martedì 19 luglio 2011

C’è un nuovo indice dello sviluppo economico: è la grandezza del pene. Una proporzione inversa, garantisce un serio studioso di Helsinki

HELSINKI - Questa notizia è un po’ difficile da raccontare, se si possiede il senso del ridicolo (figurarsi poi pensare a un titolo). Comunque: secondo uno studio pubblicato dall'Helsinki center for Economic research e firmato da Tatu Westling, la misura del pene è in relazione con gli indicatori di crescita economica. In particolare, lo studioso assicura che esiste una relazione di proporzione inversa tra grandezza dell'organo sessuale maschile e lo sviluppo economico.
Il sito "Global Post" pubblica l'abstract della ricerca, realizzata basandosi su dati afferenti al periodo tra il 1960 e il 1985. "Questo paper - scrive Westling - analizza il rapporto tra lo sviluppo economico e la grandezza del pene...utilizzando e perfezionando il modello di Solow e... basandosi su un database relativo a 121 Paesi. La grandezza dell'organo sessuale maschile risulta avere una relazione inversa con il livello di Prodotto interno lordo (Pil)".
Relativamente al 1985, dice ancora l'abstract del testo, si evince che "una misura media di 13,5 centimetri equivale al massimo potenziale del Pil, mentre il livello di sviluppo economico inizia a crollare quando la misura dell'organo maschile supera i 16 centimetri".
Il ricercatore aggiunge che "la crescita economica tra il 1960 e il 1985 è negativamente associata con le dimensioni dell'organo maschile, fattore che da solo spiega il 20 per cento delle variazioni nella crescita del Pil. 
Con le dovute riserve - conclude - si può affermare che tale fattore che influenza la crescita del Pil in modo anche più significativo del regime politico".
Con le dovute riserve, ci viene da ridere. Ride anche Rocco Siffredi.

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