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domenica 20 gennaio 2013

Luciano Moggi cambia idea: non si candida più


ROMA - Luciano Moggi dice no alla candidatura dei Riformisti Italiani. L'ex dg della Juventus ha infatti rinunciato all'offerta avanzata nei giorni scorsi dal partito guidato da Stefania Craxi.
"Devo innanzitutto ringraziare il movimento dei Riformisti Italiani, nella persona di Stefania Craxi, i quali mi hanno concesso l'opportunità di candidarmi come capolista in tutte le regioni d'Italia", dice.
Poi, chiarisce i motivi del no. "Altre forze politiche mi avevano cercato, ma avevo risposto negativamente. Dopo un'attenta riflessione, devo tuttavia rinunciare a questa candidatura, pur rimanendo al fianco di Stefania, per potermi concentrare al meglio su quella che è e sarà, la mia priorità, il processo denominato Calciopoli - spiega - che ha, prima coinvolto e, successivamente, distrutto decine di famiglie di arbitri e assistenti del tutto estranei a questa vicenda assurda che è servita solo per la candidatura politica di altri".
"L'eventuale immunità, ventilata da qualcuno - conclude - fa parte delle solite malignità con le quali sono abituato a convivere da tempo. Lotterò con tutte le mie forze per ristabilire quella verità per la quale combatto da anni per la mia famiglia e per i milioni di tifosi juventini al mio fianco".

venerdì 11 gennaio 2013

Luciano Moggi candidato nella lista di Stefania Craxi


ROMA - A 75 anni l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, comincia una nuova vita da politico. Si candiderà infatti alla Camera dei deputati: a confermarlo è lo staff di Stefania Craxi. Moggi, al centro dello scandalo di Calciopoli che lo ha allontanato dal mondo del pallone, sarà infatti capolista alla Camera per i Riformisti Italiani dell'ex sottosegretario di Stato agli Esteri. La lista dovrebbe essere collegata a quella del Pdl.
"E' simbolo di una battaglia politica contro il circo mediatico-giudiziario che in Italia rovina le carriere" dice Andrea Spiri, portavoce di Stefania Craxi. La neonata formazione dei Riformisti italiani punta quindi sull'ex manager bianconero radiato dalla Federcalcio, condannato in primo grado per associazione per delinquere, e in appello per violenza privata.

venerdì 17 febbraio 2012

I vent'anni (tristi) di Mani Pulite

Gherardo Colombo e Antonio Di Pietro

MILANO Sono passati esattamente 20 anni da quando prese il via Mani Pulite con l'arresto di Mario Chiesa: era il 17 febbraio 1992 Ma da allora la politica non solo non ha fatto nulla per combattere la corruzione ma l'ha addirittura sostenuta mettendo continuamente i bastoni tra le ruote ai magistrati, denigrando l'ordine giudiziario e cancellando le leggi che avrebbero potuto portare in carcere corrotti e criminali. A fare il bilancio, dal '92 ad oggi, è Antonio Di Pietro, ora leader dell'Idv e all'epoca Pm di punta del "pool" che si occupò dell'inchiesta.
"Un bilancio triste", spiega l'ex magistrato che oggi organizza a Milano una manifestazione per ricordare l'evento che chiuse i ponti con la ''Prima Repubblica''.  "In questi 20 anni non solo la corruzione non è stata eliminata, ma anzi, si è fortificata per colpa di una 'mala-politica' che ha radici profonde", spiega l'ex magistrato. E per far capire meglio il suo pensiero utilizza una metafora "campestre": "Se c'è un campo pieno di erbacce, e il contadino lo ara, ma nessuno lo semina, poi le erbacce come la gramigna ricrescono..". "E se la politica non ha fatto quello che doveva fare -  prosegue il leader dell'Idv -, è anche perché i protagonisti o sono quelli di sempre o ci sono i loro portaborse...".

E che il quadro in Italia sul fronte della corruzione non sia roseo lo dimostra, non solo l'appello del Capo dello Stato alle forze politiche a individuare una normativa adeguata per combatterla, ma anche l'allarme lanciato dal presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino secondo il quale il fenomeno della corruzione costa al Paese circa 60 miliardi di euro l'anno. "Contro una piaga di queste dimensioni,  - insiste il magistrato - un rimedio potrebbe essere quello di adottare la stessa fermezza usata contro la mafia: costruire un 'momento di lotta'". 
Contro ''Mani Pulite'', invece, si schiera apertamente Stefania Craxi. Bolla quel momento storico come ''una falsa Rivoluzione'' e oggi organizza a Milano una contro-manifestazione rispetto a quella di Di Pietro.