inizio del 2005 e riaperta alla fine dello stesso anno) di un incontro con un giovanissimo Romano che, assieme a Toto' Cuffaro, si sarebbe presentato a casa sua, nel 1991, per chiedergli voti.
Campanella, invece, aveva riferito una serie di episodi riguardanti l'attività amministrativa del Comune di Villabate, la realizzazione nel grosso centro alle porte di Palermo di un mega centro commerciale e le vicende politiche connesse, la candidatura nelle fila del Biancofiore di un aspirante deputato regionale che nel 2001 avrebbe avuto l'appoggio delle cosche. Ad occuparsi della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Saverio Romano dovrà essere un Gup diverso da Giuliano Castiglia. L'"imputazione coatta" obbliga il pm a formulare l'accusa, ragion per cui il ministro da ora non e' piu' un indagato ma un imputato. Il pm Nino Di Matteo aveva chiesto l'archiviazione dell'indagine riaperta nel 2005 perchè, pur essendo emersa una "contiguita'" con Cosa nostra, non c'erano elementi idonei per sostenere in giudizio l'accusa di concorso esterno.
"Difendero' in ogni sede il mio nome, per me, per i miei familiari e per la comunita' politica che rappresento", ha dichiarato Romano. Quello di Palermo e' un "procedimento che mi ha visto indagato quasi ininterrottamente per otto anni anche se l'indagine era tecnicamente spirata nel novembre del 2007. Questi semplici ma inconfutabili dati dimostrano il corto circuito tra le istituzioni e dentro le istituzioni. Il fallimento del sistema giudiziario vive nella interminabile condizione che si riserva al cittadino Saverio Romano in un periodo di tempo che nella sua enorme dimensione rappresenta già una sanzione insopportabile anche se l'epilogo sarà quello da me auspicato".
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